Madonna delle Grondici

Descrizione

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Da Tavernelle, per una strada che attraversa il Nestòre, si arriva al Santuario della Madonna delle Grondici, edificato sulla fine del Trecento in onore della Madonna delle Grazie.

Il racconto di fondazione lo vuole eretto a seguito della resurrezione di un bambino.

L’appellativo “Grondici” dato al Santuario mariano di Tavernelle deriva da “suggrunda”: gronda o tettoia che i Romani indicavano come sepolcro dei bambini minori di 40 giorni di vita. Questo santuario era connesso a questa funzione di sepoltura e per questo chiamato “à répit”, cioè del respiro, dove venivano portati i bambini morti senza battesimo, per ottenere una resurrezione temporanea onde amministrare loro il sacramento.
Secondo la teologia medioevale, i bambini morti senza battesimo erano destinati al limbo e non avevano diritto ad essere sepolti in un luogo consacrato, ma i loro corpicini erano deposti a fianco della casa natale, appunto “sub grunda”.

Come molti altri Santuari, anche questo delle Grondici, fu eretto, con le offerte dei devoti e dei fedeli, sopra una edicola mariana, presso la quale due genitori avevano portato il proprio figlio, morto soffocato subito dopo la nascita, per ottenere il miracolo della resurrezione.
Accanto alla Maestà fu costruita una cappella la cui gestione era affidata ad un eremita.

Nel 1495 un eremita di nome fra Matteo fece dipingere il quadro con il racconto del miracolo che si venera all’interno del santuario.
Il dipinto è un gonfalone processionale a tempera su tela, datato 31 gennaio 1495 eseguito da un pittore tedesco, Gregorio Gregori “Theotonicus”, residente nell’allora Castel della Pieve, che fuse lo stile germanico con la scuola umbra.

La tela rappresenta una Madonna in trono con Bambino benedicente, tra i Santi Sebastiano e Rocco, nella fascia inferiore della predella è raffigurata la miracolosa resurrezione di un neonato, così da compendiare iconograficamente le vicende devozionali del Santuario.
La Madonna siede su un trono marmoreo ed indossa un velo azzurro che dal capo scende fino ai piedi ed una veste purpurea.
I suoi fianchi sono stretti da una fascia del puerperio, fermata sul davanti da un nodo sacro.
La Madonna regge delicatamente il Bambino, aureolato e in atto di benedire con la destra, con entrambe le mani, due angeli mesti ed oranti le stanno accanto, a destra San Sebastiano, legato ad una colonna marmorea con base e capitello, era fitto da cinque frecce.
A sinistra compare san Rocco, in veste di pellegrino, con la mano sinistra appoggiata al bordone.
In basso, all’interno di una chiesa con due finestre che danno su un paesaggio boscoso, vi è un bambino nudo appoggiato su un lenzuolo, gli occhi nell’atto di aprirsi.
A destra dell’altare è il padre, a sinistra la madre, seguita l’ eremita fra’ Matteo custode del santuario e committente, vestito di sacco con un bordone e la corona in mano e con al fianco un cagnolino.
Nel dipinto è anche raffigurata un’ampolla per l’olio, che suggerisce le unzioni rituali, ancora oggi in uso in alcuni santuari terapeutici.
È chiaro che fra’ Matteo prega per ottenere la resurrezione temporanea del bambino.
Una iscrizione sul bordo inferiore della tela fa il nome del pittore, che come si è detto fu Gregorio Teutonico e la data 31 gennaio 1495.

Il santuario della Madonna delle Grondici è uno dei più amati dalla devozione popolare della zona.
La presenza di San Rocco e San Sebastiano, protettori contro la peste, sottolinea che all’epoca il ruolo di santuario “à répit” era secondario rispetto a quello di protezione contro la peste soprattutto durante l’epidemia che flagellò la regione proprio nel 1495.

In seguito il santuario della Madonna delle Grondici divenne muliterapeutico, ma rimase sempre anche il santuario della fertilità, tanto che ancora oggi vi ricorrono le donne sterili e le madri che hanno bisogno di protezione per i loro figli.

Nella vecchia costruzione della chiesa, ampliata notevolmente e completamente rinnovata nel 1950, vi era un piccolo romitorio.

A lungo il santuario è stato tenuto da eremiti. Questa presenza probabilmente rendeva il legame con i fedeli più stretto, perché spesso gli eremi ti venivano considerati guaritori, erano delle figure particolari, ben diverse da quelle dei parroci. Gli eremiti avevano licenza data dal vescovo, e dovevano avere cura del luogo. Talvolta erano eremiti irregolari, spesso in posizione conflittuale con il parroco del luogo, loro immediato superiore ecclesiastico e le vicende del Santuario della Madonna delle Grondici non fanno eccezione. L’eremita custode alla Grondici era povero, ma aveva un grande orto con olivi, viti, fichi, sorbi.

Il patronato dalla fondazione del santuario sino al 1624 fu del Comune di Panicale.

Nel 1624 a seguito dell’omicidio dell’eremita laico Giovanni Battista Sicchi, custode del santuario, il vescovo di Perugia sottrae il luogo sacro al patronato laico, ne entra in possesso e ordina ad un notaio l’inventariazione dei beni.
La cura spirituale era affidata al clero secolare, ma la custodia del santuario fu degli eremiti fino al 1924, anno in cui venne nominato il primo rettore del santuario che era un sacerdote ( il prete di Macereto).

Approfittando della definizione del dogma dell’assunzione in cielo di Maria Santissima e dell’anno giubilare l’arcivescovo Mario Vianello dette inizio alla costruzione, dalle fondamenta di un nuovo santuario, antistante la cappella, in onore della Madonna.

Nel 1950 si dette inizio alla costruzione di un nuovo tempio, che fu consacrato nel 1986 sotto il titolo «della vita nascente e della famiglia».

La struttura definitiva del tempio con tetto a capanna è del XX secolo.

dal sito internet “I luoghi del silenzio”

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