Madonna dello Spirito Santo

Descrizione

Descrizione
Il culto della Madonna dello Spirito Santo risale all’11 aprile 1721 quando, secondo fonti storiche, la Vergine si manifestò prodigiosamente
donando la vista a un cieco nato. I miracoli che si susseguirono, annotati in un “Ragguaglio storico”, accrebbero la fama di questa
prodigiosa immagine tanto che nel 1821 venne fatta richiesta di incoronazione al Capitolo della basilica Vaticana. L’incoronazione fu concessa insieme all’indulgenza plenaria e si tenne il 9 settembre 1821 per le mani dell’allora vescovo Gaudenzio Patrignani.
Il pontefice papa Pio VII concesse inoltre l’altare privilegiato perpetuo. Il 9 settembre 1921 si tenne la seconda incoronazione per le mani del vescovo Domenico Bianconi. Il 16 agosto 1938 vi fu il furto delle corone e di tutto l’oro della Madonna. Una incoronazione di riparazione all’atto sacrilego si tenne, grazie all’opera dell’allora arciprete di Villa Santo Stefano monsignor Amasio Bonomi, il 21 settembre 1938 per le mani del vescovo Alessandro Fontana e alla presenza del cardinale Domenico Jorio.
Il Santuario trae la sua origine da una pubblica apparizione della Vergine SS.ma, che ben presto ebbe larga celebrità non solamente ” per le Città, Terre e Castelli dello Stato Ecclesiastico, ma anche del vicino Regno di Napoli “.
PRIMA DELL’APPARIZIONE Sul posto, un tempo selvatico e cespuglioso, esisteva appena un rudere di antica Cappelletta, che la gente chiamava “Cuona dello Spirito Santo”, a ricordo, forse, di un dipinto sbiadito dalle intemperie raffigurante la discesa dello Spirito Santo sugli Apostoli. Spesso anime devote solevano sostare in preghiera dinanzi a quelle vestigia, mosse da una religiosa riverenza, che la fede degli avi aveva tramandata per naturale tradizione. E così il 4 marzo 1721 il Sacerdote Antonio Petrone della Terra di S. Stefano per vera ispirazione della Madonna, come si narra, vi si recò per impetrare la guarigione di una lunga malattia, ottenendone completo ed immediato esaudimento. Similmente il 10 aprile di quell’anno l’allora Arciprete Gentili, tormentato da affezione cerebrale, si portò a visitare la “diruta Cuona”, restandone pienamente appagato. E’ facile immaginare le folle dei fedeli che allora corsero sul posto; le voci più strane che si diffusero un po’ dovunque; le beffe dei riluttanti e dei dubbiosi, che, come Tommaso, attendevano una testimonianza personale.
CLAMOROSO PRODIGIO II giorno seguente, 11 aprile, un povero cieco nato, ben conosciuto da tutta la popolazione, tale Pietrangelo Filippi, condotto colà da un’intima ed ineffabile speranza, si prostra a terra, prega insistentemente la Vergine SS.ma ed ottiene il miracolo della vista. Tale clamoroso prodigio dissipò le ombre dei diffidenti, scosse i tiepidi ed animò i più buoni. Ed il popolo tutto, cantando le Litanie della Madonna, processionalmente, scende commosso in quel sito, soffuso da un alone di mistero e diviene spettatore dello straordinario avvenimento, che così viene descritto nel 1821 da Giacinto Popolla, autore di un “Ragguaglio Storico” intorno alla Miracolosa Immagine della Madonna dello Spirito Santo: “Nella facciata del consumato muro di detta Cappelletta, esposta verso l’oriente, nella seconda Pasqua di Resurrezione dell’anno 1721, che fu l’11 aprile, vi si dimostrò un’Immagine con il Bambino nel braccio sinistro, pitta a fresco in un incavo di pietre peperino, che sembrava di recente dipinta”.
