Beata Vergine della Porta (Santuario Parrocchia)

Descrizione

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Santuario edificato per il culto della Beata Vergine di cui si tramandano vari miracoli documentati a partire dalla fine del XVII secolo.

Il primo, quello che diede inizio alla devozione dei fedeli, avvenne il 7 Febbraio 1693. La piccola immagine della Madonna fu dipinta attorno al 1646 (per altri addirittura nel 1624) dal guastallese Damiano Padovani dietro ordine di un sergente delle guardie, sul muro della porta di S. Francesco, alla destra per chi usciva. Il luogo scelto dal committente era in realtà piuttosto infelice, frequentato com’era da drappelli di ronde appartenenti ai vari eserciti che si susseguirono negli anni. Divenne ben presto ricettacolo di immondizie e utilizzato quale latrina a cielo aperto da parte dei soldati. La sacra immagine ebbe poca fortuna, velata come fu in breve tempo di fuliggine prodotta dal fumo dei fuochi accesi dalle guardie nelle notti e pure durante tutto il giorno nei rigidi inverni. Tanto annerita che, non scorgendosene quasi più i tratti e i colori, negli anni se n’era pressoché perduta la memoria. Un tale Giambattista Zagni, che la ricordava bene per aver prestato servizio tempo addietro nel corpo di guardia alla stessa porta, portava di tanto in tanto un poco di contegno al luogo liberandolo dai rifiuti e cercando di pulire la pittura come meglio poteva.

Dopo la totale demolizione delle mura ad opera delle truppe spagnole, restò al proprio posto soltanto la porta di S. Francesco, salvata forse proprio dalla propria eleganza architettonica che ne sconsigliò l’abbattimento. Divenuto lo Zagni vecchio e molto debole di vista, in una sera di un freddo inverno alla fine del Gennaio 1693, uscendo dalla città per proseguire verso la sua casa di Solarolo, complice problemi agli occhi e probabilmente il fondo ghiacciato, d’improvviso rovinò in un fosso molto profondo, forse lo stesso fossato che cingeva la città. Il poveretto ne riportò contusioni in varie parti del corpo. Le difficoltà con cui l’uomo sembrava riprendersi dall’infortunio lo angustiavano non poco, unitamente alla preoccupazione per le gravi mancanze nella vista. La mai sopita devozione per la Madonna dipinta sul muro della porta spinse l’anziano malato a comperare una candela e a chiedere all’amico Ruina, un ortolano che lavorava poco distante dalla porta di S. Francesco, di accenderla davanti alla Sacra Figura. Il desiderio fu realizzato e immediatamente lo Zagni non solo si rimise dai postumi dell’incidente, ma recuperò in ugual modo la vista.

La notizia si diffuse in un baleno in città e nei paesi vicini; l’episodio ebbe risonanza amplificata dal verificarsi di altri miracoli nel volgere di brevissimo tempo. Lo stesso Ruina, che per compiacere l’amico infermo portò ed accese la candela al cospetto della Vergine dipinta sul muro, tornato sul posto colmo di emozione, chiese a sua volta la grazia alla Madonna per due suoi figli, da tempo affetti da disturbi gravi e persistenti. Ottenne la loro completa guarigione nello stesso giorno. Si racconta ancora che un uomo, Domenico Bertarelli nativo di Torricella nel mantovano, tanto storpio da non riuscire a reggersi sulle gambe e costretto a trascinarsi per terra con le ginocchia e le mani, venuto subito a conoscenza di quegli eventi straordinari, decise di rendere omaggio alla Vergine miracolosa. Il giorno successivo, Domenica 8 Febbraio 1693, fu portato con una carretta nei pressi della porta di S. Francesco. La gente accorsa in venerazione era assiepata davanti all’immagine. L’uomo, fattosi deporre dal rudimentale mezzo di trasporto, pregando e supplicando avanzò carponi strisciando verso la Madonna. Il derelitto invocò a gran voce le preghiere della folla presente che lo ebbe in compassione. Dopo pochi minuti, tra l’indicibile stupore dei presenti, l’infermo si rizzò in piedi e prese a camminare. La guarigione avvenne in modo così sicuro che lo stesso miracolato rientrò al proprio paese, a piedi, di lì a due giorni. Tra le tante grazie di quel primo periodo vale la pena citare quella ottenuta da tale Anselmo Bertoni di Mantova, il quale, a seguito di febbri incessanti non era più in grado di reggersi in piedi. Le cure dei medici non portarono giovamento ed il malato fu costretto a letto per ben quattro mesi in condizioni che non miglioravano. Fattosi portare a Guastalla e scaricato di peso dalla sua sedia da invalido, fu accompagnato in una locanda del centro. La mattina successiva, entrato in chiesa con l’aiuto di stampelle e sistematosi in ginocchio su di uno sgabello, sostenuto da due religiosi, rimase in chiesa per più ore, deciso a non uscire fino a quando Maria Santissima avesse accolto le sue preghiere. In effetti, dopo aver presenziato a più funzioni religiose, provò a muoversi e vide che poteva camminare. Fu in grado di uscire dalla chiesa senza alcun aiuto e dirigersi in totale autonomia verso la locanda ove aveva preso alloggio.

