Madonna della Neve  

Descrizione

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A ridosso del castello Oldofredi, su una piccola collina dove vi era una grande villa romana del II secolo d.C. si erge ora il santuario della Madonna della Neve. La comunità di Iseo decise nel 1653 di demolire la chiesa intitolata a santo Stefano e di costruire (1655) nello stesso luogo l’attuale santuario in onore della Vergine. I fedeli salvarono dalla distruzione l’affresco della Vergine e sant’Antonio abate (XVI secolo) per utilizzarlo come pala dell’altare maggiore in quanto ritenuto miracoloso.

La facciata presenta delle linee piuttosto sobrie che permettono al portale barocco, in pietra di Sarnico, di porsi in evidenza: si tratta, infatti, di un’opera elaborata per le dimensioni, tipologia e aggetto delle decorazioni. Le due porzioni di muratura ai lati dell’ingresso formano, mediante lesene poco aggettanti, ciascuna tre incavi in cui sono state realizzate delle immagini. In quelle quadrate trovano posto gli Evangelisti, mentre nelle due rettangolari, e quindi di dimensioni maggiori, Sant’Antonio di Padova con Gesù Bambino e San Giovanni Battista. Le opere sono ascrivibili allo stile di Bernardino Gandino. La facciata si conclude con una trabeazione su cui poggia il timpano triangolare con croce. Sul lato nord della chiesa si erge il campanile; durante il restauro si è potuta rilevare la data 1767 riferita all’anno di erezione.

L’interno si presenta ad aula unica rettangolare con copertura a volta che trae luce da due finestre. Lungo le pareti le lesene scanalate munite di capitelli corinzi reggono un ampio cornicione. Le cappelle laterali, dalla ricca decorazione barocca in stucco, sono dedicate a sant’Antonio di Padova e a santo Stefano. Collocati al centro dell’arco vi sono due affreschi settecenteschi: Il sogno di Giacobbe (altare di Sant’Antonio) e la Trinità (altare di Santo Stefano). Altri due affreschi, di scuola veneta, sono realizzati alle pareti dell’altare di sant’Antonio e rappresentano Sant’Antonio di Padova che predica ai pesci e il Miracolo dell’asino (XVII secolo).

L’altare di Santo Stefano, a commesso marmoreo, è del ‘700 e testimonia una raffinata tecnica di tradizione fiorentina diffusasi a Brescia con l’arrivo dei Corbarelli alla fine del Seicento. Nel presbiterio il paliotto, in commesso marmoreo, presenta, nelle due nicchie laterali, le statue in marmo bianco dell’Angelo annunciante e della Vergine. Decorano le due nicchie delle colonnine tortili in marmo nero. L’interessante lunetta settecentesca (olio su tela), collocata alla sommità dell’immagine miracolosa, raffigurante Angeli con cartiglio è attribuibile al bresciano Pompeo Ghitti.

Ai lati del presbiterio vi sono due affreschi del 1954 di Piero Brigoli da Corzano. In controfacciata, inserito in una cantoria decorata, c’è un organo opera dei fratelli Serassi (1773-1775). Ai lati sono appese due piccole opere, olio su tela, raffiguranti l’Annunciazione e l’Immacolata di difficile attribuzione e da collocare nella seconda metà del Seicento.

 

testo di Antonio Burlotti

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