FOLLE DI PELLEGRINI Da quel giorno memorando la “Terra di S. Stefano” vide folle innumerevoli accorrere dinanzi alla prodigiosa immagine in un trasporto di rinnovata fiducia e di incontenibile entusiasmo. Infermi, sofferenti, bisognosi, increduli di ogni ceto e condizione, provenienti dalle Provincie di Maremma, Campagna, Stato Pontificio e da molte città. Terre e Castelli del vicino Regno di Napoli vi si recarono in devoto pellegrinaggio per impetrare grazie e favori spirituali e temporali. La prova più evidente di tanta fiumana di gente accorsa ai piedi della cara Immagine della Madonna ci viene offerta dai numerosi prodigi rapidamente susseguitisi in quel luogo sacro, prodigi, che un Notaio del tempo, tale Biagio Carlone, dietro regolari testimonianze, volle raccogliere e collocare nell’Archivio pubblico della Terra di S. Stefano.
GRAZIE E PRODIGI Non ci sembra inopportuno pertanto riportarne in succinto la registrazione cronologica di detto Notaio, limitandoci a far la citazione dei nomi degli infermi, della loro terra d’origine e della specie di malattia che li rendeva afflitti e sofferenti. E’ da notare tuttavia che le varie guarigioni sono avvenute nella maggior parte dei casi attraverso l’unzione dell’olio della Lampada praticata sulle parti del corpo colpite dal male.
Ancor oggi  esiste una particolare devozione verso l’olio della Lampada della Madonna.                  
Ecco dunque l’elencazione dei miracolati in ordine cronologico, dopo la prima già sopra citata del cieco nato (11 aprile 1721):
Cipolla Andrea fu Cesare da Vallecorsa, affetto da fistola uìcerina (18 aprile 1721);
Sacerdote Pietro Coione da Ceccano, travagliato da podagra (19 aprile 1721);
Galante Giuseppe da S. Stefano, inchiodato a letto da otto mesi per dolori acutissimi (19 aprile 1721);
Palatta Maria Angela da Ceccano, immobilizzata per i nervi compressi (20 aprile 1721);
Fauttilli Paolina da Prossedi, ossessa da circa quarant’anni (20 aprile 1721);
Conti o Cionti Alberto da Sora, uscito illeso da tremenda caduta in un dirupo mentre invocava Maria SS.ma dello Spirito Santo (21 aprile 1721);
Luzi Michelangelo da Giuliano, cieco da due anni (21 aprile 1721);
Ciolli Bernardo da Pofi con l’osso spezzato nella gamba destra (21 aprile 1721);
Tambucci Ignazio di Salvatore, impossibilitato a camminare;
Petacci Marco da Prossedi, impossibilitato a camminare;
Clemenzia moglie di Giovali Pietro Leo da S. Stefano, ossessa da 15 anni;
Reatini Elisabetta, parimenti ossessa;
Civè Giorgio da Vico, Diocesi di Alatri, affetto da vertigini;
Masocco Elisabetta da Giuliano, sofferente di gravi dolori;
Tamburrini Matteo da S. Lorenzo (ora Amaseno), travagliato da continui dolori e immediatamente risanato;
Valerio Sebastiano da Pofi, D. Enrico Cuccio, Ciucci Innocenza ed Antonio di Castro da Roccasecca, Diocesi di Terracina, Silvestre Giovambattista da Roccasecca, tutti immobilizzati;
Pagiosso Flaminia di Castro, affetta da malìa (1 maggio 1721);
Del Bosco Anna di Giuseppe da Ceccano, colpita da gotta nella mano sinistra (4 maggio 1721);
Trombetta Giovan-Carlo da Patrica, Diocesi di Ferentino, da tre anni impedito nella vista (4 maggio 1721);
Tajocco Dorinda da Maenza, ossessa da 20 anni (7 maggio 1721);
Cricca Domenico di Giuseppe da Guarcino, impossibilitato a camminare (7 maggio 1721);