Il clamore generato da questi prodigiosi accadimenti spinse gli organi religiosi ad intervenire per comprendere la natura dei fenomeni. Ben presto fu riunito uno speciale collegio tecnico di teologi e di medici presieduto dal Vicario Abbaziale. Nel successivo Aprile la commissione emise il seguente verdetto: “… essere la detta Immagine veramente miracolosa, e doversi però venerare e riverire con ispecial culto”. Lo stesso mese di Aprile 1693 vide la benedizione solenne dell’immagine di Maria. Con grande concorso di popolo proveniente da ogni dove, con la presenza delle più alte autorità civili, militari e religiose si diede inizio ad una manifestazione di grande rilievo pubblico. Carri celebrativi, solenni cantici, processioni, drappi alle finestre delle case, salve di cannone e di mortaio sparate dai soldati, splendidi fuochi d’artificio sono solo alcuni dei momenti della vivace partecipazione popolare all’evento.

Proprio per ospitare il sacro dipinto in modo definitivo e adeguato alla sua importanza, oltre che per accogliere degnamente i visitatori, la comunità guastallese, col concorso del Duca Vincenzo Gonzaga, stabilì di iniziare l’edificazione di una grande chiesa da dedicarsi alla miracolosa Madonna della Porta. Il Duca chiese espressamente che tutti i capifamiglia residenti mandassero a loro spese uomini per iniziare i lavori di escavazione delle fondamenta e per riporto di terra, pietre e del materiale edile. I guastallesi aderirono prontamente e generosamente iniziando già nel Maggio gli scavi che procedettero velocemente tanto che già tre mesi dopo tutto era pronto per l’inizio ufficiale dei lavori di innalzamento murario.

La prima pietra fu posta dalla Duchessa Maria Vittoria, nel mese di Agosto dello stesso anno 1693, presenti tutte le più alte dignità ecclesiastiche. La direzione dei lavori fu affidata al capomastro Michele Pantaleoni su disegno progettuale del reggiano Prospero Mattioli. Per le prime spese si poté straordinariamente attingere al patrimonio derivante dalle pene pecuniarie e multe in genere percepite dal Duca in quel periodo, sommandolo alle offerte che già pervenivano cospicue da parte dei devoti della Beata Vergine della Porta. Oltre a poter contare sulla generosità del Duca, che offrì anche materiale edile vario, per consentire la creazione di consistenti fondi, si decise di cercare mezzi economici in un modo singolare. Fu organizzata una capillare questua su tutto il territorio guastallese, mediante la quale si sarebbe potuto raccogliere un buon capitale. I generosi finanziatori avrebbero avuto un tornaconto in forma “spirituale” perché si stabilì di ricompensarli destinando gli interessi annui percepiti sulle offerte ad un controvalore in messe da celebrarsi nella erigenda chiesa.

Il santuario fu terminato nel Luglio 1701 e nello stesso mese il sacro dipinto fu trasferito all’interno ed alloggiato ove si trova tuttora, dopo averlo asportato tagliando il muro della porta su cui era stato affrescato.

