Maria SS. del Rosario di Tagliavia

Descrizione

Descrizione

Il santuario della Madonna di Tagliavia sorge in un punto dove convergono diverse strade campestri provenienti da Marineo, da Piana degli Albanesi e da Corleone. Si trova in una zona ridente, una volta terreno per pascoli, oggi vi è più intensa la cultura del grano. Era un feudo chiamato Strasatto, oggi appartenente alla mensa Arcivescovile di Monreale. In un’epoca imprecisata, forse nel 1800, avvenne in questo feudo il ritrovamento dell’attuale immagine miracolosa, che raffigura Nostra Signora del Rosario, posta a sedere, avente tra le braccia il Bambino Gesù. Con la destra porge la corona del rosario a S. Domenico, mentre sulla sinistra S. Caterina genuflessa riceve dal Bambino Gesù una corona di spine. Il ritrovamento di questo quadro si deve a due fratelli di Mistretta, di nome Lo Jacono, proprietari di bestiami, i quali presero in affitto il feudo e, volendo costruire l’ovile e le capanne, avevano bisogno di pietre. I figli e gli impiegati si misero a cercarle e, poiché per costruire nella mandria il cosiddetto badile occorreva una pietra larga e levigata, tra un ammasso di sassi ne trovarono una di 72 centimetri quadrati. Lo alzarono, e la rivoltarono, e quale non fu lo stupore e la meraviglia quando si accorsero che vi era dipinta la Madonna del S. Rosario! Grande fu la gioia dei pastori i quali si affrettarono a narrare l’accaduto ai loro genitori che, pieni di commozione, andarono a venerare la sacra immagine, ringraziando la Vergine SS.ma per avere loro concesso il favore di questa scoperta. Pregarono dinanzi alla Madonna e poi la collocarono sopra un mucchio di sassi. Mentre scavavano attorno per fare un recinto, si formò prodigiosamente una sorgente di limpide acque, cosicché, dove prima tutto era arido ed asciutto, ora vi era acqua fresca e potabile. L’acqua non solo servì a dissetare, ma si dimostrò miracolosa. Passati alcuni giorni, una terribile malattia si sviluppò nel gregge. Gli afflitti pastori però non si scoraggiarono, pieni di fiducia in Maria portarono le pecore a bere quell’acqua ed il male scomparve all’istante. I pastori, grati di tanto favore, con le loro mani costruirono un’edicola e vi collocarono il sacro simulacro, comunicando ai loro congiunti ed agli altri pastori l’avvenimento miracoloso, che si ripeté ogni qual volta il gregge veniva colpito dal terribile male. Non solo gli animali guarivano, ma tutti coloro che si rivolgevano alla Vergine SS.ma ricevevano grazie e miracoli. Si narra che il Re Ferdinando I di Borbone, che abitava nel vicino palazzo reale della Ficuzza, soffriva di un male al ginocchio e, venuto a pregare la Madonna, si lavò la parte malata con l’acqua miracolosa e subito guarì. Per questa grazia ricevuta Re Ferdinando, con Decreto Reale dell’11 ottobre 1811, diede in proprietà 12 salme di terreno al santuario. Inoltre il Re promise che, se la SS. Vergine gli avesse fatto ottenere di nuovo il Regno di Napoli, avrebbe fatto assegnare al santuario il restante del feudo di Tagliavia, cioè 35 salme. Re Ferdinando riebbe il trono del Regno delle Due Sicilie e mantenne la promessa dando le restanti 35 salme, come testimoniato da atto presso notaio D. Domenico Caruso Saggio di Monreale, approvato dal Luogotenente Generale dei reali domini del Re Borbone, Sig. Barone Castelcicala. Sul luogo del ritrovamento del quadro e dove era sgorgata l’acqua furono edificati, anche con elargizioni del Re Ferdinando I di Borbone, la prima chiesa, ora adibita a sacrestia ed il primo eremitaggio. Anzi si sa che Mons. Gabriele Gravina benedisse la prima pietra del nuovo eremitaggio con chiesa annessa. La comunità degli eremiti intanto continuava a progredire nello spirito religioso e nelle pratiche di pietà. Le funzioni venivano celebrate nella chiesa da un cappellano, nominato dall’Arcivescovo di Monreale. L’anno 1841 gli eremiti ottennero dall’Arcivescovo di Monreale, S. E. Mons. Balsamo, il permesso di edificare un nuovo tempio all’Augusta Regina del cielo. Ottenuto il permesso, il cappellano P. Gaetano Alessi da Prizzi benedisse la prima pietra fra il plauso e la commozione di numerosi devoti di Maria. Tutti si impegnarono perché la chiesa fosse bella ed adornata. L’egregio artista Giovanni Battista Noto da Palermo l’arricchì con stucchi. Vincenzo Schiavo da Monreale costruì, a sue spese e con finissimi marmi, l’Altare maggiore.

Di Cristina Andrea da Palermo offrì alla Chiesa due altari dedicandoli uno a Maria Assunta e l’altra a Santa Rosalia. Il Cav. Francesco Nacchetti donò l’altare del Crocifisso ed un quinto altare al Sig. Vito Riolo, con elemosine raccolte dal popolo, dedicò ai protettori degli eremiti: San Paolo e Sant’Antonio. Il 1° maggio del 1845, giorno della festa dell’Ascensione, fu inaugurata, tra l’esultanza e il tripudio del popolo, la nuova chiesa dalla bella facciata in pietra arenile. Il giorno dell’Ascensione, in ricordo dell’inaugurazione della chiesa, è rimasto ancor oggi il giorno della festa della Madonna di Tagliavia. Fino al 1965, il santuario fu curato dagli eremiti, chiamati “i monaci di Tagliavia”, dall’abito bianco e lo scapolare marrone. Dedicavano alla preghiera gran parte del giorno e si impegnavano nel lavoro dei campi, guidati da un Cappellano, l’ultimo dei quali fu il santo sacerdote D. Felice Giambrone di Borgetto. Oggi il Santuario è affidato a un gruppo di Religiosi e Religiose “comunità cinque pietre “che, con amore, assistono i pellegrini che sempre numerosi giungono da ogni parte dell’isola e con zelo diffondono il culto della Madonna di Tagliavia.

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