Santuario Eucaristico (Parrocchia Santa Eufemia)

Descrizione

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Nella notte del 25 luglio 1969 ignoti ladri, sprezzanti di ogni senso del Sacro, penetravano nella Chiesa Parrocchiale di San Mauro La Bruca e rubarono, oltre alle Reliquie dei Santi Patroni e a tanti oggetti Sacri, anche il Calice d’oro, che conteneva le Ostie consacrate, custodito nel Tabernacolo. Appena usciti dalla Chiesa i ladri gettarono le Sante Particole (Ostie), ed il coperchio del Calice che le conteneva, su un muricciolo davanti alla porta laterale.

La mattina seguente, le Ostie profanate furono trovate dalla piccola Gerardina Amato. Il parroco Don Pasquale Allegro, avvertito del ritrovamento, raccolse le Ostie, in numero di 63, ricollocandole nel Tabernacolo e avverti il Vescovo di Vallo della Lucania, Mons. Biagio D’Agostino, che con decreto del 25 luglio 1970, stabilì che le Ostie profanate fossero conservate in perpetua Adorazione e Riparazione nella Chiesa Parrocchiale; stabilì inoltre che il 25 luglio di ogni anno fosse celebrata una solenne Giornata Eucaristica di riparazione.  Donò infine alla Chiesa che Egli aveva elevato alla dignità di Santuario Eucaristico l’ostensorio, per custodirvi le Sacre Ostie profanate, che furono sigillate in esso.  Da oltre 40 anni le Sante Ostie sono conservate intatte.

L’antica chiesa di Sant’Eufemia fu costruita sul luogo dove si trova oggi l’attuale chiesa parrocchiale, quest’ultima inaugurata nel 1885. Dell’antica chiesa, demolita per far posto alla nuova, avanza solo il presbiterio con cupola affrescata e il soccorpo. Il presbiterio dell’antica chiesa è oggi nella cappella laterale dell’attuale chiesa parrocchiale, nella quale è venerata la statua lignea di San Mauro Abate.

L’antica chiesa era costruita in posizione trasversale all’attuale chiesa ed era di ridotte dimensioni. La facciata dava sull’attuale Via Roma, dove si trova oggi la cappella di San Vincenzo Ferreri. Il piccolo campanile si elevava nello stesso posto dell’attuale, che lo ha inglobato. Fino al 1983 non si sapeva nulla circa la costruzione dell’antica chiesa.

In quell’anno, il parroco don Pasquale Allegro, nel fare eseguire lavori d’impermeabilizzazione dell’attuale cappella di San Mauro, allo scopo di salvaguardare l’affresco che adorna la medesima cappella (già presbiterio dell’antica chiesa), scoprì la data 1511, segnata sulla calce ancora fresca all’esterno della cupola stessa. Tale scoperta ci permette di datare con sicurezza detta chiesa antica, la cui costruzione terminò nell’anno 1511.

È logico ipotizzare che i lavori per l’edificazione del sacro edificio siano iniziati già nella seconda metà del XV secolo, cominciando dall’attuale soccorpo, che si rese necessario a causa del naturale pendio della collina, per realizzare il piano sul quale far sorgere la chiesa. È altresì probabile che dopo la costruzione dell’attuale chiesa di Sant’Eufemia, ultimata nel 1511, la vecchia chiesa del Monastero sia stata man mano abbandonata, fino alla sua rovina, già documentata nel 1771.

È ancora verosimile che il centro abitato attuale sia sorto in quegli anni (XV – XVI secolo) intorno alla nuova chiesa, in una posizione incantevole, con veduta panoramica sulla valle del Lambro e sul golfo di Palinuro. A determinare lo spostamento dell’abitato e della chiesa concorsero cause a noi ignote, anche se la tradizione popolare ricorda che l’antico abitato in contrada Santa Maria fu distrutto sette volte dai Saraceni.

Nell’antica chiesa vi erano cappelle o altari eretti dal popolo o da famiglie private, le quali si assicuravano così una sepoltura privilegiata nella chiesa, dove esistevano delle fosse comuni nelle quali venivano inumate le salme dei fedeli, senza distinzione di sesso e d’età. Di alcune di queste cappelle era notizia in tre pergamene, custodite dal fu Filippo De Cocinis, il quale le conservava in un cofanetto intarsiato e che le donò al parroco Allegro.

Di queste tre antiche scritture, due sono ancora oggi conservate in Parrocchia, mentre la prima, quella più antica, è andata perduta da parte di alcuni studiosi, a cui il vescovo Biagio D’Agostino l’aveva consegnata.

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