Beata Vergine di Guadalupe

Descrizione

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L’EDIFICAZIONE DELLA CHIESA E LA SUA STORIA

Dal 1378 al 1417 (in 40 anni si susseguirono 8 Papi ) la chiesa cattolica visse un burrascoso periodo di controversie ,conosciuto come lo “Scisma d’Occidente”.  Due Papi ,Urbano VI e Clemente VII ,regnavano contemporaneamente sul soglio  pontificio causando, soprattutto nelle piccole realtà urbane, una situazione di confusa incertezza. Finalmente nel 1417 fu eletto dal Concilio di Costanza un nuovo ed unico capo della Chiesa: Martino V. (Ottone Colonna). Quest’ultimo venne riconosciuto da tutta la cristianità come unico e vero Pontefice e il 30 settembre 1420 ristabilì la sede vaticana a Roma. Contestualmente a Montolmo, per ricordare ai posteri il fausto evento, edificò la Chiesa suburbana di S. Croce, a spese del comune, che la ritenne per questo di sua proprietà (come attestato dai Consigli del 1588). Una lapide scritta in gotico, posta all’epoca sulla facciata, ed ora all’interno della sagrestia, ne ricorda l’edificazione con la seguente scritta:

Questa piccola chiesa, col reddito di dieci scudi e con la responsabilità di alcune messe, inizialmente fu dedicata a S. Croce e S. Biagio. In seguito alle apparizioni della Vergine in Messico, il 9 dicembre 1531, arrivarono in Europa alcune immagini della Madonna di Guadalupe che furono divulgate un po’ dappertutto. A Montolmo, da sempre devoto a Maria, venne dipinta la S. Icona su un muro, e la Vergine non tardò a spandere sue grazie; così racconta, infatti, lo storico Montolmese Don Andrea Bartolazzi, confutando la tesi ventilata da altri, secondo i quali la S. Icona era già esistente nella fontana dell’olivo.

L’immagine di Nostra Signora di Guadalupe è un affresco di stile bizantino, di autore ignoto, eseguito su un muro alto circa due metri, cementato a malta, dello spessore di circa trenta centimetri e di leggerissimo intonaco, racchiuso da un ornato ligneo ricoperto d’oro zecchino, protetto da un vetro. Fino agli anni  70  l’immagine era coperta da un telo ricamato in oro che veniva tolto nel corso di particolari e solenni funzioni religiose, durante i vari periodi dell’anno e particolarmente, durante il mese di maggio, quando la chiesa è meta preferita per le funzioni del mese di Maria .

L’affresco  è uno  delle prime copie della Vergine di Guadalupe. L’opera originale ,raffigurante la Madonna in campo azzurro trapunto di stelle, di tonalità piuttosto bruna, è rivolta verso gli astanti. In alto a destra, si scorge la mano benedicente di Dio, mentre ai piedi dell’immagine un religioso,   (forse Francesco Giovanni di Summaraga, primo Arcivescovo del Messico, alla cui presenza si operò il prodigio) è prostrato in preghiera con il capo rivolto verso il viso della Vergine. La sacra immagine, secondo il Bartolazzi, divenne ”Centro della universale devozione del nostro popolo di Montolmo” e anche quando dai paesi vicino iniziarono ad accorrere numerosi pellegrini, si dovette ampliare la chiesa. E quando nel luglio del 1577,si recò in S. Visita a Montolmo, Mons. Maramonti delegato apostolico per ordine del concilio di Trento, essendo Vescovo di Fermo Felice Peretti,  si obbliga il cappellano ad abitare la casa di S. Maria della Croce (oggi chiesa di S. Croce) a ragione della devozione e del concorso di popolo.

La Chiesa e l’annesso edificio furono donati  dal Papa Sisto V (1585- 1590 ) all’Ospizio dei Poveri Invalidi, poi unito all’Ospizio di San Michele a Ripa  Grande di Roma. Il 1 aprile 1610, segato il muro ove era dipinta l’effige della Vergine e incastonato in assi di legno, l’affresco fu collocato in un posto più sicuro all’interno del luogo sacro. Ma col passare del tempo, passo  nel pio luogo, ogni cosa in dimenticanza e il diritto di nomina si deferì all’Ecc.mo Arcivescovo diocesano, che l’ha esercitato e tutt’ ora lo esercita. Dopo un lungo periodo di buio, nella predetta chiesa, abbandonata e quasi fatiscente, si ridesto nei Montolmesi, la devozione verso quella immagine ,che fu posta alla pubblica venerazione. Questo fatto giunto a notizia dell’Ecc.mo Cardinale Filippo De Angelis, Arcivescovo della Diocesi, lo determinò a formavi una Pia Unione (1843) la quale poco dopo (1846) costituita in Confraternita. Con l’unione e l’impegno, i nuovi Confratelli (cittadini di ogni ceto sociale) riuscirono ad effettuare in breve tempo, considerevoli restauri nella detta chiesa, furono costruiti Altari, suppellettili e quant’altro occorreva onde nulla mancasse al culto divino, e si impegnarono ad accogliere nella chiesa un nuovo Santo, perché nel  1855  a seguito di una terribile pestilenza che arrivò a Pausula, l’attuale parroco Don Giovanni  Olivieri  con l’aiuto di don Pier Paolo  Bartolazzi, per tentare di debellare la peste , fece venire la reliquia di San Felice, dalle catacombe di Sant’Agnese a Roma. Appena le ossa del Santo arrivarono a Pausula il morbo si fermò.  La popolazione di Pausula, per onorare San Felice, fecero costruire un simulacro ove misero le sue reliquie e lo posizionarono nel  1858  sotto l’altare del SS. Crocefisso nella Chiesa di Santa Croce.

