Madonna Madre dei Bimbi

Descrizione

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Il santuario della Madonna Madre dei Bambini o Madre dei Bimbi, noto anche come antica pieve di San Giovanni Battista a Cigoli, è un santuario mariano che si trova a Cigoli, borgo nelle vicinanze di San Miniato. Appartenente alla diocesi di San Miniato, si hanno sue notizie in antichi manoscritti appartenenti alla Diocesi di Lucca antecedenti l’anno mille, allora era denominato “Castrum de Ceulis”. Il santuario è inoltre sede del presepe artistico di Cigoli.

Fu fondato nella seconda metà del XIII secolo da una comunità di frati Umiliati che scelse il punto più alto dell’antico castello, in cui già sorgeva una chiesa dedicata a San Michele. L’edificio è stato ampliato nel corso del XVI secolo e dell’originale costruzione gotica rimane parte dell’abside poligonale e il campanile trecentesco, mentre la facciata è del XIX secolo. All’interno sono visibili tracce di affreschi quattrocenteschi di scuola fiorentina e un tabernacolo gotico opera di Neri di Fioravante, del 1381. Entro il tabernacolo si conserva un altorilievo in legno policromo raffigurante laMadonna del Rosario (inizi del XIV secolo), detta La Madre dei bimbi.

Cigoli, anticamente noto come Castrum de Ceulis, era uno dei castelli facenti parte del distretto della vicina San Miniato al Tedesco, posizionato su una collina che domina la media valle dell’Arno. Le origini del Santuario sono strettamente legate alla antica pieve romanica dedicata ai SS. Giovanni Battista e Saturnino, ubicata nel villaggio di Fabbrica odierno Molino d’Egola, località posta alle pendici del colle di Cigoli, dove sono tutt’oggi presenti alcuni resti delle murature antiche appartenenti alla torre campanaria della pieve. Il villaggio di Fabbrica e la sua pieve dei SS. Giovanni Battista e Saturnino, vengono nominati in tre antiche pergamene risalenti rispettivamente al 770 d.c., 859 e 907 d.c., e ancora oggi custodite nell’archivio arcivescovile di Lucca, dalla quale questo territorio è dipeso fino al 1622.[1]

Le prime notizie riguardanti il Castrum de Ceulis appartengono ad alcuni Diplomi Lucchesi risalenti al 1073[2], dai quali è possibile ottenere preziose informazioni su due giureconsulti nativi di Cigoli, Fulgardo e Rodulfo da Leporaja notari e giudici ordinari delle cause che assistevano alla corte della contessa Matilde, marchesa di Toscana. Ma le notizie più interessanti riguardanti direttamente il castello di Cigoli risalgono al 1191 e sono relative ad un documento stipulato a Lucca sui castelli minori del territorio samminiatese, nel quale appunto vengono citati Stibbio, Leporaja e Ceule, denominazione antica di Cigoli .

Al poleonimo Cigoli si è arrivati attraverso vari passaggi corrispondenti allo sviluppo della lingua secondo le inflessioni locali da “Ceuli”o “de Ceulis” antico, ai toponimi fiorentino-pisani di “Civoli” o “Cevoli” quest’ultimo riferito al borgo “Cevoli di S. Michele della pieve di Fabbrica”, in diretto riferimento alla chiesa locale dipendente dalla diocesi di Lucca fino al XVI secolo. Nel resoconto della visita pastorale da parte dell’arcivescovo di Lucca del 1466, compare per la prima volta il termine “Cigoli”.

