Pontificia Basilica S. Nicola

Descrizione

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La basilica di San Nicola (Chiìse de Sanda Necòle in barese) nel cuore della città vecchia di Bari, è uno degli esempi più significativi di architettura del romanico pugliese. La Basilica di San Nicola è “pontificia”, il suo affidamento ad un determinato ordine religioso spetta cioè direttamente alla Santa Sede. Questo nuovostatus giuridico risale al 1929 (Concordato fra Stato e Chiesa), quando lo Stato italiano, incamerando tutte le proprietà della Basilica, rinunciava alla “palatinità” (gestione diretta del re sulla vita del clero) e immetteva la Santa Sede in questa giurisdizione. Nel 1951, ponendo fine all’istituzione del capitolo dei canonici che serviva nella chiesa dalla prima metà del XII secolo, la Basilica fu affidata all’Ordine domenicano che ancora presta il suo servizio prestando una particolare attenzione gli aspetti ecumenici. La Santa Sede, al fine di una più incisiva attività in tal senso, ha anche posto fine alla plurisecolare netta esenzione del clero nicolaiano dall’Arcivescovo di Bari, nominando quest’ultimo “delegato pontificio”. Dal momento dell’affidamento di San Nicola ai Domenicani la Santa Sede ha emesso tre documenti fondamentali: Costituzione Apostolica Sacris in aedibus (1951); Costituzione Apostolica Basilicae Nicolaitanae (1968); Costituzione Apostolica A seguito del IX Centenario (1989).

Fu costruita in stile romanico tra il 1087 e il 1100, durante la dominazione normanna. L’edificazione della basilica è legata alle reliquie di san Nicola, traslate, per la parte più appariscente[1], da sessantadue marinai baresi dalla città di Myra, in Licia, e giunte a Bari il 9 maggio 1087.

Le reliquie vennero ospitate provvisoriamente presso il monastero di san Benedetto retto dall’abate Elia, il quale promosse subito l’edificazione di una nuova grande chiesa per ospitarle. Fu scelta l’area che sino a pochi anni prima aveva ospitato il palazzo del catapano, (governatore) bizantino, distrutto durante la ribellione per le libertà comunali e che Roberto il Guiscardo aveva donato l’anno prima all’arcivescovo Ursone; i lavori furono avviati a luglio dello stesso anno. Il 1º ottobre 1089 le reliquie furono trasferite nella cripta della basilica da papa Urbano IIgiunto appositamente a Bari.

Ad ottobre del 1098 nella cripta della basilica ancora in costruzione si tenne il II Concilio di Bari, convocato dallo stesso Urbano II, al quale presero parte circa 185 arcivescovi, vescovi ed abati, oltre ad ecclesiastici di grado inferiore. Tra questi il massimo pensatore del tempo, Anselmo d’Aosta e il futuro papa Pasquale II. Il Concilio avrebbe dovuto affrontare soprattutto il caso di Anselmo, esiliato dal re d’Inghilterra Guglielmo il Rosso, nonché alcune questioni ecclesiastiche pendenti nell’Italia meridionale. Improvvisamente però il dibattito si accese su una questione ben diversa, quella del Filioque. Al discorso del papa, tendente a legittimare l’avanzata della Chiesa romana in Terra Santa grazie alle armi dei crociati, i Greci reagirono denunciando l’alterazione del Credo. Nell’antico simbolo niceno costantinopolitano era scritto che lo Spirito Santo procede dal Padre, ora nel Credo della Chiesa romana si diceva che procede dal Padre e dal Figlio. Proprio su questa aggiunta e dal Figlio (il famoso Filioque) si incentrò il dibattito e soprattutto l’intervento teologico di Anselmo d’Aosta.

La costruzione della basilica, frutto di almeno tre fasi successive, si concluse nel 1103 quando una pergamena parla della Basilica già constructa. La lapide di consacrazione del 1197 che alcuni interpretano come fine dei lavori era un atto devozionale dell’imperatore Enrico VI che, a ricordo del padre Federico Barbarossa, partiva per la Crociata chiedendo la benedizione di san Nicola[2].

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