Santa Maria in Porto – Madonna Greca (Santuario Parrocchia)

Descrizione

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Pietro degli Onesti, che per umiltà volle chiamarsi e farsi chiamare “Pietro Peccatore”, era figlio di una nobile famiglia ravennate.

Nato intorno alla metà dell’undicesimo secolo, visse fino al 1119. Tornato a Ravenna dall’oltre mare, dopo ben sedici anni di lontananza per il suo dissenso dall’Arcivescovo Guilberto, che si era proclamato antipapa, si fermò a far vita di preghiera presso una chiesetta dedicata alla Santa Vergine, dove già vivevano appartati alcuni religiosi. Si trovava sul lido a Porto Fuori, che allora era l’ultimo avanzo del grande porto di Classe, voluto dall’imperatore Augusto per tenervi la sua flotta.

Intensa fu l’attività di Pietro nella preghiera e nell’opera.

Essendo aumentato il numero dei suoi compagni, fondò nel 1096 una nuova comunità detta dei “Canonici regolari di Santa Maria in Porto”, fu il loro primo Priore e diede loro la regola, formulata secondo il modello agostiniano ed approvata dal Papa Pasquale II.

Restaurò, inoltre, o – probabilmente – ricostruì la chiesa, in cui collocò l’Icona della Santa Vergine appena ricevuta. Infatti, secondo la tradizione popolare, all’aurora dell’8 aprile 1100, domenica in albis, Pietro e i suoi sette monaci, intenti a cantare il Mattutino, si trovarono ad un tratto immersi in una grande luce, penetrata da una finestra orientale dell’abside. Corsi fuori, videro venire verso di loro, sulle onde, una sacra immagine portata da due angeli: era una pregevole lastra di marmo bianco pario, recante un delicatissimo bassorilievo della  Madonna in piedi, con le braccia alzate in atteggiamento di preghiera, il volto dall’ovale perfetto, gli occhi attenti e colmi di dolcezza. Ben presto fu chiamata “Madonna Greca”, forse per lo stile della lavorazione, per l’origine del marmo (l’isola greca di Paro), per i caratteri greci del monogramma – significante “Mater Dei” – inciso nei due medaglioni ai lati della Sua testa, o forse perché era venuta da oriente.

“Pietro Peccatore” si prodigò subito con i suoi monaci per promuovere, intensificare ed estendere il culto di Maria Santissima, venerata nell’immagine della Madonna Greca. E tale culto, anche se con alti e bassi, secondo le vicende storiche, non è mai venuto meno. Ma proprio le vicende storiche della regione e della città, a un certo punto determinarono il cambiamento di sede della Madonna Greca.

Era il periodo della dominazione veneta, iniziata nel febbraio del 1441 e durata oltre settant’anni. All’inizio, i Dogi di Venezia offrivano cospicui doni al monastero di Porto Fuori; ma presto cominciarono ad introdursi abusivamente nella gestione del medesimo, e si fecero sempre più dispotici: arrivarono persino a vietare i lavori di ampliamento ormai necessari. Temevano infatti che, in caso di attacchi dal mare di soldati nemici, il monastero potesse offrire loro un comodo riparo.

Così i monaci decisero di trasferirsi a Ravenna.

Il 5 agosto 1496 cominciarono a costruire il nuovo monastero, dove nel 1503, a lavori pressoché ultimati, trasferirono l’Icona della Madonna Greca, collocandola nella cappella interna al chiostro.

Intanto Papa Giulio II, deciso a recuperare le terre che già erano state della Chiesa, avendo promosso e spinto la Lega di Cambrai contro Venezia, con pieno successo, nel 1509 poté riconquistare Ravenna al governo pontificio. E nel febbraio 1511 i canonici portuensi lo ospitarono nella loro nuova sede cittadina. Ivi egli tenne un pubblico concistoro e nominò nove nuovi Cardinali e alquanti Vescovi. Prima di ripartire, con una solenne Bolla, concesse favori spirituali a chi avesse elargito una elemosina per la costruzione della nuova chiesa e a chi l’avesse poi visitata il 25 marzo, giorno dell’Annunciazione*.

