Madonna dei Martiri (Basilica Minore)

Descrizione

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Il primitivo tempio sorse per volere di Guglielmo I re di Sicilia nel vasto cortile dell’Ospedaletto dei Crociati in sostituzione della primitiva cappella. Fu Ursone, Vescovo di Ruvo, a benedire la prima pietra. Il Vescovo molfettese Bovio riporta nella sua opera il testo della Bolla circa la Chiesa dei martiri. Egli dice che, poiché era assente il Vescovo di quella città dal Regno, nel marzo 1162, per ordine del Re Guglielmo, il nostro Ursone veniva chiamato a benedire il suolo su cui doveva sorgere la Chiesa della Madonna dei Santi Martiri pellegrini, dove erano sepolti i corpi dei santi pellegrini delle crociate. Il presule si recò con alcuni sacerdoti nella zona detta “carnaria” per benedire il suolo e non per consacrare la Chiesa che non ancora si era costruita. Il primitivo tempio era formato da una sola navata sormontata da due cupole gemelle. Delle due cupole uno è chiaramente visibile ancor oggi, ricostruita dal Salerni; l’altra fu distrutta, ma l’elemento appena accennato visibile sull’arco dell’attuale presbiterio, può idealmente riportarci al testo originale architettonico anche se la costruzione posteriore lo ha reso quasi simile ad una breccia di nicchione. Le due cupole fecero naturalmente da modello ai “magistri” del duomo di Molfetta, molto più evoluto artisticamente del modello della Chiesa di S. Maria. Oggi di queste due cupole gemelle rimane solo una, cioè dove si trova l’abside dell’attuale chiesa. Nel 1700 fu aggiunta una nuova cupola, dietro l’altare maggiore dove attualmente è situato il coro ottocentesco. Con l’arrivo dei frati minori fu costruito il convento e la nuova chiesa neoclassica. Il nuovo grande tempio, in stile neoclassico, è a tre navate con due ordini di colonne stuccate. La navata centrale è a tutto sesto, alta, maestosa, decorata a rosoni esagonali incassati

Sul finire del 1100 giunse a Molfetta l’Icona della Vergine della Tenerezza. L’icona (m.1 x cm.66) è dipinta su legno di cedro e rappresenta la Vergine che regge sul braccio sinistro il Bambino che bacia la Madre, mentre con il braccio destro indica colui che è il Redentore. Al titolo di Vergine della Tenerezza fu sostituito quello di Vergine dei Martiri per onorare i crociati e i pellegrini che riposavano nella Carnaia (luogo di sepoltura). Nel corso dei secoli l’Icona è stata sottoposta a diversi restauri il primo dei quali risale al 1513, voluto dal Vescovo Alessio Celidonio, come dimostrano le due placche d’argento poste agli angoli inferiori dell’Icona.

L’11 Maggio, viene solennemente portata in processione in ricordo del terremoto del 1560, che scosse terribilmente la Città lasciandola illesa da danni. Il popolo da quel giorno fece voto di celebrare ogni anno, alla data suddetta, una messa. Questa ricorrenza va sotto il nome di “Medonne du Tremelizze” (Madonna del Terremoto). Lo storico Francesco Lombardi, scrive che l’anno successivo a quello del terremoto, nel 1561, ancora una volta Molfetta fu salva per intercessione della Madonna dei Martiri, perché ci fu una forte alluvione. Tra i miracoli individuali più frequentemente concessi dalla Madonna dei Martiri vanno annoverate guarigioni di storpi, ciechi, muti, piagati, di partorienti in pericolo di vita, liberazioni di prigionieri condannati ingiustamente. La devozione verso la Madonna dei Martiri, nel corso dei secoli, è cresciuta a tal punto che, con Bolla Pontificia del 3 giugno 1951, Papa Pio XII dichiara la Madonna dei Martiri compatrona della Città e della diocesi di Molfetta. Per la circostanza l’Icona venne portata nella Cattedrale e dopo un periodo di preparazione spirituale e culturale, il 1 luglio venne solennemente incoronata dal Capitolo vaticano rappresentato dal cardinale Federico Tedeschini.

Nel 1840 un certo Mauro Oronzo Valente scioglie un voto fatto alla Madonna dei Martiri e commissiona a Giuseppe Verzella, noto scultore napoletano, una statua della Madonna. È probabile, come si racconta, che il Valente abbia commissionato la statua in segno di ringraziamento alla Vergine per lo scampato pericolo dall’epidemia di colera che negli anni 1836-1837 colpì il Regno delle Due Sicilie e che a Molfetta provocò parecchi morti. Nulla però fa ritenere che si tratti di un ex voto per grazia ricevuta, circostanza che, se reale, sarebbe stata chiaramente esplicitata come vuole la tradizione. Il Verzella realizza così, partendo dall’icona, la statua della Madonna a grandezza naturale (m.1,34) con due angeli che sorreggono un manto di stoffa, simbolo della divina regalità della Madre e del Figlio. La statua, il 30 Agosto 1840, fu benedetta in Cattedrale dal Vescovo Giovanni Costantini e portata in processione fino alla chiesa di S. Domenico; lì fu affidata ai frati minori che, insieme al popolo, la condussero in processione solenne fino al Santuario. La Madonna dei Martiri viene venerata in maniera solenne durante la novena (29 agosto-7 settembre) ad essa dedicata. Dal giugno del 1987 il Santuario fu elevato alla dignità di Basilica Pontificia Minore.

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