Canorro Marzia da Giuliano, sofferente di due mali (7 maggio 1721);
Colomba moglie di Giovan Maria Tornasse da Patrica, assalita da dolore acuto (9 maggio 1721);
Catarina di Giuseppe Tornasse da Strangolagalli, ossessa (10 maggio 1721);
Benvenuto Livia Celesta da Frosinone, ridotta in fin di vita e immediatamente risanata (11 maggio 1721);
Vincenza moglie di Angelo Salvatore dell’Arnara, impedita ad un braccio (11 maggio 1721);
Politi Maria da S. Stefano, sofferente in una mano;
Di Fabio Giovan Battista da Maenza, dalla coscia spezzata (11 maggio 1721);
Simone Marta da Vico, soggetta a continui svenimenti (13 maggio 1721);
Tornei Giacoma da Vico, sofferente di sciatica (13 maggio 1721);
Rossi Giuseppe da Vico, sofferente dello stesso male;
Canorro Marco da Giuliano, guarito da diversi mali (16 maggio 1721);
Vittoria moglie di Marco Ciccone da Itri, Diocesi di Gaeta, ossessa;
Faustinella Antonio da Sezze, gravemente offeso nel braccio destro; 
Stella Maria da Vico, recante il figlio impedito;
Antonino Giovan’Antonio da Piperno, stremato da malattia mortale;
Antonia figlia del quondam Giacomo Bauco da Ripi, nata muta;
Francesco Bartolomei Martino di Cilenza, Diocesi di Volterara nel Regno di Napoli, ferito mortalmente nella coscia;
Saccocci Appollonia da Itri, ossessa (28 maggio 1721);
Vittoria moglie di Angelo Fabricio, parimenti da Itri, ossessa;
Canonico D. Paolo Paolini da Veroli, affetto da podagra;
Cipriani Alessandro da Gavignano, Diocesi di Anagni;
Palombo Francesco da Sezze, sofferente di reni da 15 anni;
Petrucci Domenico da Lenola, Diocesi di Fondi nel Regno di Napoli, costretto ad usare le stampelle da anni;
Milanese Tommaso di Pietro da Piperno, impedito a camminare;
Marcellini Chiara da Piperno, travagliata da febbre terzana continua (9 giugno 1721);
Di Carlo Paolo da Piperno, giudicato inguaribile;
Magni Francesco da S. Lorenzo (oggi Amaseno), affetto da scaranzia;
Maddalena di Lidano Cascone da Sezze, giudicata inguaribile;
Petrucci Daria da Pastena, Diocesi di Fondi, tormentata da febbre continua;
Monti Pietro di Notar’Antonio da Sonnino, colpito da febbre terzana;
Tomasoni Giov. Battista da Alatri, investito da un cane arrabbiato;
Rossi Bernardino da Guarcino, allettato per febbre continua;
Anna moglie di Antonia Polidoro da Trivigliano, priva della vista;
Francesco Carlo Mario da Alatri, giudicato inguaribile;
Petrillo Nicola da Giuliano, in preda a fastidi dolorosissimi;
Baccario Francesco da Roccagorga, Diocesi di Terracina, storpio e gobbo;
Leo Fra Gaetano da Pettorano, Diocesi di Sulmona, sofferente di coliche e di calcoli da 3 anni;
Signora Teresa moglie del Sig. Galante Angelo da Sonnino, che a causa di un foruncolo porcino ebbe gonfia la mano, il braccio e la testa;
Della Valle Giov. Battista, sofferente nel ginocchio sinistro;
Malatesta Francescantonio da Gaeta, molestato da dolori dell’addome da dieci anni e ridotto in pietosissime condizioni;
D. Ubaldo Picciotti, Arciprete di Pisterzo, avente una carnosità nel viso;
Santojanni Erasmo da Itri, affetto da calcoli;
Grosso Domenico da Lenola, giudicato inguaribile;
Rosaro Antonia, pure da Lenola, giudicata inguaribile;
Procolo Fiorentino da Fallano, tormentato da acuti dolori;
Lauri Francesca da S. Lorenzo, da tré anni priva della vista;
Lucci Ferdinando da Terracina, che a stento poteva muoversi per lancinanti dolori nelle braccia e nelle ginocchia;