* Il testo della bolla è inciso in una lastra di marmo posta nell’ambulacro in sagrestia.

Il 13 settembre 1553 ebbe luogo la posa della prima pietra, sulla quale si leggeva “Maria Portuensium Mater et Ravennatum Protectrix”. Il progetto della chiesa doveva essere stato presentato almeno quarant’anni prima, ma gli avvenimenti bellici, la pestilenza e la carestia ne avevano impedito la messa in opera.

Finalmente, la domenica in albis del 1570 la madonna Greca poté essere traslata nel tempio; ma non essendo questo ancora ultimato, fu posta provvisoriamente nella cappella di San Lorenzo al lato destro della basilica. Solo nel 1631, appena portato a termine l’altare disegnato appositamente per Lei, fu trasportata nella cappella al lato opposto.

Le memorie storiche del tempo narrano che i Ravennati, e anche gli abitanti dei dintorni, correvano sempre più numerosi a venerare la Madonna Greca e a ringraziarla, attratti dalle grazie e dai prodigi che ottenevano: singolarmente, come la nascita di un figlio, e collettivamente, come la cessazione di pestilenze o alluvioni. E le pareti della sua cappella erano completamente rivestite di “ex voto”.

Oggi gli ex voto usano meno, ma anche noi fedeli, nella quotidiana frequentazione della nostra chiesa, parliamo e sentiamo parlare di grazie ottenute da qualcuno di noi, magari a seguito della nostra preghiera corale. Allora pensiamo che la Madonna gradisca le nostre suppliche e che, come è arrivata a difendere la Chiesa ravennate nel momento difficile dello scisma di Guilberto, così voglia continuare a proteggere noi in questa Sua casa. Del resto, ne ha dato una dimostrazione in tempi molto più recenti di quelli che abbiamo considerato finora.

Nel 1944, durante i bombardamenti aerei a tappeto, effettuati quasi sempre nottetempo, con lanci di luminosissimi bengala, per meglio seminare distruzioni, terrore e morte, ben tre grosse bombe caddero sulla nostra basilica. Una sfondò la “conchiglia” dell’abside principale e piombò a ridosso dell’altare maggiore, ma non esplose e poté essere disinnescata; le altre due caddero all’esterno: una a un passo dall’abside di San Lorenzo, l’altra a un passo dall’abside della Madonna Greca. Ma nemmeno queste due esplosero e furono rinvenute casualmente anni dopo. Più chiaro di così!!

Vogliamo infine ricordare che negli ultimi due secoli si sono effettuati, attorno alla Madonna Greca, alcuni cambiamenti di rilievo.

Nel 1798, avendo Napoleone soppresso le congregazioni religiose, i canonici portuensi dovettero andarsene: il monastero divenne alloggiamento per le truppe.

Nel 1878 i canonici furono riammessi, ma in assoluta povertà, e furono poi riallontanati dal governo italiano nel 1886.

Sul finire dell’Ottocento, quando la devozione alla Madonna era in ripresa, l’Arcivescovo Galeati ottenne formalmente dal Demanio l’uso della basilica, divenuta sede parrocchiale e affidata al clero diocesano.

Nel 1991 la guida del Santuario-parrocchia è stata affidata ai Monaci Paolini di San Paolo Primo Eremita, chiamati dalla Polonia, particolarmente devoti alla Madonna, che venerano nell’immagine della Madonna Nera di Jasna Gora.

Sono stati loro a rigenerare l’antichissima e oramai dispersa istituzione dei “Figli di Maria” col nome di “Figli della Vergine Greca” ed a ripristinare la suggestiva processione dal mare nei festeggiamenti della domenica in albis, introdotta a suo tempo dall’Arcivescovo Lercaro, ma poi sospesa negli anni seguenti.

Così possiamo rivivere meglio la prodigiosa venuta di Maria Santissima tra noi.

Ora il culto della Madonna sta veramente rifiorendo.

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