Beata Vergine Addolorata

Descrizione

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Il santuario dell’Addolorata è uno dei più importanti luoghi di culto mariani della Lombardia e sorge a Rho in corso Europa di fronte a viale delle Rimembranze. Nel febbraio del 1923 papa Pio XI ha elevato il santuario al rango di basilica minore.[1]

Sul luogo dove oggi si trova il santuario nel 1522 venne eretta una piccola cappella dedicata allaMadonna della Neve, in segno di ringraziamento per una grazia ricevuta da un aristocratico dell’epoca. Sul piccolo altare venne posto un quadro, il cui autore ci è oggi sconosciuto, raffigurante una Pietà.
Il 24 aprile 1583, secondo i resoconti dell’epoca, quel quadro fu protagonista di un evento miracoloso: pianse lacrime di sangue. La cronaca conservata presso la Curia milanese racconta così (di seguito un estratto):
“…Era di domenica e terminata la funzione un certo Girolamo de Ferri con tre amici andò di nuovo all’Oratorio a fare un po’ d’orazione. Dopo alcune preghiere rimase solo il Ferri; questi, mentre pregava, osservò che il volto della sacra immagine era pallido più del solito, pensò che qualche pittore l’avesse recentemente ritoccato e ne uscì senza più pensarci. Mentre ritornava in paese si incontrò con l’amico Alessandro de Ghioldi, dal quale fu invitato a ritornare assieme all’Oratorio della Madonna. Mentre ambedue erano inginocchiati a pregare, Ghioldi, rivolgendosi a Gerolamo disse: – Vedi là come è sporco quell’occhio, non era così quando abbiamo detto il vespro -. Gerolamo rispose: – Non era così neppure poco fa quando mi sono trattenuto a pregare -. […] Gerolamo Ferri salì sull’altare, si fece dare un pannolino e cercò di pulire il volto della Madonna. Se non che notò che l’occhio della Madonna era tutto rosseggiante e che spuntavano altre due lacrime di sangue che scesero fino alle labbra, ed una terza le seguiva fermandosi sotto il mento. Fu avvertito del fatto il Prevosto Traiano Spandrio, che si recò sul posto con il prete Viviani Prati e con Giovanni Giolti, Notaio Apostolico. Viviani salì sull’altare e toccò l’occhio della Vergine, ancora umido di sangue, tanto da bagnarsi il dito. Le pareti avevano tracce di umidità, ma il pannolino esaminato recava evidenti macchie di sangue. Il Prevosto avvertì subito l’Ordinario di Milano. L’Arcivescovo fece svolgere le indagini con estremo rigore, e durante tale periodo si verificarono altri prodigi, e si raccolsero testimonianze sulle grazie straordinarie che anche in passato la Madonna aveva elargito. San Carlo, appena ebbe il rapporto, promosse ulteriori indagini; ma al termine esclamò: – Qui c’è il dito di Dio -.”

Dopo un’indagine sull’accaduto, l’arcivescovo, il futuro San Carlo Borromeo, ordinò all’architetto Pellegrino Tibaldi la progettazione di un santuario per il culto mariano allo scopo di commemorare il miracolo. La posa della prima pietra avvenne solo un anno dopo, il 6 marzo 1584, e il nuovo luogo di culto avvolse la piccola cappella, che pure oggi è ancora accessibile dall’esterno.

Nell’ottobre di quell’anno San Carlo tornò nuovamente a Rho, ospite dei conti Simonetta, e prese alcune decisioni riguardo al Santuario in costruzione: metà delle elemosine sarebbero andate ai sacerdoti del Collegio dei Padri Oblati, ai quali venne conferito il compito di supervisionare la costruzione della struttura e la loro futura gestione. Non molti giorni dopo San Carlo morì e gli succedette Gaspare Visconti, che con un decreto confermò la volontà dell’illustre predecessore. La parrocchia di Rho non accettava questa soluzione, desiderando il controllo della situazione, ma a favore degli Oblati si schierò anche il papa Gregorio XIV.

Nel 1586 il santuario, sebbene ancora in lavorazione, venne già aperto al culto dal cardinale Visconti e Federico Borromeo: l’affresco della Pietà fu posto sull’altare maggiore, dove si trova tuttora. Da quel momento in poi però l’edificazione del luogo di culto fu lenta e richiese in tutto circa tre secoli. Nel 1694 vennero poste le fondamenta per il peristilio che avrebbe dovuto abbellire il santuario secondo il progetto del Tebaldi. Il 4 aprile1721 fu ufficialmente costituito il Collegio dei Padri Oblati, per la cui edificazione viene prescelto il terreno accanto al Santuario, impedendo di fatto la realizzazione del peristilio.

Frattanto agli inizi del XVII secolo era iniziata la decorazione delle cappelle laterali, grazie alle donazioni delle più munifiche famiglie locali: fra queste i Simonetta, i Crivelli, i Visconti ed i Turri, tutti ricordati da stemmi araldici e sepolture nei pressi degli altari.

Nel 1751 sorsero problemi per un’altra intuizione del Tibaldi: la cupola venne considerata troppo costosa dal rettore del collegio, padre De Rocchi, perciò l’architetto Giuseppe Merlo fu incaricato di rivedere il progetto. Le quattro colonne del progetto originale furono sostituite con quattro archi appoggiati su otto pilastri, riducendo gli ornamenti esterni della cupola e del lucernario. I fondi andarono comunque esauriti e i lavori poterono ricominciare solo dopo qualche anno, quando venne completata la cupola, alta 54 metri con un diametro di 18.

Il 4 aprile 1755 la chiesa fu consacrata in una cerimonia dal cardinale Giuseppe Pozzobonelli, che la intitolò alla Regina dei Martiri. Lo stesso cardinale diede una forte spinta alla conclusione dei lavori di edificazione del santuario, sia per quanto riguarda la cupola, di cui si è detto sopra, sia per quanto riguarda la torre campanaria, progettata da Giulio Galliori, costruita nella seconda metà del XVIII secolo ed alta 75 metri. Al termine dell’era napoleonica, anche la facciata venne ridisegnata, lavoro compiuto dal neoclassico Leopold Pollack.

Nel 1876 vennero finalmente avviati del collegio (in attesa da un secolo e mezzo), ultimato nel 1911. La costruzione del santuario invece risultò compiuta nel 1888 quando venne montato l’ultimo insieme di campane. Il santuario fu inaugurato ufficialmente e solennemente dal cardinaleAndrea Carlo Ferrari nel settembre 1895; nel 1923 Papa Pio XI lo promosse al grado di Basilica romana minore.

Alla fine del XX secolo durante un’opera di restauro l’altare fu ricostruito per opera dello scultore Floriano Bodini. Nella serie di lavori a seguire venne rinnovato l’impianto elettrico (2003), restaurate le cappelle di San Giuseppe (nel 2004), San Carlo (2007) e San Giorgio (2010).

La cappella originale (al posto dell’affresco miracoloso vi è una copia) è stata inglobata alla base dell’abside, sotto il coro, ed è tuttora accessibile dal lato di corso Europa, all’incrocio con via Lainate.

Fra il 1880 e il 1966 la chiesa disponeva di una fermata dedicata lungo la tranvia Milano-Gallarate, gestita dalla STIE[2].

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