Galluzzi Liberatore da Ceccano, impiagato in ambedue le braccia;
Di Giorgio Laura da Piperno, priva della vista;
Saporiti Giovanna da Piperno, giudicata inguaribile;
Libertini Archelao da Cori, tormentato da dolori renali;
Silena Angelo da Roccasecca, colpito a bastonate nella testa e nel braccio, tanto da perdere la parola e da avere il braccio rotto;
Signor Carlo Giuseppe Bonifazio Spoletino, molestato da febbre e mal di testa;
Antonio Padovano da Villa di Valle, Diocesi di Piscina nel Regno di Napoli (Abruzzo), privo della vista ad un occhio;
Di Francesco Bartolomeo da Pietra Camela (Aquila) dalla spalla slogata;
Goccio Antonia di Silvestre da Arnara, Diocesi di Veroli, rimasta senza favella in seguito a colpo apoplettico;
Macci Giov. Battista da Piperno, privo dei sensi per vari giorni;
Colajanni Giacomo da Piperno, colpito da infezione gravissima;
Mancini Domenico da Monte S. Giovanni, Diocesi di Veroli, soggetto a continua apoplessia;
Baratta Domenica da Piperno, stremata dalle continue febbri;
Lucatelli Giuseppe da Piperno, dolorante per cancrena;
Tombolelli Parmigiano Antonio, cieco e suo figlio sordo;
Angelo Paolo Valentini di mesi, sofferente di infai figlioli;
II Rev. D. Giuseppe Bianchi, Arciprete di Vici tormentato da sciatica;
Signora Anna moglie dei Notar Giuseppe Cicceleli da Balsorano, Diocesi di Sulmona in pericolo di vita;
Capevano Andrea da Piperno, avvelenato dal morso di una vipera;
II Rev. Arciprete Giordani da Gavignano, sofferente di calcoli;
Giordani Vittoria con una fìstola all’occhio;
Pistoiese Domenica da Pisterzo, paralizzata in un mano;
De Santis Fabrizio da S. Felice, sofferente nelle gambe e nelle orecchie;
Monti Rosa, moglie del medico di Piperno, in pericolo di vita;
Vittoria figlia di Marsilia della Città di Modena Maddalena Fedele sua zia, ambedue ebree convertite: la Vittoria, sorda e muta dalla nascita, ottiene la favella e l’udito;
Trombetta Giovan-Carlo, alfiere, da Patrica, dolorante in una spalla che non poteva muovere;
Rosaria moglie di Domenico Petrone da Pistera abitante in Sonnino, giudicata inguaribile;
Salvati Camillo da Norma, Diocesi di Velletri, che ricupera la vista perduta.
E’ certo che altri miracoli furono registrati dal Notaio di quell’epoca, Biagio Carlone, ed altri ancora finirono operati di natura prettamente spirituale che nessun riuscì mai a conoscere, perché nascosti nell’intimità della propria anima. Ci è motivo di conforto tuttavia l’aver conservati quelli sopra elencati, che in massima parte si verificarono dinanzi non solo ai testimoni autorizzati, ma di fronte a numeroso popolo presente
INCORONAZIONE   A circa cento anni di distanza dall’apparizione della Madonna, ed esattamente il 9 settembre 1821, il Capitolo, unitamente ai Magistrati dell’epoca provvide alla solenne incoronazione dell’Immagine e il Sommo Pontefice Pio VII si degnò di concedere in perpetuo l’altare privilegiato, di cui è incisa la memoria sul marmo, a lato del Vangelo. Un secolo dopo, nel 1921, non essendo affatto diminuito il fervore di devozione verso la Madonna, si rinnovò un’eguale cerimonia con l’imposizione di una nuova corona d’oro, che, a ricordo dei più anziani, segnò un avvenimento dei più gloriosi nella storia del Santuario. Presenziò lo stesso Vescovo Diocesano Mons. Domenico Bianconi.
