B. Vergine del Carmelo

Descrizione

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La costruzione del Santuario iniziò nel 1750, presso il luogo di una preesistente cappelletta, per terminare nel 1773. Venne consacrato nell’Ottobre 1886 dall’allora Vescovo mons. Scalabrini. In data 7 Dicembre 1938 veniva costituito in parrocchia.

Il prologo lo abbiamo nel 1676, quando il nobile piacentino Francesco Maria Albrizio Tadini decise di costruire, su un fondo di sua proprietà in quel di Roveleto (che allora era aperta campagna), una nicchia in onore della Beata Vergine. Nella nicchia, il pittore piacentino Pietro Martire dipinse l’immagine della B.V. del Carmelo, con ai lati San Giuseppe e San Francesco d’Assisi, sormontati dallo stemma della famiglia Tadini.

A causa della sua felice posizione lungo la via Emilia, percorsa da numerosi pellegrini romei, divenne meta di molti devoti. Grazie alle numerose offerte da essi lasciate, il parroco di Fontana Fredda don Lodovico Varani decise di costruire una piccola cappella attorno alla nicchia, la cui erezione ebbe luogo nel 1679.

Nel 1735 divenne parroco di Fontana Fredda don Antonio Maria Pellizza, che resse la parrocchia per oltre trent’anni.
A lui si deve l’idea di erigere, a fianco della cappella, un oratorio, dando inizio alla sua costruzione. Nelle “Memorie di don Ugolini – anno 1892”, si legge:

“Nel 1750 il don Pellizza dà principio alla costruzione del santuario, a linea della strada Emilia, vicino al sacello, verso sera. Nel corso di 17 anni, con le offerte dei devoti, con i propri denari, con molti disturbi e fatiche, ne ha potuto costruire la parte principale, sino alla balaustra, davanti alla quale era situato l’altare”.

Alla morte di don Pellizza, la cui lapide è visibile su un muro interno del santuario (è sepolto in corrispondenza della cupola), gli subentrò don Gaetano Dondi, che portò a termine l’opera, seppure non secondo il progetto originario.
Infatti il Vescovo di Piacenza, mons. Alessandro Pisani, reputò che il progetto fosse “non conveniente a un edificio addetto al culto” e comandò di portarlo a termine con alcune modifiche.

Purtroppo, il progetto originale è andato perduto. E’ attribuito alla famiglia Galli, detta dei Bibiena dal luogo di provenienza (l’odierna Bibbiena, in provincia di Arezzo), di cui esponente di spicco fu Ferdinando Galli (Bologna 1657 – ivi 1743), che lavorò a lungo per i duchi di Parma.

Sempre per ordine del Vescovo, nel 1777 la nicchia venne trasferita nel nuovo santuario. Tuttavia l’attuale immagine non è quella originaria, essendo stata ridipinta. Le originali fattezze del dipinto possiamo vederle da un’incisione realizzata prima del restauro.

Nel 1836 imperversò il terribile “cholera morbus” che fece strage fra le popolazioni emiliane. Tanti accorrevano al Santuario a implorare pietà e aiuto alla Madonna. Il 16 Luglio, festa della Beata Vergine del Carmine, si sparse la voce che la Madre di Dio era apparsa nelle acque di quella che, da tale momento in poi, verrà chiamata “Fontana della Madonna”. Le autorità ecclesiastiche non si sono mai pronunciate sull’evento, tuttavia l’episodio contribuì ad attrarre gente a Roveleto.

Nel 1851, su disegno dell’ing. Perreau di Piacenza, venne costruito il campanile.
Nell’Ottobre 1886 il Vescovo mons. Giovanni Battista Scalabrini consacrò il Santuario, sotto il titolo del SS. Nome di Maria. (E’ visibile la lapide commemorativa all’interno della chiesa).
Il Santuario veniva eretto in parrocchia con decreto vescovile del 7 Dicembre 1938, cui seguì il regio decreto del 16 Maggio 1940.

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