Per le note vicende dell’Unità D’Italia, negli anni 1860, la Chiesa e la casa annessa passarono in proprietà del demanio dello Stato. Poi, su domanda del Proposto Don Andrea Bartolazzi, “ la proprietà fu retrocessa alla parrocchia dei SS. Pietro, Paolo, Donato, fermo restando l’obbligo dell’amministrazione e manutenzione ( Fabbriceria ) alla Confraternita.  Ne qui si riflette la pietà degli Aggregati e dei devoti, dato che essendo riusciti con elemosine e  oblazioni a formare un fondo, divisarono di fare altri restauri nella detta chiesa, ed in alcuni punti anche ad ampliarla.  La pittura, anche se eseguita sopra una fragile struttura, dopo più di tre secoli ancora resiste.  ( Non soffrì la minima lesione  quando nel 1860 fu ampliata la cappella e fu trasportata indietro di sei metri e mezzo, poi nel novembre del 1903, per la riparazione  della cappella in rovina, fu spostato nuovamente  ed infine nel novembre 1916 fu collocato sotto il nuovo abside .)  Il Papa PIO  IX “Il Pontefice dell’Immacolata” si degnò  di  aggregare, la chiesa di Santa  Croce, all’ alma Basilica di Loreto, con la partecipazione delle stesse Indulgenze (decreto del 4 marzo del 1861). All’epoca vi erano  tre  altari: quello maggiore dedicato alla Madonna di Guadalupe, il secondo a S. Giuseppe e il terzo al SS. Crocifisso. Per l’occasione i Confratelli chiesero che potesse essere collocato nella Chiesa “il SS. Sacramento, lo vuole e lo comanda Maria, perché brama di avere accanto a sé il proprio Figlio.”  Fu in questa occasione che Pio IX, a mezzo del Cardinale De Angelis, donò alla Chiesa di S. Croce, un prezioso Calice d’argento, tuttora esistente, e concedendo la celebrazione della S. Messa propria.

Per i tanti miracoli che la Vergine aveva compiuto la Confraternita ottenne da Leone XIII, che l’immagine della Vergine fosse incoronata. Il 18 maggio 1879  Amilcare  Malagola Arcivescovo e principe di Fermo, a nome di Leone XIII, rispondendo ai voti dell’intera Pausula pose un diadema di gemme sul capo della Vergine ( fu la prima incoronazione ). Per il giorno di questo evento storico,  venne concessa l’indulgenza plenaria che proseguì per tutta settimana. Questo grande evento fu pubblicizzato dalla confraternita, mediante un manifesto sacro (l’originale ancora esistente), la fotocopia, si può leggere in un quadro in fondo la chiesa,  dove si elencano i Privilegi avuti dalla Vergine Immacolata e pertanto, invocando tutti i Pausulani  ad essere presenti alla solenne  cerimonia d’incoronazione e si elenca anche  l’ordine di eventi che si facevano durante tutta la giornata di domenica 18 maggio.

Dato che la chiesa di  Santa Croce era molto piccola, il Pontificale si tenne alle ore 9 di mattina nella Collegiata dei Santi Pietro, Paolo e Donato. Il suono dei sacri bronzi  e la musica in chiesa, la banda cittadina e i continui spari rallegrarono la festa. Nel pomeriggio vi fu la benedizione  con l’Eucaristico Sacramento. Alle  7 pomeridiane  si fece  una  carriera di cavalli con fantino, sull’imbrunire  si alzò in cielo un elegante globo aereostatico, lavoro del celebre artista locale Sigismondo Martini, e si fece grande illuminazione, la giornata si conclude  con i fuochi d’artificio della ditta  Leopardi di Monte Sampietrangeli.

L’incoronazione fu preceduta da un triduo di panegirici e preghiere che si tennero invece nella Chiesa di S. Croce.  In seguito a questa memorabile giornata si pose in memoria , per ricordare ai posteri , una lapide , sul muro dentro la chiesa. Nel  1914 per l’opera gratuita dei fedeli, il sacro edificio fu nuovamente ricostruito ed ampliato  con un nuovo altare in marmo, sovrastato da una bellissima cupola che fu progettata ed iniziata dal giovane architetto , Oriundo Pausulano, Mauro Calzetti, successivamente sostituito, perché richiamato alle armi, dall’ingegnere  Muzio Innocenzi.  In  questa occasione si costruì anche una cappella espiatoria dedicata ai soldati morti in guerra (opera realizzata  a spese del comune ).  Questa costruzione venne collocata nella parte destra della navata in sostituzione dell’Altare dedicato a S. Giuseppe.

