S. Magno

Descrizione

Descrizione

Il santuario di San Magno si trova a Castelmagno in valle Grana ad una altezza di 1761 m s.l.m.[1].

È dedicato al culto di san Magno martire, in qualità di protettore del bestiame e dei pascoli, principali fonti di sostentamento delle popolazioni locali.

Il santuario è normalmente aperto ed attivo da giugno a settembre, periodo nel quale viene anche offerto il servizio di pernottamento e ristoro dei pellegrini negli appositi alloggi[2]. La festa del santo e del santuario è collocata al 19 agosto[3].

Il luogo su cui venne fondato il santuario di San Magno era quasi certamente già utilizzato per culti pagani prima della cristianizzazione dell’area. Ne è prova il ritrovamento nel 1894 di un altare (o lapide) romano dedicato a Marteoggi visibile sul retro del santuario[4].

L’attuale configurazione dell’edificio risale al XVIII secolo, ma il primo nucleo risale al 1475, con la costruzione di una cappella promossa dall’allora Don Enrico Allemandi (Henricus Alamandi[5]) di San Michele di Prazzo, che voleva celebrare i suoi venticinque anni di parrocchia a Castelmagno.

La crescente frequentazione del luogo sacro portò ad un sostanziale ampliamento della struttura circa quarant’anni dopo, nel1514, con le decorazioni ad opera di Giovanni Botoneri che si possono apprezzare a tutt’oggi.

Nel 1592 venne autorizzata dal delegato vescovile don Giacomo Promis la costruzione di due altari esterni, al fine di accogliere i fedeli che in gran numero si recavano al santuario per ottenere anche l’indulgenza concessa da Papa Clemente VII con una bolla datata 6 aprile 1527[6].

Nel 1629 il santuario viene descritto dal visitatore Giacobino Marenchi con queste parole: «La chiesa è a unica navata … ha pavimento a bitume … La cappella di San Magno è chiusa con robusto cancello e molte sono le tavolette e gli ex voto … il campanile alto e quadrato ha due campane … È stato costruito accanto alla chiesa un porticato a due archi con altare … ivi, sul lato destro, sono dipinte le immagini di molti soldati tebei …[7]»

Lo stesso Marenchi ordinerà di aggiungere anche un cancello al porticato, al fine di impedire l’accesso agli animali che spesso venivano portati dalla popolazione per invocare su di loro la protezione del santo.

Probabilmente dello stesso periodo è il quadro posto attualmente dietro l’altare maggiore, raffigurante San Magno in armatura secentesca, San Giovanni Battista e Maria Maddalena, sullo sfondo di un paesaggio portuale che forse richiama Marsiglia[8].

Nei primi anni nel XVIII secolo si ebbe l’impulso che portò alla costruzione della chiesa definitiva. Fautore di questo fu l’allora Don Manfredo Martini, il quale (probabilmente) chiese al vescovo d’inviare un capomastro a visitare la struttura già esistente ed a progettare il nuovo edificio. Giunse da Saluzzo il luganese Giuseppe Galletto, il quale ispirandosi alla parrocchiale di Monterosso Grana disegnò il nuovo santuario lungo più di venticinque metri, per quindici d’altezza ed altrettanti di larghezza, sobriamente decorato e dotato anche di due altari laterali.

Con importanti sforzi la popolazione locale reperì sul posto il materiale necessario ala cantiere, costruendo le fornaci per la produzione della calce ed estraendo dalle vicine montagne le pietre per la costruzione e marmi per le decorazioni e gli altari. I pesanti travi in larice del tetto vennero tagliati nella vicina valle Maira e trasportati a forza d’uomo sul luogo della costruzione[9].

Solo nel 1716 si giunse al completamento del santuario attuale, che comunque subì ancora lavori nel 1775 per la costruzione dell’altare maggiore, nel 184548 per il sopraelevamento del campanile quattrocentesco e tra il 1861 ed il 1868 per l’edificazione dei caratteristici porticati laterali e dei soprastanti alloggi per i pellegrini.

Nel XX secolo il santuario ha ricevuto sempre particolari attenzioni, con notevoli campagne di lavori: il restauro del campanile nel 1979 in occasione dei cinquecento anni dalla fondazione, il rifacimento della copertura del tetto fra il 1981 ed il 1983, il rinnovo dell’impianto elettrico e la creazione della bella cappella dell’adorazione[10]. Anche la cappella antica è stata interessata dai lavori, durati diversi anni, che l’hanno riportata al primigenio splendore rendendola un piccolo gioiello artistico.

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