Santa Maria del Carmine (Basilica Santuario)

Descrizione

Descrizione

La chiesa di Santa Maria del Carmine, originariamente in stile romanico-gotico, fu quasi completamente ricostruita nel ‘700 ed è famosa per gli affreschi nella Cappella Brancacci.

LA STORIA

La chiesa di Santa Maria del Carmine, con l’annesso convento dei frati Carmelitani, fu fondata nel 1268 da alcuni frati giunti da Pisa. Il complesso fu ingrandito in diversi periodi: una prima volta nel 1328, quando il comune concesse ai frati l’uso del terreno adiacente la quinta cerchia di mura, e poi nel 1464, quando furono aggiunti sala del capitolo e refettorio; al termine dei lavori di ampliamento, durati fino al XVII sec.

I lavori di costruzione vengono portati avanti con il contributo del Comune e delle più facoltose famiglie fiorentine e si protraggono anche oltre la consacrazione avvenuta nel 1422, terminando soltanto nel 1475. La facciata della chiesa resta incompiuta; ancora oggi si presenta con un grezzo paramento in pietrame e laterizio.

Intanto, grazie alla progressiva acquisizione di terreni circostanti, il complesso comincia ad espandersi con la costruzione degli ambienti conventuali; a partire dal tardo Duecento sorgono il primo chiostro, il dormitorio, il refettorio, la sala capitolare, l’infermeria. Fra il XII e XIII secolo si moltiplicano gli interventi di decorazione dei nuovi locali, come attestano gli affreschi ancora presenti o staccati. Cresce nel frattempo l’importanza del convento, presso i cui ambienti si insediano varie compagnie laicali. Nel XIV sec. esso diventa Studium Generale, ovvero Università con facoltà di conferire i gradi accademici, e dà l’abito a Sant’Andrea Corsini (1301-1374).

L’assetto della chiesa viene alterato già nel Cinquecento quando, analogamente ad altre chiese fiorentine, anche questa subisce consistenti lavori di adeguamento ai precetti dettati dal Concilio di Trento. Per volontà del Duca Cosimo I, infatti, l’architetto Giorgio Vasari rimuove il tramezzo, colloca il coro nel presbiterio e rinnova completamente gli altari. Intensi lavori di ammodernamento interessano successivamente anche gli ambienti conventuali: fra il 1597 e il 1612 viene ristrutturato il primo chiostro, che comporta la perdita del celebre affresco della Sagra di Masaccio; poi vengono costruiti il secondo refettorio, detto Sala Vanni dall’autore dell’affresco che lo decora (ca. 1645), e la nuova biblioteca.

Un terribile incendio scoppiato nel 1771 provoca la distruzione degli interni della chiesa e la perdita di larga parte dei suoi arredi. Ne sono risparmiate l’antica Sagrestia (decorata da affreschi dell’inizio del Quattrocento), la Cappella Brancacci e la Cappella Corsini (1675-1683), raro e pregevole esempio di barocco romano a Firenze. Entro pochi anni la chiesa viene completamente rinnovata in stile tardo-barocco dall’architetto Giuseppe Ruggieri, affiancato dai pittori Giuseppe Romei e Domenico Stagi, assumendo l’aspetto che la caratterizza ancora oggi.

 

DI PARTICOLARE INTERESSE

L’interno, a navata unica, è caratterizzato dalla decorazione settecentesca eseguita dopo l’incendio. Gli affreschi della volta sono di Domenico Stagi e Giuseppe Romei.

Sul lato destro: al secondo altare è visibile la Crocefissione di Vasari (1560); al terzo altare, la Visitazione di Aurelio Lomi (circa 1590); nel transetto: a sinistra si apre la Cappella Corsini, costruita su progetto di Francesco Silvani e dedicata a Sant’Andrea Corsini, ritratto negli affreschi della cupola (opera di Luca Giordano, 1682); nella cappella si trovano un altare e la tomba del cardinale Neri Corsini, entrambi in marmo ed eseguiti da Giovan Battista Foggini. A destra del transetto si trova la Cappella Brancacci, affrescata da Masaccio, Masolino e Filippino Lippi. A fianco della Cappella Brancacci, nella Cappella della Passione, sono visibili resti di affreschi del XV sec. attribuiti a Lippo Fiorentino che rappresentano la Flagellazione, l’ultima cena e Santi;

Nel coro, affrescato da Domenico Stagi, sono contenuti un grande organo e il monumento a Pier Soderini, di Benedetto da Rovezzano. Nella sagrestia sono ancora visibili parti della struttura gotica più antica, come le finestre e le capriate policrome scampate all’incendio del 1771; la cappella sul fondo è affrescata con scene della vita di Santa Cecilia databili agli inizi del XV sec. ed attribuite a Bicci di Lorenzo.

 

 

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