Nostra Signora delle Grazie

Descrizione

Descrizione

Il Santuario di Nostra Signora delle Grazie di Mellea – La Capanna di Betlemme “Don Oreste Benzi” – Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII.

Ancorato su una terrazza della riva sinistra del Tanaro, pertanto sulla sponda opposta a Farigliano e alle Langhe, il complesso edilizio sorse intorno al luogo in cui, nel 1537, la Vergine “apparve” a certo Antonio Momigliano di Chambery, da anni malato e storpio… Avvenne il miracolo della guarigione, cui ne seguirono altri, ed altri ancora e si costruì una prima cappella.
In seguito ad una seconda apparizione, siamo nel 1637, si allargò l’interesse intorno al luogo mariano e si chiamarono i monaci Cistercensi perché vi svolgessero funzioni di culto e custodia. Ma appena pochi anni dopo, nel 1647, i Cistercensi furono sostituiti dai Frati Minori Osservanti (Francescani) che successivamente, a partire dal 1675, ampliarono l’edificio nelle forme attuali sviluppandolo intorno al chiostro quadrato e costruirono la nuova Chiesa, ricca di stucchi e preziose pitture.
Il luogo di culto mariano sorse con il contributo non solo degli abitanti di Farigliano ma anche di molti paesi limitrofi, che iniziarono a considerare la Mellea come riferimento di fede e soccorso cui rivolgersi: una vocazione ancora oggi sentita. I Marchesi Miolans Spinola parteciparono largamente al complesso cantiere, ma altre famiglie notabili quali i Piacenza, i Mancardi, i Revelli, i carrucesi Lubatti contribuirono alla “fabbrica” del Convento e della Chiesa.
L’edificio di culto conserva al suo interno varie testimonianze d’arte tra cui un olio su tela raffigurante San Bernardino del Taricco, altri dipinti del Marengo, il sontuoso altare in marmi policromi realizzato su disegno di Giovanni Valle che, accanto alla preziosità degli stucchi e degli arredi, ne fanno un gioiello barocco da inserire nei circuiti culturali della grande provincia. Anche perché, insieme alle presenze del passato, nel chiostro del Santuario sono con frequenza ospitate mostre d’arte, che aggiungendosi a meeting e convegni, a ritiri spirituali e giornate di preghiera rendono vivo e vitale questo antico luogo di pace.
di Alessandro Abrate – 2003
Fonte: https://www.facebook.com/SantuarioNostraSignoraMellea/

Le Apparizioni della Vergine Maria

La prima apparizione

A Mellea si verificarono due apparizioni mariane, esattamente a un secolo di distanza l’una dall’altra. Il caso risulta relativamente raro, ma non unico, nella storia delle manifestazioni celesti. La nostra fonte è un articolo del sacerdote salesiano don Mario Morra. Il primo episodio si registrò il 20 maggio 1537, domenica di Pentecoste. Un certo Antonio di Momiliano, un savoiardo emigrato in Piemonte, essendo molto malato e storpio, tanto da doversi necessariamente muovere a carponi aiutandosi con le mani, decise di recarsi a Carrù per cercare conforto attraverso le cure di un medico. Antonio, che soffriva forti dolori da molti anni, era accompagnato da un amico caritatevole.
Una volta attraversato il Tanaro, egli riesce, con grande fatica, a risalire la scarpata boscosa fino al piccolo secondo terrazzamento sovrastante il corso del fiume. Qui, esausto e debilitato, decide di fermarsi brevemente per riposare, sedendosi tra gli alberi.
Improvvisamente, circondata da una luce abbagliante, gli appare una bellissima Signora seduta su un sasso e vestita di bianco. Il pover uomo, attonito e stupito, non riesce a rendersi conto di quanto gli sta accadendo. Spinto però da un’ispirazione del cuore, fissa il suo sguardo sull’augusta persona, che lo guarda con dolcezza e gli chiede dove stesse andando e per quale motivo.
Pieno di Fede e di fiducia egli risponde, allora, che sta andando alla ricerca di chi possa dargli sollievo per la sua malattia. A questo punto, la Signora gli risponde: «Levati in piedi perché qui vi è una Vergine che fa miracoli». Dopo queste parole Antonio si rizza immediatamente sulle gambe, che da molti anni non lo reggevano, e si sente improvvisamente guarito. La Madonna presto scompare e l’uomo, piangendo dalla gioia, non cessa di baciare la pietra su cui Maria era seduta.
Manda dunque l’amico a Farigliano per annunciare la straordinaria notizia. A seguito di ciò accorrono presto i residenti del paese, e delle località vicine, portando malati di ogni genere. Fra questi vi è anche un certo Marco Cornero di Fossano che può camminare solo grazie all’aiuto delle stampelle. Avvicinatosi al veggente, gli chiede di indicargli il luogo dove era apparsa la Beata Vergine e di chiedere anche per lui la guarigione. Dopo poco Antonio esclama: «Eccola…!».
Marco non la vede, ma si sente comunque immediatamente risanato. Pieno di gioia e riconoscenza egli appende le stampelle, ormai inutili,  ad un albero prospicente il masso dell’apparizione.
Da quel giorno le grazie non cessarono e molti pellegrini iniziarono ad affluire verso il piccolo pianoro. Gli abitanti di Farigliano decisero di rivolgersi al Vescovo di Alba, da cui dipendeva allora quel territorio,  affinché iniziasse una ricognizione canonica ed autorizzasse l’erezione di una cappella.
Mons. Marco Girolamo Vida (1485 – 1566), che già era al corrente degli eventi, istituisce subito un regolare processo ed invia un suo delegato per la raccolta di testimonianze ed altri elementi utili alle indagini. Monsignor Vida, è bene ricordarlo, era un grande erudito, poeta e amico di San Carlo Borromeo. Al termine dell’approfondita inchiesta il Vescovo dichiara i fatti «veri ed autentici» e concede l’autorizzazione per la costruzione di una cappella dedicata alla Santa Vergine. Intanto, proprio durante i lavori di edificazione, i prodigi non cessano. Sembra proprio che Maria gradisse particolarmente l’erezione di quel primo Santuario. Si registra, infatti, la guarigione miracolosa anche della figlia di un certo Gallo Brignone di Clavesana, anch’ella in grado di muoversi solo con l’aiuto delle stampelle. Pure un soldato, agli ordini del capitano Fantone,  dichiarerà di essere stato improvvisamente risanato dalla paralisi ad un braccio. Inoltre, riebbe l’udito e la parola un contadino sordomuto.
In pochi mesi, grazie al fervore dei paesani, la cappella è terminata e viene affidata ai Fratelli Disciplinati di Farigliano. Nel 1597 il piccolo edificio sacro sarà purtroppo saccheggiato dai soldati francesi presenti nella zona.