Sono invece riconducibili alla fine del XII secolo, epoca nella quale Cigoli è un modesto borgo fortificato (le cui mura sono ancora oggi visibili) ma destinato a divenire una fortezza di fondamentale importanza per il controllo su l’intera valle dell’arno,e per tale motivo per decenni contesa tra pisani e fiorentini, le notizie riguardanti l’antica chiesa posizionata all’interno del castello, intitolata secondo una prassi tipica di quegli anni a San Michele Arcangelo. Viene citata per la prima volta in una bolla di Papa Celestino III, spedita al preposto del borgo di S. Genesio a Vico Vallari(odierna La Scala), contenente la lista di tutte le chiese regolarmente officiate dipendenti dalla pieve dei SS. Giovanni Battista e Saturnino, a Fabbrica, dalla quale dipendevano molte altre parrocchie della bassa val d’Egola, e che si configurava come una tra le più antiche e importanti chiese della Diocesi di Lucca. Infatti come risulta dall’estimo del 1260, dalla pieve di Fabbrica di Cigoli dipendevano ben diciotto chiese: S. Lucia a Montebicchieri, S. Bartolomeo a Stibbio, S. Michele nel Castello di Cigoli, S. Pietro a Vinozzo, S. Salvatore in Piaggia, S. Michele a Mugnano, S. Donato a Mugnano, S. Pietro a Gozzano o Nozzano, SS. Romano e Matteo a S. Romano, SS. Stefano e Lucia a Scoccolino, S. Jacopo a Villa S. Albino, S. Pietro a Montalto, S. Maria Maddalena a Puticciano, S. Maria a Soffiano, S. Martino a Ventignano, S. Maria della Neve e Fibbiastri, e S. Andrea in Bacoli ed anche il monastero di S. Gonda o Badia di Santa Gonda[3], nella quale risiedeva una comunità di monaci appartenenti alla congregazione di Camaldoli, come attestano documenti ufficiali, tra i quali anche una bolla papale di Alessandro IV, del XIII secolo.[4]

La storia dell’odierno santuario trae le sue origini dall’insediamento dei frati della congregazione degli Umiliati nel 1335, i quali, di regola benedettina e dipendenti dal convento di Ognissanti di Firenze, diedero vita al convento o prepositura di Santa Maria e San Michele dove, nel 1372, il vescovo di Lucca concesse il fonte battesimale, e quindi la Chiesa vide subito accrescere la sua importanza.[5]

Nel 1490, a causa della crisi che affliggeva l´ordine degli Umiliati dovuto alle loro ingenti rendite provenienti dal commercio della lana, la chiesa, venne affidata al cardinale di Parma Giovanni Schiaffinati. Il 20 giugno 1579, con bolla del vescovo di Lucca, Monsignor Alessandro Guidiccioni il Seniore, la chiesa acquista anche il titolo di pieve di San Giovanni Battista dall´antica pieve abbandonata di Fabbrica, in unione con quello d’origine di prepositura di San Michele.Fu così che dalla antica pieve di Fabbrica giungeva il fonte battesimale, ancora oggi conservato sul presbiterio.[6] Il 7 febbraio 1571 la congregazione degli umiliati fu definitivamente soppressa da parte di San Pio V, e la chiesa venne dotata del primo pievano Pietro degli Usimbardi, il quale pochi anni dopo divenne il primo vescovo di Colle Val d´Elsa.

Dopo Pietro degli Usimbardi si susseguirono altri illustri personaggi nel ricoprire il ruolo di pievano o proposto fino al 1770: il fiorentino Ludovico Martelli, vescovo di Chiusi dal 1585,il cardinale Francesco Maria de’ Medici, che ha lasciato a Cigoli un calice e una pianeta e che ottenne la prepositura da Papa Innocenzo XI nel 1686 per tenerla fino al 1709; il cardinale Fulvio Astalli, legato pontificio a Urbino e nella Romagna, poi vescovo suburbicario di Ostia e Velletri, proposto di Cigoli – dove si recava ogni anno in villeggiatura – dal 1709 al 1721; il cardinale romanoBernardo Maria Conti, nipote di Papa Innocenzo XIII, fino al 1730, il cardinale Alamanno Salviati, fino all’ultimo prosposto, insediatosi a Cigoli nel 1733, il duca Gregorio Anton Maria Salviati, ordinato cardinale da Papa Clemente XIV nel 1770. Nel 1789 infatti, il granduca di Toscana, Pietro Leopolodo I riuniva i beni dell´antica prepositura a quelli della Pieve e obbligava il cardinale a lasciare gli edifici annessi alla chiesa agli usi del pievano Carlo Bomberini e ai suoi successori. La morte del Preposto di Cigoli Salviati, sancì la scomparsa definitiva degli Umiliati, mentre la chiesa di Santa Maria e San Michele iniziò a chiamarsi pieve di San Giovanni Battista.

Il giorno del 21 luglio 1978 il vescovo di San Miniato, monsignor Paolo Ghizzoni, elevò a Santuario mariano la chiesa plebana di Cigoli, pieve di San Giovanni Battista.

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