Madonna Annunciata di Cortaiolo

Descrizione

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Santuario della Madonna di Cortaiolo a Vione

Nel Comune di Vione, considerato luogo di culto del popolo, è uno dei monumenti più cari ai vionesi. Il nome deriva dal fatto che in epoca romana la plebe risiedeva nella corte, mentre i benestanti stavano al castello. Al suo interno si trovano affreschi di Oscar di Prata, recentemente restaurati (nel 2018) insieme alle belle facciate dell’edificio, risalenti al 1476.

Una precedente cappelletta (1357), forse edificata su resti di sacello pagano, è documentata come cappella con altare e portico nel luogo dell’attuale sagrato. Sino a pochi anni fa rimanevano resti di murature a sinistra dell’attuale ingresso, demolite nella sistemazione dell’area.

Posta al margine più elevato del piccolo gruppo di case e fienili della contrada di Cortaiolo, antico insediamento produttivo agricolo, curtis, il santuario si pone sull’antica via di collegamento tra il centro abitato di Vione e la via Valeriana. L’origine della chiesa potrebbe ricondursi alla preesistenza di un sacello pagano posto sulla via.

Le superfici interne, completamente intonacate, ospitano un esteso e interessane ciclo di affreschi dell’autore Oscar Di Prata, eseguiti nel 1954. La chiesa risulta frutto di una progettazione unitaria con caratteristiche tipiche delle chiese cinquecentesche di piccole dimensioni. Esternamente sono facilmente riconoscibili il volume maggiore della navata, quello più contenuto dell’abside a cinque lati, quelli accessori del campanile, a nord, come quelli sporgenti della cappella laterale, sullo stesso lato e quello della sagrestia sul lato sud.

L’orientamento della chiesa risulta perfettamente sull’asse Est-ovest, con presbiterio ad est. La facciata, tipicamente cinquecentesca con timpano triangolare (ricorda la facciata della coeva chiesa di San Faustino a Bienno) con tre pinnacoli a coronamento muniti di banderuole e croce centrale, in ferro battuto di notevole fattura. La facciata presenta due basse finestrelle che consentono la vista dell’interno dal sagrato. tali aperture, sormontate da affreschi molto deteriorati che paiono riportare degli stemmi, sono tipiche delle chiese poste su luoghi di passaggio e vennero abolite dal concilio di Trento. Appartengono probabilmente alla conformazione originale della facciata. Modifica seicentesca è invece l’aggiunta di un leggero protiro a protezione dell’ingresso e la finestra mistilinea soprastante. Il portale principale recante data 1577, a gruccia, è opera semplice ma raffinata, in marmo di Vezza dagli stilemi rinascimentali.

I fianchi del volume della navata sono scanditi esternamente da quattro lesene profonde sulle quali si attestano le catene in ferro che contrastano le volte interne. Sul lato meridionale, in corrispondenza dell’ultima delle tre campate, si apre la porta secondaria, con stipiti in marmo. Sul lato opposto, si attesta il piccolo volume della cappella delle Sante Apollonia e Lucia, affiancata, in corrispondenza della campata mediana, da un vano tecnico, precedentemente ospitante il pregevole organo Parolini, smantellato.

L’interno della navata ad aula unica, rispecchia la suddivisione in tre campate percepibile esternamente. La volta a botte, unghiata, ha un impostazione ancora tendente al sesto acuto, anche nelle unghiature, che formano sulle pareti laterali archi a sesto leggermente acuto, intervallati da pinnacchi su peducci. La cappella laterale, coperta con una semi-volta ad ombrello, ospita l’altare ligneo, riccamente intagliato da diversi scultori tra cui Domenico Ramus nel tardo Seicento. L’arco trionfale tra navata e presbiterio manifesta apertamente l’utilizzo del sesto acuto. Il presbiterio, con pianta definita da metà ottagono, è coperto con volta composta da cinque unghiature convergenti che lasciano sulle pareti delle specchiature ad arco leggermente ogivale. Nella Specchiatura centrale trova collocazione l’altare ligneo con la statua Novecentesca della Vergine. L’altare, rimaneggiato, è opera del 1645 di Giovanni Battista Ramus. Nella specchiatura sul lato destro, attiguo alla sagrestia, inonda il presbiterio una grande finestra a lunetta. La porta del campanile a sinistra e della sagrestia a destra, si fronteggiano nello spazio delle prime due specchiature del presbiterio.

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