Nel 1702, il 3 Settembre, durante l’assedio ed il bombardamento di Guastalla da parte di Francesi e Spagnoli contro le truppe Tedesche che occupavano la città, il popolo guastallese, radunato nel santuario, fece voto di eleggere due altari: uno al Santo Crocefisso, l’altro al santo ricorrente nel giorno della liberazione che avvenne il 10 Settembre (S. Nicola da Tolentino). Grande concorso di pubblico si registrò nel Luglio 1703 durante le celebrazioni per la solenne apertura della chiesa, cui non mancò il fior fiore della nobiltà mantovana arrivata in buon numero. Verso sera tutte le finestre della città furono illuminate con torce, così come tutto il palazzo ducale. Poi spettacolari fuochi d’artificio deliziarono gli intervenuti fino alle tre di notte. Ai poveri, guastallesi e forestieri senza distinzione alcuna, fu offerto il vino fatto sgorgare da una fontana, oltre a pane e 20 scudi a testa perché potessero far festa anch’essi in pari dignità con il resto della cittadinanza.

Nei due altari laterali a quello maggiore sono visibili un “S. Antonio da Padova” ed un “S. Francesco di Paola”, opere del religioso teatino Filippo Maria Galletti, autore anche di un “S. Vittore”. Antonio Ferrabosco e Michele Costa realizzarono gli stucchi dell’ancona nell’altare maggiore e della cantoria mentre Giovanni Pellegrini, reggiano, indorò gli stucchi attorno all’immagine. L’oro per il lavoro fu offerto da un fedele devoto alla Madonna, rimasto ignoto. Pietro Oliva, parmigiano, realizzò la balaustra di marmo unitamente agli scalini che portano all’altare. Valenti artigiani operanti in Mantova, Viadana, Parma, Bologna e Reggio completarono le finiture.

Le statue di stucco rappresentanti i 12 profeti sono opera di Giovanni Morini da Viadana, realizzate nell’anno 1786. Gli altari sono completati da ottimi paliotti di scuola carpigiana. La consacrazione avvenne nel Novembre 1709. Da allora, i miracoli di cui si conserva memoria sono particolarmente numerosi; le grazie ricevute sono testimoniate dalle centinaia di quadretti ex voto conservati nel santuario e che già nel settecento erano tanto abbondanti da coprirne tutte le pareti interne.

La facciata è popolata di statue ed altorilievi. Al centro in origine facevano bella mostra di sé le effigi dei Gonzaga. L’interno a tre navate è movimentato dalla presenza di stucchi e nicchie con grandi statue che contribuiscono a suscitare un complesso effetto chiaroscurale, quasi a preludio dell’imponente altare che propone ai fedeli l’immagine miracolosa della Vergine. Assieme a S. Francesco, questa chiesa costituisce punto fondamentale dell’esperienza barocca in Guastalla.

Il cittadino prof. Miglioli così ha descritto l’interno: “… ciò che colpisce subito indubbiamente, in questo fastoso interno, è il meraviglioso ciborio elevato sull’altar maggiore e nella cui cavità si inserisce a meraviglia la raggiera dorata che evidenzia superbamente l’antico affresco della Madonna della Porta.” “Il tempietto è arricchito con sapienza da numerose figurazioni, statue di putti in volo, maestosi angeli con turiboli d’argento, per far convergere l’attenzione di tutti verso il centro focale di questa composizione plastico – architettonica: l’antico affresco…”. Per sopperire alla totale mancanza di famiglie religiose in città, nel 1923 l’allora Vescovo Mons. Cattaneo iniziò la prassi per la richiesta di affidamento della Beata Vergine della Porta ai frati Cappuccini. Tutto era deciso e stabilito ma la morte del prelato impedì il coronamento delle trattative.

Il successore, Mons. Corsini, ebbe maggiore fortuna ottenendo che un altro ordine, i Frati Minori Osservanti, prendessero possesso del tempio e delle sue pertinenze. Questi religiosi si insediarono nel 1927 e la loro permanenza si ebbe fino al 1994.

I religiosi della Congregazione Sacra Famiglia di Nazareth del Beato Giovanni Piamarta occupano parte del convento e reggono il santuario dal 1997.

(dal libro “Guastalla, città delle chiese, passato e presente delle chiese e degli oratori guastallesi” di Daniele Daolio, 1998)

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