Maria SS. del Soccorso

Descrizione

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La chiesa della Madonna del Soccorso a Montalcino è stata costruita nel 1330 sul luogo della medievale chiesetta di Porta al Corniolo, dove sarebbe stata esposta alla venerazione popolare un’antica tavola raffigurante la Vergine. L’edificio venne radicalmente ampliato nel 1478-1480, e fu ultimato solo nel 1609.
La facciata, iniziata nel 1794 su progetto dell’architetto Francesco Paccagnini, fu terminata nel 1829.
All’interno si possono ammirare degli altari barocchi con opere attribuite al senese Stefano Volpi (Sacra Famiglia), e a Francesco Vanni (Crocifissione).

La storia dell’Immagine della Madonna

L’8 maggio è il giorno più caro ai cittadini di Montalcino. Si festeggia la Protettrice della città, Maria SS. del Soccorso. Tutti ormai conoscono la storia dell’apparizione della Vergine sopra la Fortezza, che spinse Don Garcia di Toledo, capitano delle milizie italiane, tedesche e spagnole, ad interrompere l’assedio che durava da ottantuno giorni. Era il 1553, in città fu subito festa e il 19 agosto in processione i cittadini salutarono la Madonna di Porta al Corniolo al grido di “Evviva Maria Santissima del Soccorso” (è lì che nacque la nuova denominazione). Una tradizione che va avanti fino ad oggi: ogni 8 maggio, nel Santuario di Santa Maria del Soccorso, si festeggia la Protettrice di Montalcino, scoprendo l’Immagine che raffigura la Vergine col Bambino tra i Santi Pietro e Paolo, incoronata da Papa Clemente XI nel 1718, 300 anni esatti fa. Ma qual è la storia della Sacra Immagine? Mettetevi comodi, perché non è e non può essere un racconto breve. Ma è alquanto interessante, con tanti episodi stuzzicanti: dall’origine misteriosa ai primi miracoli, dall’apparizione della Madonna all’incoronazione nel 1718, fino ai due centenari festeggiati in situazioni diametralmente opposte. Luce e spensieratezza nel primo (1818), buio e dolore nel secondo (1918, durante la Prima Guerra Mondiale). Il terzo invece è già cominciato con lo scoprimento del 1 maggio (nella foto, si ringrazia Francesco Belviso per lo scatto). Iniziamo allora col racconto, che abbiamo tratto principalmente dal volume “La Madonna del Soccorso, sulla scia dei ricordi” di Roberto Cappelli (edizioni Cantagalli, Siena, 1987), da “Notizie sulla Madonna del Soccorso” di Don Antonio Brandi (Montalcino, 1966) e da “Storia di Montalcino” di Tullio Canali (prima metà del secolo XVIII).
Gli enigmi sull’origine
Dipinta a tempera su tela e fissata su una rozza tavola di noce, l’Immagine della Madonna del Soccorso presenta tanti punti interrogativi. Intanto la tavola è bruciacchiata, e le cause sono sconosciute e si mescolano fra tradizioni popolari e leggende, come la storia del rogo della tavola per opera di una donna posseduta dal demonio (probabile anche che l’Immagine sia stata fissata su una tavola già bruciata).
Ignote sono pure le origini del quadro. Il Repetti lo ritiene del XII secolo, secondo altri è dei primi del 1300, altri ancora, come il Canali, lo ritengono anteriore al 1200. Per alcuni è ancora più datato, e la prova sarebbe nella posizione di Pietro, dipinto a sinistra invece che a destra della Madonna, cosa ordinaria nell’iconografia anteriore al 1000. In ogni caso, non lo potremmo probabilmente mai sapere. Il motivo? Un incendio del 1444, che distrusse quasi totalmente il pubblico archivio di Montalcino. Quello che è certo è che l’Immagine, almeno fino al 1333, veniva chiamata “Madonna della Consolazione”, e probabilmente venne portata qui dai Padri Agostiniani (dei quali si ha notizia a Montalcino almeno fin dal 1227), che la collocarono sulla Porta al Corniolo a difesa e protezione della città.
Nel 1330 gli abitanti di Montalcino costruirono, accanto alle mura e alla Porta del “Crogniolo”, una cappelletta aperta, forse un semplice tabernacolo, per porvi l’Immagine di Maria Santissima (invocata con l’eloquente titolo di “Madonna della Consolazione”), che stava sulla porta per aver così maggiore comodità di inginocchiarsi e pregare dinanzi a Lei.
Siccome i tanti doni e la posizione dell’Immagine attrassero l’attenzione di malintenzionati, fu deciso di trasportarla nella vicina Pieve del Santissimo Salvatore, oggi Cattedrale. La tradizione vuole, però, che per ben tre volte la Sacra Immagine, trasportata in processione dalla cappella alla Pieve, fu ritrovata la mattina successiva alla sua chiesuola vicino ai soldati di guardia, quasi gelosa della salvezza di quella terra che benevolmente aveva preso da tempo a difendere.
