Maternità di Maria Vergine alla Rocca

Descrizione

Descrizione
La Rocca è sulla cima di uno sperone roccioso da più di mille anni a guardia della valle. Fu luogo di vedetta e di difesa della popolazione che, all’interno delle sue mura, trovava rifugio in caso di assalti. La Rocca di Sabbio vanta una lunga storia che si può intravedere dalla sua forma curiosa, in cui gli edifici sembrano quasi intersecarsi ed epoche diverse fondersi in armonia.
In origine fu un castello, circondato da tre cinta murarie, che, nel corso dei secoli, partendo dall’inizio del dominio veneto, cambiò gradualmente la sua destinazione d’uso per essere definitivamente trasformato in un Santuario dedicato alla Madonna nel 1527.  Ogni 10 anni nel paese di Sabbio viene celebrata una grande festa in suo onore profondamente sentita e partecipata dagli abitanti del paese. La statua della Madonna viene trasportata lungo le vie del paese addobbate e inghirlandate per onorare un antico voto che voleva ringraziala per aver risparmiato la popolazione dalla peste.
Dopo numerose trasformazioni avvenute nei secoli, ciò che ne risulta sono due chiese sovrapposte, raccordate attraverso due scalinate interne una destra e una sinistra, un esempio che la rende un unicum e ne arricchisce la sua magnificenza. Dell’antico castello rimangono ancora il suo portale d’ingresso con posto di guardia, così come le feritoie dell’edificio e numerosi cunicoli sotterranei e vie segrete come ogni rocca che si rispetti. Una compenetrazione di stili e di tempi che si abbracciano.
L’entrata al castello è un viaggio a ritroso nel tempo: dalla Piazza della Rocca si accede al portale di guardia e si risalgono ben 107 gradini. Nella prima scalinata si oltrepassa la chiesetta di S. Nicola del XVI secolo ora diventata museo etnografico. Si prosegue risalendo  il viottolo acciottolato che si inerpica lungo i fianchi dell’altura e porta al sagrato antistante la chiesa ricoperto da un bel manto erboso. Un loggiato seicentesco con aspetto rinascimentale in marmo di Botticino la circonda su due lati. Dall’alto il paesaggio si distende e si domina l’abitato che si è sviluppato proprio intorno. Da un lato scorre il fiume Chiese e dall’altro il torrente Vrenda, sulle cui sponde sorgono le case più antiche, che erano quasi sicuramente collegate alla rocca per poterla rifornire e nello stesso tempo fornire una via di fuga in caso di assedio.
Un possente portone in legno con lamine di ferro permette l’accesso alla chiesa inferiore, che tale è rimasta. Risalente al tardo romanico, la sua particolarità sta proprio nella sua originale costruzione. Posta su tre livelli diversi raccordati da gradini, è caratterizzata da un altare centrale  con la cappella dell’Annunciazione e da uno laterale (che è l’altare principale), con la statua lignea della Madonna con varie nicchie e splendide volte decorate.
Le opere lignee sugli altari sono opera dei famosi intagliatori valsabbini Boscaì, originari di un piccolissimo borgo, Levrange, frazione di Pertica Alta, che hanno disseminato la loro arte in valle, ma non solo. Sono altari barocchi, ricchi di stucchi, svolazzi, fregi, festoni di fiori e frutta in oro. L’altare laterale che ospita la statua di Maria, è circondato da due figure laterali, tra le quali spicca il profilo inimitabile del famoso San Carlo Borromeo, che arrivò anche qui nella valle nel 1580 durante il suo giro nelle parrocchie bresciane dopo il Concilio di Trento. L’attribuzione degli stucchi non è certa, ma si fa risalire a Davide Reti che lavorò moltissimo nel territorio di Brescia. A lui si devono anche gli splendidi stucchi della Chiesa dell’Inviolata a Riva, imperdibile esempio di barocco, con i quali vi è una notevole somiglianza.
Al lato dell’altare sono state riprese delle scritte che rappresentano degli ex-voto. I devoti desideravano lasciare un segno di ringraziamento alla Madonna per le grazie ricevute. Ce n’è una in particolare rimasta indecifrata che colpisce e incuriosisce per i segni di una lingua sconosciuta.
Di fronte all’altare dedicato alla Maternità della Madonna si trova la cantoria lignea seicentesca completamente dipinta.
A vista, una ripida scalinata ci conduce al piano superiore, mentre un’altra si apre entrando sulla destra. La parte superiore è molto più vasta, si alternano archi a sesto acuto e a tutto sesto, con un tetto a capanna con formelle in terracotta decorate del colore della terra di Siena, che formavano delle magnifiche decorazioni.  Sulle pareti si allungano affreschi risalenti al tardo ‘400 e alla prima metà del ‘500 che sembrano inneggiare alla maternità di Maria. In essi sembrano fondersi due culture: quella del tardo gotico con quella rinascimentale bresciana interpretata in modo più semplice.
C’è un affresco in particolare che i valligiani ben conoscono e che rappresenta la Madonna che tiene tra le mani una melagrana e sulle ginocchia il Bambino benedicente con un cardellino (localmente denominata la Madonna degli osèi). Ben rappresenta la secolare vocazione alla caccia che ha da sempre caratterizzato le zone di montagna.
Mentre la chiesa inferiore ha mantenuto la sua sacralità ecclesiastica, la parte superiore è usata per eventi e manifestazioni.
Dopo il terremoto del 2004, che ha duramente colpito tutta la zona, la chiesa ha subito uno splendido restauro che ha riguardato sia il consolidamento della sua struttura portante che un recupero artistico delle decorazioni. Una statua annerita e carbonizzata ci ricorda che nel 1958 scoppiò un grave incendio e parte del suo patrimonio artistico subì notevoli danni.
Come si può dedurre da questa breve descrizione, la Rocca merita decisamente una visita più approfondita per la sua preziosità e la complessità  in un percorso che unisce la fede, l’arte e la storia. Io avuto la fortuna di visitarla la scorsa estate nell’ambito di una rassegna musicale sul far della sera, un’esperienza resa ancora più significativa soprattutto dopo mesi di isolamento. L’augurio è di poter al più presto ritornare a potere rivivere questi momenti con la bella stagione.

*Per saperne di più : La Rocca di Sabbio Chiese -Da fortezza a santuario – Lidia Ghidinelli, Valeria Ghezzi con contributi di Luciano Anelli e Alfredo Bonomi – Comune di Sabbio Chiese – Grafo 2002

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  • Indirizzo
    25070 SABBIO CHIESE BS
  • Telefono
  • Regione
    Lombardia
  • Location
    SABBIO CHIESE

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