La seconda apparizione  

La seconda manifestazione celeste si verificò, come detto, circa cento anni dopo e precisamente il 10 aprile 1637. Era esattamente il Venerdì Santo. Questa volta la Madonna apparve ad un giovane pastore del paese, Giovanni Ferrero di Biagio, che si era rifugiato nella cappella per sfuggire ad una violentissima grandinata. La Beata Vergine gli apparve, in atteggiamento rassicurante, sull’Altare della chiesetta ed immediatamente la tempesta cessò senza recare alcun danno ai campi circostanti. Il fatto è documentato da un atto ufficiale rogato dal notaio ducale di Farigliano, Bernardo Mancardi.
Dopo questo ulteriore prodigio si avviarono, con maggiore determinazione, i lavori per l’edificazione di un vero e proprio santuario dedicato alla Beata Vergine delle Grazie. La cura del nuovo tempio fu affidata, in un primo momento, ai monaci Cistercensi che poi cedettero l’incarico, nel 1647, ai Frati Minori Conventuali.
Costoro, solo cinquanta anni dopo, e cioè nel 1697, terminarono l’edificazione del convento, dotato di un semplice, ma bellissimo chiostro. Nel 2009 i francescani hanno abbandonato il convento ed oggi la Diocesi lo ha affidato alla comunità «Giovanni XXIII», fondata da don Oreste Benzi.

La venerazione dei paesani

Anche nei decenni successivi si ebbero a Mellea grazie particolari che hanno continuamente ravvivato la Fede dei fariglianesi. Nel 1743, ad esempio, la zona circostante fu colpita da una terribile pestilenza. Tutti i borghi vicini subirono numerose vittime. Furono allora organizzate pubbliche preghiere al Santuario e il paese fu miracolosamente preservato dall’epidemia.
Nel 1796 il Podestà, con tutto il Consiglio Comunale, attribuì ufficialmente all’intercessione di Maria la scampata distruzione di Farigliano da parte delle truppe rivoluzionarie francesi che avevano pesantemente devastato e saccheggiato i territori delle Langhe Monregalesi. Si deliberò allora che, in segno di devoto ringraziamento, ogni anno il Parroco, il Sindaco e tutti i consiglieri avrebbero guidato una solenne processione dal paese al santuario. La pia tradizione si è mantenuta ininterrottamente fino ad oggi.
Dopo la restaurazione, il Santuario di Mellea, insieme alle parrocchie circostanti, passò dalla giurisdizione della Diocesi di Alba a quella di Mondovì.
Si ricorda, infine, la data della solenne incoronazione del quadro miracoloso avvenuta il 1° settembre 1850. Questo bel dipinto, di autore ignoto, raffigura la Madonna che regge Gesù Bambino sul ginocchio sinistro, mentre il piccolo San Giovanni Battista offre ad entrambi un mazzo di fiori. L’icona può essere presumibilmente datata alla prima metà del XVI secolo.

di , dal sito internet: https://www.europacristiana.com/il-santuario-di-nostra-signora-delle-grazie-di-mellea-testimonianza-di-una-forte-presenza-mariana/

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