Abbazia di Chiaravalle

Descrizione

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L’abbazia di Chiaravalle (in latino, Sanctæ Mariæ Clarævallis Mediolanensis, conosciuta anche come Santa Maria di Roveniano) è un complesso monastico cistercense situato nelParco agricolo Sud Milano, tra il quartiere Vigentino e il quartiere Rogoredo. Fondata nel XII secolo da san Bernardo di Chiaravalle[1] come filiazione dell’Abbazia di Cîteaux, attorno ad essa si sviluppò un borgo agricolo[2], annesso al comune di Milano nel 1923.

La chiesa costituisce uno dei primi esempi di architettura gotica in Italia[3], e grazie alle bonifiche dei terreni e alle opere idrauliche dei monaci che la abitavano, fu fondamentale per lo sviluppo economico della bassa milanese nei secoli successivi alla sua fondazione.

Il 10 ottobre 1134 giunsero in Lombardia i primi monaci cistercensi provenienti dalla località di Moiremont, vicino aDigione, che si stabilirono a Coronate presso Pieve di Abbiategrasso. Un altro gruppo di cistercensi, provenienti invece da Cîteaux, giunse all’inizio del 1135 a Milano, ospiti dei benedettini di sant’Ambrogio, in sostegno di papa Innocenzo II nella disputa contro l’antipapa Anacleto II, che allora contrapponeva anche il resto della Lombardia contro la città di Milano[1].

Bernardo di Chiaravalle, giunto nella città di Milano, convinse i milanesi a sostenere papa Innocenzo II, mettendo fine alla disputa papale e alla lunga guerra che aveva contrapposto Milano al resto della Lombardia. Le autorità milanesi, per riconoscenza al santo si impegnarono a costruire un grande monastero; costruzione poi portata avanti proprio da Bernardo, che posizionò il complesso a cinque chilometri da Porta Romana, in una zona paludosa, poi bonificata dai monaci, a sud della città chiamata Roveniano o Rovegnano[4]. Lasciò quindi sul posto un gruppo di frati con lo scopo di raccogliere fondi utili alla costruzione della chiesa.

Le prime costruzioni realizzate dai religiosi furono provvisorie, e solo tra il 1150 e il 1160 venne iniziata la costruzione della chiesa attuale, che poi si protrasse per circa settant’anni, fino al 1221; di quella originaria del 1135 non rimane oggi alcuna traccia[1].

Il 2 maggio 1221 il vescovo di Milano Enrico I da Settala consacrò la chiesa a santa Maria[4]; nell’angolo nord-ovest del chiostro si può trovare, scritta in caratteri semigotici, la lapide posta in quella occasione che riporta:

 Nell’anno di grazia 1135 addì 22.1, fu costruito questo monastero dal beato Bernardo abbate di Chiaravalle: nel 1221 fu consacrata questa Chiesa dal Signor Enrico Arcivescovo milanese, il 2 maggio, in onore di S. Maria di Chiaravalle. »

Durante il XIII secolo i lavori proseguirono nella realizzazione del primo Chiostro, situato a sud della chiesa. In seguito, nel XIV secolo, venne realizzato il tiburio e il refettorio. Nel 1412 venne costruita per volere dell’abate una piccola cappella, posizionata in corrispondenza del transetto meridionale, rimaneggiata nel XVII secolo e oggi utilizzata come sacrestia[2].

Nel 1442 l’abbazia venne mutata In commendam, affidata all’abate Gerardo Landriani, per passare nel 1465 sotto la guida di Ascanio Maria Sforza Visconti, fratello di Ludovico il Moro. Nel 1490, il Bramante e Giovanni Antonio Amadeo su commissione del cardinale Ascanio Maria Sforza Visconti, iniziarono a costruire il Chiostro Grande e ilcapitolo: nel periodo rinascimentale molti pittori e artisti lavorarono all’abbazia; a questo periodo risalgono anche le opere di Bernardino Luini[5]. Più tardi, dal 1613 al 1616, i Fiammenghini ebbero l’incarico di decorare le pareti interne della chiesa, che vennero letteralmente ricoperte di affreschi visibili anche oggi[2].

Il portone sinistro della facciata; sono evidenti i segni dei rifacimenti e dei restauri effettuati.

La storia dell’abbazia proseguì normalmente nei secoli fino alla cacciata dei monaci da parte della Repubblica Cisalpinanell’anno 1798, già sfiorata con la politica di soppressione degli ordini monastici di Maria Teresa d’Austria, per diventare già quell’anno parrocchia del paese vicino. I beni dell’abbazia vennero venduti, e vennero avviati i lavori di demolizione del monastero: rimasero intatti soltanto la chiesa, una parte del chiostro piccolo, il refettorio e gli edifici dell’ingresso[6].

Nel 1861, per far spazio alla linea ferroviaria MilanoPaviaGenova, il chiostro grande del Bramante, pur costruito sul solo lato adiacente all’abbazia come visibile da stampe d’epoca, venne distrutto[5].

È solo nel 1893 che l’Ufficio per la Conservazione dei Monumenti comprò l’abbazia dai privati che l’abitavano e iniziò il restauro del complesso, prima affidandolo a Luca Beltrami, poi nel 1905 a Gaetano Moretti, a cui si deve il restauro della torre nolare, nel 1926 con il ripristino della facciata originaria eliminando le superfetazioni barocche e nel 1945[7] con ulteriori restauri e la ricollocazione del Coro Ligneo nella navata centrale, che era stato spostato nella Certosa di Paviaper precauzione. Tra il 1970 ed il 1972 si effettuarono i restauri degli affreschi del tiburio e, dal 2004, sono in corso i restauri degli affreschi della torre nolare e degli edifici dell’ingresso.

Nel 1952, grazie all’intervento del cardinale Alfredo Ildefonso Schuster, i cistercensi tornarono nell’abbazia, riprendendo il possesso del monastero a patto di riuscire a terminare i restauri entro 9 anni e ottenendo quindi l’uso dell’abbazia e delle terre a essa adiacenti per i successivi ventinove anni, rinnovabili.

 

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