Beata Vergine di Campiano

Descrizione

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La prima Chiesa di Campiano 
Chi segue la via provinciale detta ora delle Radici, che partendo da Sassuolo, per la sinistra del Secchia, conduce a Montefiorino, quindi alle Alpi, passati quasi appena i Borghi di Castellarano, trova la villa di Campiano, il cui nome Camp-piano esprime l’ appianamento del suolo che si stende dal fiume al primo pronunciarsi del monte. E mentre l’ occhio meraviglioso, passando dalla maestà. de’ fiume alla ricca vegetazione delle sponde, scorge il famoso Incile od emissario del Canal dì Secchia, che fu oggetto di secolari questioni, spesso cruenti, fra due popoli fratelli, tutt’ad un tratto, dopo leggera svolta della via, si arriva nel Santuario di Campiano. Graziosissima la facciata e snello il campanile, segnala all’attonito passeggero il mite dominio di Lei, che viene intitolata arca d’alleanza e pace, nel luogo che fu già teatro a tante lotte intestine; fonte di grazie cui sparge abbondantemente ne’ cuori assetati, più che non faccia ne’ campi. Il real fiume su cui sorge; mistica torre che difende, meglio che le armate falangi: de’ suoi devoti le persone e 1e cose.

L’occhio corre immediatamente all’epigrafe della facciata: VENITE ET VIDETE OPERA DOM1NI QVE POSVIT PRODIGIA SUPER TERRA.

Chiesa, in stile dorico romano, è di una sola nave e misura m. 24 di lunghezza; 9,60 di larghezza. Puossi considerare come un vasto recinto ottaedrico a volta, con quattro lati maggiori, cui corrispondano il prolungamento del presbitero e coro da una parte, della porta maggiore dall’altra, e due cappelle hinc inde; e quattro minori convenientemente occupati dai confessionali dall’ ambone e da .una moltitudine di tavolette votive. Eleganti gli altari, con le laterali ancone in iscagliola, o gesso lavorato, e dedicato l’uno ai SS. Sebastiano e Rocco, colla scritta in alto: D.O.M.  D.D. SEBASTIANO M. ET ROCHO CONF. SACRVM
L’altro alla S. Famiglia, o Fuga in Egitto, con un quadro singolare, di cui diremo più avanti. Nell’ alto dell’ancona leggi: PAR SINE PARI, poi più in basso: D. I. B. C. E. P. F A. D. MDCCXC

Sopra l’altar maggiore si scorge l’ancona di scagliola, in stile barocco, con un più interno elegantissimo ornato di marmo di Carrara. Entro questo si venera la SS. Immagine di Maria, dipinta sull’ intonaco di una vecchia pietra, di cui l’ornamento lascia scoperta solo un’estensione quadrata di 64 cm. per ogni lato, cioè il busto della SS. Vergine. L’ immagine è tutt’altro che artistica e bella, causa la rozzezza del primitivo dipinto e causa soprattutto i ritocchi scellerati che le vennero fatti in diversi tempi. Ha però una certa. grazia che invita il riguardante alla divozione. Davanti a questa santa  immagine vengono da secoli paesani e pellegrini ad appagare la loro devozione, ed effondere i loro voti, ripartendo colla grazia nell’ anima e la consolazione in cuore. Come e quando cominciò il culto alla Santa Immagine?

Nella prima metà del secolo XVI esisteva, alla destra dell’antica. strada che da. Castellarano conduce a Roteglia, una cappelletta coll’immagine della B. V. dipinta sopra una pietra. Non sappiamo come si fabbricasse quell’edicola devota. Dei testimoni, chiamati dalla Comunità di Castellarano, nel 1631, per provare il diritto di patronato su la Chiesa che venne dappoi, affermarono con giuramento, che dapprima vi era una Cappella piccola, ovvero pilastrello, sulla strada e che la Comunità fece ritirare più addentro nel campo dei fratelli Genovesi, fabbricandola in forma di Chiesa. Ciò fu ai tempi che gli Spagnoli vennero in Lombardia, ai tempi che Pietro Strozzo passò coll’esercito da Castellarano. Anzi un Domenico Melioli affermò di aver sentito dire da Gio. Giacomo della Sulpizia e da altri vecchi, Che la Madonna venne miracolosamente dal di là di Secchia nel luogo ove si trova. Che che ne sia di quest’ ultima asserzione, la primitiva cappella fu fatta prima del 1543. Nel giorno 18 aprile di quell’ anno, l’Ill.mo Dottor D.Antonio Lorencino di Monte Pulciano, commissario dell’Eccell.mo Sig. Cardinal Marcello Cervini, che era Amministratore Apostolico, cioè Vescovo di Reggio, si portò alla visita della prevostura di Castellarano. Era Prevosto un Giorgio Anguissola, ed erano Cappellani, a spese del popolo, un Marco Scalmi di Baiso e Tomaso Ricchi del Sasso. Vi erano fin d’ allora erette la Compagnia. del SS. Sacramento, la società di S. Sebastiano che si adunava nella Cappella di S. Maria di Campiano. Queste ultime due cappelle sono dette essere degli uomini, quindi pare che fini d’allora fossero di patronato del Comune. Ecco le parole del verbale di visita:  habent capellam extra castrum praedictum in qua conveniunt homines societatis s.ti Sebastian intitulatam Sancta Maria in Camoiano extra disctum castrum. Quei confratelli abbandonarono molto presto la cappella di Campiano e andarono ad officiare altrove, oppure si sciolsero, perchè di loro non si trova più cenno nei documenti posteriori. Restò però vivo nell’oratorio di Campiano il culto del santo, e fin da principio si edificò colà un altare al suo nome. Anche presentemente vi è un altare e dei legati in onore del santo.