Già dalla guerra di Libia nel 1911, i parenti dei soldati portavano spontaneamente foto e doni per i  loro cari alla Madonna perché li proteggesse e li salvasse. Questa abitudine continuò nella prima e la seconda guerra mondiale. I lavori di questo ampliamento finirono nel 1927 e il 27 agosto dello stesso anno, essendo Arcivescovo di Fermo Mons. Carlo Castelli, il Cardinale Luigi Capotosti, consacrò il nuovo edificio il quale con l’occasione  incoronò l’immagine della Madonna con un diadema, frutto dell’oro offerto dai fedeli in tempo di guerra. Anche per questo evento fu incisa una lapide a memoria ed appesa al muro in fondo la chiesa.  Il 13 ottobre 1937 S.E. Mons Ercole Attuoni, accoglieva la domanda della popolazione e del Clero per la proclamazione della Madonna di Guadalupe, a Patrona secondaria della città di Corridonia.  Nello stesso anno, per volontà del rettore della Chiesa di Santa Croce, Don Giuseppe Illuminati,  si diedero inizio ai lavori per la costruzione della torre  campanaria e della facciata con alla guida delle opere l’ingegnere Vincenzo Illumunati.

Il  6 giugno 1948, passato il periodo della guerra, Mons. Norberto Perini, ripose  sul capo della Vergine, in forma solenne, la corona (tolta durante il periodo della guerra per comprensibili ragioni ).  Negli anni 1950/1956, fu costruita la facciata attuale della chiesa . “Una domenica d’agosto del 1955 fu fatta una questua di grano, offerto da tutti i contadini del territorio di Corridonia, per fare fronte alle spese  sostenute per tale opera, che fu trebbiato nell’aia della famiglia Rita che si trovava poco distante dalla Chiesa.”  Il 31 ottobre 1965  Mons. Miranda Y Gimes Miguel, arcivescovo di Guadalupe (trovandosi a Roma per il Concilio Vaticano II) venne a Corridonia, il quale dopo 434 anni dalle apparizioni in Messico, ripose sul capo della Vergine un diadema aureo degno della Regina dei Cieli. Questo grande evento, fu preceduto dalla S. Messa delle ore 11 nella Chiesa dei SS. Pietro e Paolo che lui stesso celebrò  accompagnato dai canti della scuola cantorum (Santa Cecilia) di Corridonia, nel pomeriggio  alle  16/30 si svolse per le vie del paese la solenne processione fino alla Chiesa di S. Croce, accompagnata dal complesso bandistico “Gioventù dell’Annunziata” di Montecosaro  Scalo. Nel  1966  la confraternita ricevette una donazione,  da  parte del rettore della chiesa di Santa Croce Don Giuseppe  Illuminati e i  suoi fratelli dei beni dei loro genitori, come si legge nella lapide posta nel Santuario, con lo scopo di servire per la manutenzione della Chiesa. Questa particolare affezione alla Vergine e il grande desiderio secolare di una popolazione impegnata e profondamente devota ebbe risposto con grande generosità, per cui si proseguì alla fine degli anni 60 in un ulteriore restauro, nella parte dell’Abside (Presbiterio), fu rimesso a nuovo secondo i nuovi criteri liturgici e la cupola fu artisticamente decorata, dal pittore Diego  Granatelli di Fermo. Durante questi lavori, fu spostato nuovamente (di circa m.1.60, più in dietro) l’Altare principale, e per poter eseguire i lavori, fu spogliato da tutti i suoi ornamenti, che non furono più rimessi. Questi ultimi lavori, compresero anche il posizionamento, nella cappella Espiatoria, di lapidi monumentali, con incisi i nomi di tutti i concittadini che nel corso delle due guerre mondiali onorarono la Patria con la loro vita, intorno ad una artistica lampada.  Quando furono ultimati questi ultimi lavori di restauro, l‘8  settembre del 1971  Cleto Bellucci allora Amministratore Apostolico sede Plena  elevava la Chiesa a Santuario Mariano, a fianco del Cardinale Pericle Felici e l’Arc. Norberto Perini con l’ attuale parroco Don Raffaele Vita e il rettore di detta chiesa.

Nella Chiesa si conserva una reliquia della Santa Croce, racchiusa in una bella croce di ebano con ornamenti in argento, appartenuta al bolognese Cardinal Lorenzo Bianchetti, passata poi nelle mani del montolmese Ruggero Fausti, familiare del Cardinal  Montalto, che ne fece dono alla sua patria il29 luglio 1621. L’autentica della reliquia, datata 29 luglio 1622, veniva conservata nell’archivio della chiesa di San Donato. Il prezioso reliquario si esponeva in maniera solenne ogni  anno il 3 maggio, giorno della festa liturgica della Santa Croce, racchiusa in una nicchia protetta da una grata di ferro.

 

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