Madonna di Montenero

Descrizione

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Il santuario della Madonna delle Grazie, assai più noto come santuario di Montenero, si erge sul colle di Monte Nero, a Livorno. Il complesso, elevato al rango di basilica minore da papa Pio VII nel 1818,[1] è tenuto dai monaci vallombrosani ed è consacrato alla Madonna delle Grazie di Montenero, patrona della Toscana(“Mater Etruriae”); il santuario comprende anche una ricca galleria di ex voto e, all’esterno, è preceduto dalfamedio, il luogo di sepoltura riservato ad alcuni illustri livornesi.

Il santuario di Montenero è un complesso architettonico di origini antiche: infatti, una leggenda popolare narra la storia di un pastore claudicante che, nel 1345, ritrovando ai piedi del colle un dipinto raffigurante la Madonna, avrebbe avuto una visione attraverso la quale fu spinto a trasportare l’effigie sino in cima alla collina, dove arrivò guarito della sua malattia. A ricordare questa leggenda, all’inizio della strada che conduce al santuario, fu realizzata la piccola cappella dell’Apparizione, risalente al 1603; questa fu ampliata nel 1723, danneggiata durante la seconda guerra mondiale e sostituita nel 1957 con una chiesa più grande.[2]

La fama legata a quell’evento fu tanta che già sul finire del medesimo secolo i numerosi pellegrinaggi permisero l’ampliamento del primo oratorio, tenuto inizialmente dai frati terziari, poi dai gesuati (XVXVII secolo), e quindi dai teatini(XVIIXVIII secolo). Furono proprio i teatini ad iniziare i lavori di ampliamento del santuario, fino ad allora costituito da una semplice aula a pianta rettangolare. Tra la fine del Seicento e l’inizio delSettecento fu aggiunto un atrio di forma ovale riccamente decorato, mentre, intorno al 1721 e su disegno diGiovanni del Fantasia, furono iniziati i lavori nella parte posteriore della chiesa, con l’inserimento di un corpo cruciforme destinato ad ospitare l’immagine sacra della Madonna, che fece assumere al complesso una pianta acroce latina.

Con la soppressione degli ordini religiosi voluta da Pietro Leopoldo, il santuario cadde in rovina, fino a quando, subentrato al potere Ferdinando III, non fu affidato alla custodia dei monaci vallombrosani (1792), che apportarono alcuni restauri.

Dopo i restauri apportati tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento, un importante ampliamento si registra tra gli anni sessanta e settanta del XX secolo ad opera dell’architetto Giovanni Salghetti Drioli, con il completamento del cortile di levante e la realizzazione del chiostro del convento dei vallombrosani; alcuni anni più tardi il medesimo architetto fu incaricato di eseguire il progetto della cappella dei ceri votivi (ultimata nel 1988).[3]

Il 15 maggio 1947 la Madonna di Montenero è stata dichiarate “Mater Etruriae” (Patrona della Toscana) da papa Pio XII. Da allora il 15 maggio pellegrini da tutte le diocesi toscane si radonano al Santuario della Madonna delle Grazie per donare l’Olio Santo.

Il 27 gennaio 2015 la chiesa di Santa Maria della Grazie è stata ufficialmente elevata a santuario.[4]

Il santuario è costituito da diversi corpi di fabbrica disposti attorno ad una piazza rettangolare accessibile attraverso una scalinata. L’edificio principale è il corpo della chiesa, preceduto da un porticato e affiancato da un campanile (1820) dotato di orologio meccanico e a meridiana: lungo il portico si trovano alcune lapidi commemorative, tra le quali si segnalano quelle di importanti famiglie maronite. Non distante dal portico è situato un bassorilievo di Antonio Vinciguerra raffigurante papa Giovanni Paolo II; l’opera ricorda la visita che il pontefice fece al santuario e alla città nel1982.

Il tempio vero e proprio è preceduto da un atrio ovale, sontuosamente decorato con pitture di Filippo Maria Galletti. Da qui tre ingressi conducono alla navata della chiesa barocca, coperta da un soffitto ligneo intagliato da Pietro Giambelli e dove sono collocate alcune tele del medesimo Galletti raffiguranti tre episodi della vita di san Gaetano di Thiene; il mirabile soffitto è l’unico rimasto integro a Livorno tra quelli analoghi un tempo presenti nel duomo e nella chiesa della Santissima Annunziata (distrutti durante la seconda guerra mondiale e ricostruiti in forme più semplici).

Presso l’altare maggiore si innalza uno splendido tabernacolo, opera di Giovanni Baratta e del nipote Giovanni Antonio Cybei (1752), che racchiude l’immagine sacra della Madonna di Montenero (XIV secolo). Nel transetto si trovano le statue ottocentesche di San Giovanni Gualberto e di San Bernardo, opera di Temistocle Guerrazzi, fratello del celebre Francesco Domenico. La cupola è affrescata dall’artista fiorentino Giuliano Traballesi e presenta ornati di Giuseppe Maria Terreni.

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