Beato Rizzerio (Eremo – Santuario)

Descrizione

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Cenni storici

L’eremo Beato Rizzerio si trova nelle colline circostanti al paese di Muccia, in provincia di Macerata nelle Marche a 750 m s.l.m. accanto alla chiesa della Madonna di Col dei Venti.

L’eremo ebbe diverse vicissitudini negative tanto che nel 1948-49 fu demolita la grotta e la chiesa che custodiva il corpo del beato.

Quest’ultima venne ricostruita e di nuovo abbandonata poco dopo fino al 1976, allorché il professor Cesare Lami, esimio chirurgo e fervente devoto, ritrovò la grotta ed il sepolcro intorno al quale, sulla traccia delle vecchie fondazioni, ricostruì la chiesetta, oggi santuario.

Un’originale torre sbrecciata fa da contrasto alla solidità del corpo centrale del Santuario, a simboleggiare la futilità dei beni terreni – quelli dell’inquieta benché ricca famiglia del Rizzerio contrapposta alla solidità della croce di Cristo.

Il Santuario è in stile romanico.

Nel santuario è conservata un preziosa reliquia del Beato: la sua mano destra, con la quale scrisse la regola francescana.

Aspetto attuale

L’eremo ad oggi è diventato un complesso ricettivo gestito da una Fondazione ed è composto da 21 camere ( singole, doppi e multiple ), per un totale di 52 posti letto.

Beato Fra Rizzerio

Il Beato Rizzerio, ovvero Bonconturzio dei Baschi di Alviano, nacque a Muccia (MC) nel Castello di Giove nel 1190 e conobbe San Francesco che predicava a Bologna nel 1220 il giorno dell’Assunta nella Piazza del Palazzo Piccolo. La vita di Rizzerio ha tratti in comune con quella del Beato Pellegrino da Falerone: entrambi erano marchigiani, provenienti da famiglie nobili e studenti di legge a Bologna. Proprio a Bologna i due studenti ebbero l’occasione di avvicinare San Francesco d’Assisi e di rimanere affascinati dalla sua persona, tanto da indurli a seguirlo. San Francesco predisse a Pellegrino una vita umile e nascosta, mentre a Rizzerio di reggere e governare i frati.

Rizzerio, ritornato nelle Marche, fu ordinato sacerdote e in seguito fu anche eletto Ministro Provinciale, formando i propri confratelli ad una austera vita di povertà e di gioiosa fraternità e al rispetto della regola dei Frati Minori. Condusse una fervida ed instancabile predicazione evangelica per molte città e paesi.

Un giorno si abbatté su Rizzerio una terribile prova, smarrito e turbato si presentò a San Francesco per capire, dal modo come sarebbe stato accolto dal serafico padre, se fosse stato ancora amato da Dio. San Francesco, che era allora infermo nel palazzo del Vescovo di Assisi, illuminato da Dio su ciò che stava accadendo, spedì incontro a Rizzerio Fra Leone e Fra Masseo con il compito di accoglierlo a braccia aperte e di comunicargli che lui tra i frati gli era il più gradito. La calorosa accoglienza e le tenere parole calmarono il cuore in tempesta di Rizzerio. Quando fu vicino a San Francesco, il poverello d’Assisi, benché gravemente ammalato, lo abbracciò teneramente e gli ribadì: “Figliolo carissimo, frate Rizzerio, fra tutti i frati che sono nel modo io amo te singolarmente”. Baciatolo, gli impresse un segno di croce sulla fronte e aggiunse: “Figliolo carissimo, questa tentazione è stata permessa da Dio per un tuo grande merito e guadagno”. Rizzerio si sentì sollevato dal terribile cruccio.

Gli ultimi anni della sua vita li trascorse a Muccia, presso l’eremo di San Giacomo apostolo. Morì il 7 febbraio 1236.

Fu beatificato da Gregorio XVI il 14 dicembre 1838.

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