FURTO SACRILEGO    Ma un episodio quanto mai doloroso ed inaspettato venne un giorno a turbare la pace e la vita religiosa dell’intera popolazione. Si era al 16 agosto 1938. In paese si celebrava nella più schietta letizia la festa del Patrono S. Rocco. D’un tratto, mentre i fedeli assiepavano la Chiesa Parrocchiale, assistendo alla S. Messa solenne, il cielo, prima azzurro splendido, si copre di dense nubi e un tuono fragoroso rimbomba nella valle quasi gridasse un allarme e un triste presagio. Di lì a poco il cielo si rasserena e si ha modo di svolgere la tradizionale e grandiosa processione del Patrono. Ma ecco improvvisamente giungere le prime incredibili grida: hanno rubato alla Madonna! hanno portato via la corona, c’è chi ha visto fuggire a distanza degli ignoti bendati!…”. Un’insolita agitazione si diffonde nel popolo, un’inquietudine strana e manifesta, un senso di panico, cui seguono parole di biasimo e di indignazione. E, mentre la incresciosa notizia diviene sempre più certa, le Autorità Civili, Ecclesiastiche e Militari, senza frapporre indugi, scendono verso il Santuario per le indagini del caso. L’altare appariva manomesso, l’affresco della Madonna sfregiato in più parti e tutt’intorno disordine desolante. Mani sacrileghe avevano furiosamente perpetrato l’orribile furto. Da quel momento fu un continuo accorrere di popolo lungo la strada del Santuario. S’odono grida di sorpresa, fremiti di accentuata indignazione, ansia di riparazione. In breve tempo si formò fra tutti una meravigliosa gara di generosità, con a capo il Rev.mo Arciprete Mons. Amasio Bonomi. Si raccolsero così i fondi necessari per rioffrire alla Vergine un’altra corona d’oro più ricca e più bella. E perché la riparazione dell’oltraggio divenisse più grandiosa si rinnovò la cerimonia dell’incoronazione con quella indimenticabile festa del 21 settembre dello stesso anno, alla quale ebbe a presiedere, insieme al Vescovo Diocesano Mons. Fontana, lo stesso illustre concittadino Card. Domenico Jorio.
IMMUTATO FERVORE     Sono trascorsi ormai 238 anni  dalla celebre apparizione della Madonna nella Terra di Villa S. Stefano. Molte cose sono cambiate per l’inarrestabile corso delle vicende umane. Tanti e diversi avvenimenti si sono susseguiti nello spazio di oltre due secoli. Il Santuario di Villa S. Stefano non ha certamente la vasta risonanza di un tempo, perché l’eco della sua grandezza è stato affievolito dal sorgere di nuovi Santuari, legati a particolari circostanze d’ambiente e di posizione.
Ma è pur sempre innegabile che la storia di tale Santuario ha i suoi singolari trionfi e le sue non comuni meraviglie. Ed è per questo che, nonostante la mancata affluenza di pellegrini stranieri, la miracolosa Immagine della Madonna dello Spirito Santo costituisce per gli abitanti di Villa S. Stefano una ricchezza d’inestimabile pregio, un patrimonio intimamente caro, un centro di luminosa attrazione, che continua a chiamare a sé, in ogni stagione, tutte le anime in cerca di protezione e di conforto. Oggi si può accedere al caro Santuario attraverso una suggestiva strada, che recentemente è stata resa carrozzabile per la solerte opera dell’attuale Amministrazione Comunale. Ed è così che, divenuto più agevole il percorso, il buon popolo di Villa continuerà, meglio che nel passato, a dare le sue manifestazioni di amore verso la gran Madre di Dio.

 

31 maggio 1959 – Don Luigi Falconi

 

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