La prima Chiesa fu edificata in tre volte, nel secolo XVI. Mossi i nostri padri da sentimento di gratitudine verso la S. Vergine, la quale aveva cominciato a fare grazie attraverso quella S. Immagine, decretarono l’erezione di una più vasta Chiesa, e ciò fu, la prima quando gli Spagnoli vennero in Lombardia e Pietro Strozzo passò da Castellarano. Ora Pietro Strozzi, generale delle truppe francesi, fu all’assedio di Mirandola nel 1551 e passò quindi a Parma per aiutare quel Duca contro gli Spagnoli. Nel 1554 poi, nel mese di giugno, mosse da Mirandola con grossissimo esercito per recarsi in Toscana a e tentare la liberazione di Siena assediata, passando da Sassuolo e da Castellarano. Gli Spagnoli poi più volte furono nei nostri paesi e nel 1558 anche a Scandiano. Fu quindi all’incirca in quell’epoca, cioè verso la metà del secolo, che si riedificò la Cappella della Vergine augusta, che un giorno sarebbe divenuta un illustre Santuario. Questa fu la prima delle tre riedificazioni indicate dai testimoni del 1631. Crebbero le grazie ed i favori che la buona Madre faceva ai suoi figli, per cui ben presto la riedificata ed allargata cappelluccia divenne angusta pel numero dei devoti che accorrevano da ogni parte, e troppo umile in confronto della rinomanza del luogo.

Lo stesso Marchese Filippo d’Este, succeduto nel 1560 a suoi maggiori nel governo di Castellarano, non approvò l’umiltà della fabbrica, per cui la comunità, che per mezzo di un massaro era amministratrice delle offerte, decise di alzare l’oratorio e far ritirare indietro il coro; così ci risulta dalle deposizioni di Andrea Pagani.

Questo secondo restauro ebbe luogo dopo del 1574, nel qual anno un Giorgio Landini legò con testamento alla fabbrica della Chiesa di Campiano 10 scudi d’ oro, da darsi quando si mettesse. mano all’opera, quando in eam fabrcabitur solvenda (9}; e prima del 1581, nel quale, in occasione della visita di Mons. Mazzoli, Vescovo di Reggio, la Chiesa era già fabbricata di nuovo, ma non terminata: construecta fuit noviter eleemosinis fidelium, nondum tamen ad suam perfectionem reducta. 

Affluivano le oblazioni dei fedeli e permisero al Comune di andar più oltre nell’opera incominciata. Quando Mons. Rangone, il 22 luglio 1593, visitò a sua volta Campiano, e vi era un Oratorio abbastanza vasto con unico altare convenientemente arredato. Mancava però ancora il pavimento che si voleva far in pietra, come pare mancavano nelle aggiunte l’intonacato e l’imbiancamento; era però pronto il materiale. Proseguirono i lavori ancora per tutto il restante del secolo, tanto che nel 1599 la Chiesa era ornai compiuta e la Comunità potè presentare a Mons. Vicario il seguente memoriale:  “Molto Ill… et Molto R.o Sig. Vic.o Co.mo
La Communità di Castellarano per devotione sua ha fabricato un Oratorio detto Santa Maria di Campiano con qualche buona spesa, et molta bellezza, come ha fatto vedere a V. S. M.o Ill.e et M.o R.a in questa sua visita. Le resta che la voglia contentarsi; che sia posta la campana in alto fuori de copi; acciò sia udita d’ intorno da luoghi circonvicini a loro beneficio per le messe etc. Et hoc de gratia etc.”

A questo rispose, in data 18 settembre 1599,Mons. Foschieri così: Licentiam petitam concedimos, attento etiam consensu Rev. proepositi dictae prepositurae in presentia nostra dato, citraque prejudicium quorumcumque jurium dictae prepositurae, et ad Ill.mi et Rev.mi epicopi nostri, vet etiam nostrum, duraturum beneplacitum. Regii 18 7mbris 1599. Innocentius Foscherius Vic. L. S.. Peregrinus Vellanus Not. etc.

