Maria SS. Addolorata del Romitello

Descrizione

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Le comunità di Borgetto, Montelepre, Giardinello e Carini sono particolarmente devote alla Madonna del Romitello, sita nell’omonimo Santuario che ogni anno, il 10 maggio, vede l’affluire di migliaia di pellegrini che già dall’alba si mettono in cammino di preghiera per raggiungere questo santo luogo.
Il santuario si trova a circa 5 km di distanza dal comune di Borgetto a circa 800 m sul livello del mare, in una della zone più panoramiche della Sicilia. Qui visse il benedettino Beato Giuliano Majali che nel 1460 si ritirò come eremita in questo posto isolato per dedicarsi alla meditazione e alla preghiera e per questo motivo costruì un piccolo oratorio. La tradizione vuole che negli anni in cui si ritirava nel bosco della Carrubella, il monaco ebbe diverse apparizioni della Madonna, così chiese di essere trasferito dal Monastero di S. Maria delle Ciambre, dove viveva, in quei luoghi ed ottenne anche il permesso di costruire due celle: dal piccolo romitorio si generò così il nome di “Romiteddu”, in italiano Romitello. Il beato ebbe la visione, dal mezzo di una quercia, della Vergine Santissima nella forma della “pietà” e così immortalò l’immagine, avuta nella sua estasi, facendo dipingere un quadro. Esso di dimensione 60 x 48 cm., rappresenta la deposizione di Gesù dalla Croce sulle ginocchia di Maria, ai piedi della quale ci sta un angioletto che sembra non credere alla verità del dramma. Morto il Beato Majali, la cura del Santuario passò sotto la guida dei monaci benedettini del Monastero delle Ciambre, poi affidato a sacerdoti diocesani, poi ai PP. Agostiniani, successivamente se ne prese cura il Canonico Baldassare Safina (sotto la quale furono ampliati i locali) ed infine, dal 1920, il Santuario fu affidato ai PP. Passionisti, che tutt’ora esercitano il Servizio della Parola e l’amministrazione dei Sacramenti. Dopo alcuni fatti straordinari accaduti il 31 agosto 1896, la Curia di Monreale dichiarò miracolosa l’Immagine della Madonna del Romitello e nel 1971, il Santuario di Maria Santissima Addolorata del Romitello, fu eretto a Parrocchia.
Oltre il 10 maggio, c’è un’altra festa in onore della Madonna del Romitello: il 27 agosto, data in cui la sacra effige viene portata nella Chiesa Madre di Borgetto, dove si svolgono solenni festeggiamenti liturgici e civile con la tradizionale processione. “O Regina dei martiri, Addolorata Maria, eccomi ai vostri piedi a supplicarvi del vostro Patrocinio. O Madre pietosissima, non respingete la mia preghiera, non guardate ai miei peccati che piango ai vostri piedi. lo sono indegno dei vostri benefici, ma la bontà vostra, che non ha limiti, mi dà speranza e, madre, vi chiamo, madre tenerissima e potentissima Regina. Molte lacrime avete asciugate, molti dolori addolciti in virtù dei crudelissimi dolori vostri; in essi dunque ripongo la mia fiducia. Per questi vostri dolori, tergete le mie lacrime, lenite le mie pene e impetratemi dal vostro divin Figliuolo Gesù la grazia particolare che qui prostrato vi domando (……) e di poter meritare una corona di gloria immortale nel santo Paradiso. Amen”

“BEATO GIULIANO MAYALI, AMICO DEI RE E DEL POPOLO CHE CI DESTI IL SANTUARIO DI ROMITELLO, PREGA PER NOI”

Nato verso la fine del secolo XIV a Palermo, da famiglia borghese, Giuliano Mayali entrò nel monastero benedettino di San Martino delle Scale presso Monreale, al quale nel 1417 donò tutti i suoi beni, e poi si ritirò a condurre vita eremitica presso il dipendente priorato delle Ciambre, ove poté vivere in solitudine e in meditazione. Il benedettino, per le sue indubbie qualità diplomatiche, fu in grande stima presso il re Alfonso d’Aragona il Magnanimo e il re Giovanni, suo fratello: come agente diplomatico, fu inviato ben cinque volte presso il sultano di Tunisi, Omar Othmra, per trattare la pace e la restituzione di prigionieri cristiani. La scelta del monaco per l’importante missione era legata al fatto che il sultano stimava particolarmente frate Giuliano. Nelle sue ambascerie, condotte dal 1438 al 1450, non smise mai di alleviare le pene dei suoi conterranei fatti schiavi dagli arabi. Ottenne, tra l’altro, la restituzione di una nave carica di frumento da Michele Torres, mercante siracusano. Ebbe dal sultano inoltre preziosi doni di seta ed oro, che vennero utilizzati nel suo convento. Dal papa Eugenio IV e dai suoi successori Niccolò V e Callisto III fu incaricato di importanti missioni presso i monasteri siciliani, di ordini diversi, ove si richiedeva il ripristino dell’autorità della chiesa e il rispetto delle regole degli ordini. Guadagnò il perdono del re per il popolo di Palermo, dopo la sedizione del 1450. Per volere dello stesso re Alfonso V, fu il rettore di un nuovo ospedale ed in tarda età fu incaricato di rappresentare il re nel parlamento siciliano, ma appena gli fu possibile tornò a ritirasi nella solitudine delle Ciambre, dove morì il 04 ottobre 1470. Proprio nello santuario di S. Maria del Romitello, da egli stesso fatto costruire e dove fu tumulato, sopravvive ancora la memoria di un monaco benefattore del popolo, benché si siano perdute le tracce della sua sepoltura. Il suo amico sultano lo definì “amico della fede, cristiano ed eremita ritirato dal mondo”. I palermitani lo chiamarono Pater patriae, per le tante imprese portate a compimento a favore dei suoi conterranei. La sua figura appare in alcuni dipinti, nelle chiese di S. Martino, S. Maria del Romitello ed in un rilievo marmoreo della basilica di S. Domenico a Palermo, realizzato da Valerio Villareale.

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