S. Nicola (Basilica Santuario)

Descrizione

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La basilica di San Nicola (Chiìse de Sanda Necòle in barese) nel cuore della città vecchia di Bari, è uno degli esempi più significativi di architettura del romanico pugliese. La Basilica di San Nicola è “pontificia”, il suo affidamento ad un determinato ordine religioso spetta cioè direttamente alla Santa Sede. Questo nuovo status giuridico risale al 1929 (Concordato fra Stato e Chiesa), quando lo Stato italiano, dopo aver incamerato tutte le proprietà della Basilica, rinunciando alla “palatinità” (gestione diretta del re sulla vita del clero), immetteva la Santa Sede in questa giurisdizione. Nel 1951, ponendo fine all’istituzione del capitolo dei canonici che serviva nella chiesa dalla prima metà del XII secolo, la Basilica fu affidata all’Ordine domenicano che ancora presta il suo servizio con una particolare attenzione, data la grande venerazione del Santo nel mondo ortodosso, agli aspetti ecumenici. La Santa Sede, al fine di una più incisiva attività in tal senso, ha anche posto fine alla plurisecolare netta esenzione del clero nicolaiano dall’Arcivescovo di Bari, nominando quest’ultimo “delegato pontificio”. Dal momento dell’affidamento di San Nicola ai Domenicani la Santa Sede ha emesso tre documenti fondamentali: Costituzione Apostolica Sacris in aedibus (1951); Costituzione Apostolica Basilicae Nicolaitanae (1968); Costituzione Apostolica A seguito del IX Centenario (1989).
Nel 1966, all’indomani del Vaticano II, fu realizzata in Cripta una cappella ortodossa per offrire ai pellegrini ortodossi la possibilità di celebrare la Divina Liturgia.
San Giovanni Paolo II, pellegrino ecumenico nel 1984, ebbe a dire: “prima di ogni altra cosa il vescovo di Mira … risveglia in noi la nostalgia per l’unione; non però la nostalgia di un passato … ma il compito e il lavoro del presente”. È in questa dimensione ecumenica, segnatamente operativa, che vanno comprese tutte le attività della Basilica.
Il 7 luglio 2018, Papa Francesco, pellegrino insieme con i Capi delle Chiese e delle Comunità cristiane del Medio Oriente, in occasione dell’incontro di preghiera e riflessione per la pace in quella regione, ha donato alla storia una immagine di Chiesa che può scaturire unicamente da una ecclesiologia di comunione che non ha paura di misurarsi con l’esperienza di vita, in tutti i suoi aspetti. Il 23 febbraio 2020, giunto nuovamente a Bari per la conclusione dell’incontro di riflessione e spiritualità su “Mediterraneo frontiera di pace”, Papa Francesco ha affermato: “Credo che potremmo chiamare Bari la capitale dell’unità, dell’unità della Chiesa”.
La chiesa fu costruita in stile romanico tra il 1087 e il 1100, durante la dominazione normanna. L’edificazione della basilica è legata alle reliquie di san Nicola, traslate, per la parte più appariscente, da sessantadue marinai baresi dalla città di Myra, in Licia (oggi Turchia), e giunte a Bari il 9 maggio 1087.
Le reliquie vennero ospitate provvisoriamente presso il monastero di san Benedetto retto dall’abate Elia, il quale, ottenuto il consenso dell’arcivescovo, promosse subito l’edificazione di una nuova grande chiesa per ospitarle. Fu scelta l’area che sino a pochi anni prima aveva ospitato il palazzo del catapano, (governatore) bizantino, abbandonato dopo la conquista normanna del 1071 e donato all’arcivescovo da Roberto il Guiscardo. I lavori furono avviati a luglio del 1087. Il 1º ottobre 1089 le reliquie furono trasferite nella cripta della basilica da papa Urbano II giunto appositamente a Bari.
Ad ottobre del 1098 nella cripta della basilica ancora in costruzione si tenne il Concilio di Bari, convocato dallo stesso Urbano II, al quale presero parte circa 185 arcivescovi, vescovi ed abati, oltre ad ecclesiastici di grado inferiore. Tra questi il massimo pensatore del tempo, Anselmo d’Aosta e il futuro papa Pasquale II. Il Concilio, che affrontò anche l’eventuale scomunica del re d’Inghilterra Guglielmo il Rosso, si concentrò sulla questione del Filioque (l’aggiunta romana nel Credo, dello Spirito Santo che procede dal Padre “e dal Figlio”), che divideva dottrinalmente la chiesa di Roma da quella di Costantinopoli. Su questo punto si concentrò il discorso teologico di S. Anselmo, che indirettamente legittimava l’avanzata della Chiesa romana in Terra Santa grazie alle armi dei crociati.
La costruzione della basilica, almeno nella sua prima fase si concluse nel 1103 quando il nocchiero Nicola nel suo testamento (CDB V, 36) la dice già constructa. Naturalmente seguirono almeno altre due fasi costruttive. La lapide di consacrazione del 1197 che alcuni interpretano come fine dei lavori era in realtà un atto devozionale dell’imperatore Enrico VI che, a ricordo del padre Federico Barbarossa, partiva per la Crociata chiedendo la benedizione di san Nicola. Tra gli interventi successivi vanno ricordati i tre arconi del XV secolo, il soffitto dorato di Carlo Rosa (1661) e i grandi restauri degli anni venti-trenta del XX secolo.

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