Come il lettore ha potuto notare, il Comune asserì di aver fatta una discreta spesa nella costruzione della Chiesa. In fatti il Comune vi erogò la maggior parte dei denari che aveva in riserbo per l’acquisto di una possessione oltre il Secchia. L’altra parte venne impiegata nel litigare e sostenere i diritti della Pieve di Castellarano contro la Chiesa di Sassuolo che voleva separarsene.

Quella campana, di cui si chiese la collocazione, era stata pigliata a Reggio da certo Ercole Baccarini. Un secolo più tardi, cioè nel 1697, la campana non vi era più, perché rubata, onde il Monte di Pietà di Castellarano ne aveva dato una sua di 7 pesi circa, che durò fino al 1893, epoca in cui fu rifusa dal Brighenti, e che aveva la scritta: Jesus Christus ect. An. 1655.                                                                       

Anche un inventario del 1730 ha: “In un angolo della sacristia sopra un piccolo campanile vi è una piccola campana, ragione di questo Santo Monte, che l’ imprestò molti anni or sono in occasione del furto, che fu fatto in parte della campana di esso oratorio, l’ avanzo del quale fu poi trasportato nell’ archivio di questa Comunità, che se non fallo ascendeva a pesi cinque incirca, tanto mi è stato detto.

La vecchia Chiesa, come risulta da un inventario della metà del sec. XVII, e dalle Visite Vescovili del 1704 e 1724, fino alla qual epoca non fu alterata sostanzialmente nella forma, aveva tre navi. Ecco le parole del primo di questi documenti : “La Chiesa è fatta in volta .con tre navi e la cornisa intorno senza oro; la lunghezza sarà di braccia n. 26 e la larghezza di braccia n. 18 incirca. La porta maggiore che è posta verso mezzodì e la entrata piccola; di fuori vi è la sua loggia fatta in volta con le muraglie intorno alte braccia due incirca.” La navata laterale dell’ epistola cioè verso il monte, fu nuovamente riedificata nel 1724.
Ai due lati del presbitero, che doveva essere spazioso, erano due altari, come risulta. da tutte le visite, cioè da quelle del 1626, 1636, 1652 e 1724. L’ uno di questi altari era della famiglia Fiandri, cioè dei fratelli Andrea Rettore di Roteglia e Girolamo che avevano derivato il patronato da Niccolò Regnani. Ora un Niccolò Regnani era Prevosto di Castellarano dal 1564 al 1590, epoca della costruzione della Chiesa.

Egli aveva fatto collocare sull’ altare da lui costruito un  quadro nel quale era rappresentata la SS. Vergine in alto ed in fondo era l’ immagine di un pregante, vestito da sacerdote, con in mano un cartello cosi : NICOLAVS REGNANI F. F. (fieri fecit). Nell’ ultima nostra visita a Campiano, ci è stato mostrato un quadro lacero da noi riconosciuto per quello del Regnani. Il Suo altare nel 1626 era sprovvisto di tutto, per cui Mons. Vescovo Coccapani, nella sua Visita del 24 luglio, comandò che venisse arredato. Dieci anni dopo, lo stesso Vescovo comandò che, qualora non venisse officiato e decentemente fornito degli arredi, fosse distrutto. Sussisteva però, quantunque sprovvisto, anche nel 1552 e durò fino ai tempi della Chiesa nuova. Anzi, con suo testamento del gennaio 1662 Andrea Fiandri, il rettore suddetto di Roteglia,
instituì in questo altare, titolato alla Madonna di Loreto, un legato di 3 Messe annue, la cui dote era oltre Secchia, a S. Michele. Le Messe vennero celebrate fino a nostra ricordanza.

L’ altro altare, pure dedicato alla B. V. ed ai SS. Rocco e Sebastiano, era di patronato della famiglia Toschi, e da essa passò prestissimo alla famiglia Gatti. Noi crediamo che sull’altare vi fosse un quadro che, ridotto in laceri brandelli, ho ritrovato a Campiano. Peccato che lo si sia lasciato irreparabilmente perire; perché era del secolo XVI e, a nostro giudizio, notabile. Essendosi trovato l’ altare sprovvisto degli arredi, tanto nel 1626 che nel 1636, ne fu ordinata la demolizione. Fu allora, noi crediamo, che, quantunque non si sia addivenuto alla distruzione dell’ altare, il quale sussisteva nel 1652 ed oltre, il quadro dell’ancona fu rimosso e collocato sull’altar maggiore, come ci apprendono due inventari fatti dal Rettore Nicolò Sieni nel 1682 e 1697: “Un quadro sull’ altare con l’immagine della B. V. e de’ SS. Rocco e Sebastiano, che serve all’ altare e copre detta B. V. quale è nel muro.”

Dal libro: Il Santuario della MADONNA DI CAMPIANO – Notizie storiche – Modena – Tipografia Aldo Cappelli – 1897 – D. D. G. S. A

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