Se sia stato per questi avvenimenti prodigiosi o perché la cappella rimaneva troppo angusta e poco adatta al culto e alla devozione, fatto sta che nel 1333 il Comune ordina di fare una nuova chiesa, serrata, grande, ampliando quella cappelletta che appena tre anni prima era stata edificata.
Peste dappertutto, ma non a Montalcino
Intanto, i primi miracoli cominciano ad arrivare. Il Canali riporta che, nel 1347, mentre imperversava un’epidemia di peste in tutta Italia, “dalla protezione della Gran Madre Maria viddesi Montalcino esente per la seconda volta dalle falde del monte fino a tutta l’estensione della terra, benchè le campagne tutte rimanessero desolate d’ogni sorta di persone e di animali”. Sempre il Canali accenna ad una epidemia di peste che nel 1446 avrebbe fatto strage in tutta la Toscana, ma che “in Montalcino non fece male alcuno per intercessione di Maria SS. del Soccorso”.
La Sacra Immagine venne portata in processione nel 1455, per unirsi alle intenzioni del papa Callisto III, nel 1458, in occasione dell’elezione a Sommo Pontefice di Pio II, Enea Silvio Piccolomini, che tanto amava Montalcino dove era stato ospite dai Frati di San Francesco, e nel 1462, per l’elevazione di Montalcino a Città e Diocesi.
Intanto, nel 1464 e nel 1478, una fiera pestilenza sparse la desolazione e la morte nelle contrade vicine e particolarmente in Val d’Orcia. I montalcinesi pregarono ai piedi della Madonna e rimasero immuni dal terribile flagello. Fu allora che si sparse la fama dei prodigi della Madonna e anche i forestieri iniziarono a venerare la Sacra Immagine.
Nel 1478 il Consiglio della Comunità decise di ampliare nuovamente la Chiesa della Madonna di Porta al Corniolo, affidandone la spesa agli Ospedali Maggiori di S. Maria della Croce e della Misericordia, aiutati dal Comune con un aumento di tassa imposta a ciascun cittadino. I lavori furono portati a termine nel 1480 e l’amministrazione economica fu affidata a tre Deputati ad eleggersi tra i più distinti cittadini, i quali, insieme al Gonfaloniere e ai Priori, prendevano possesso e custodia del Tempio. Nel 1482 vennero eletti annualmente tre Operai con incarico di servizio della Chiesa e custodia dei sacri arredi. In questo anno venne assegnata il 2 luglio la festa della Chiesa.
Nel 1501 la peste infierì nuovamente nei dintorni di Montalcino seminando morte e desolazione, i montalcinesi fecero ricorso alla Madonna e ancora una volta la città fu libera dal morbo. Stessa cosa nel 1507.
Il primo miracolo “bellico”
Il 12 luglio 1526 le truppe di Papa Clemente VII e i fiorentini, circa 8.000 fra cavalieri e fanti, assalirono da tre lati Montalcino: si combattè per nove ore al Cassero, a Porta Murelli e al Torrione del Locco. Mentre uomini, donne e perfino bambini combattevano, i vecchi e gli invalidi si ritirarono a pregare nel Tempio della Madonna e la liberazione non tardò a venire. I nemici registrarono più di cento morti, mentre i montalcinesi solo quattro. Ciò è quanto risulta da una memoria di quell’anno in un libro di entrata e uscita del soppresso convento di S. Agostino. In ringraziamento, il Consiglio della Comunità ordinò una solenne processione con la Sacra Immagine. Nello stesso anno il Consiglio ordinò che la mattina del 12 luglio di ogni anno il Comune facesse celebrare nella Chiesa 15 messe e facesse un’offerta di cera. Detto giorno fu dichiarato festivo. Questi fatti servirono a diffondere la fama prodigiosa della Madonna di Porta al Corniolo, per cui ben cinque ordini religiosi (i Carmelitani, gli Agostiniani, gli Olivetani, i Carmelitani Scalzi, i Padri delle Scuole Pie) chiesero successivamente di poter officiare in questa Chiesa. Ma il popolo preferì provvedere da solo al mantenimento della Chiesa e alle necessità del culto.
Toledo, l’apparizione e “Evviva Maria SS. Del Soccorso”
Arriviamo così al 1553. Occupato San Quirico, le milizie tedesche, spagnole e italiane si incamminarono per la via Cassia e puntarono su Montalcino, dove i senesi e i francesi avevano concentrato le loro forze. I nemici, non potendo passare oltre Montalcino (sarebbero stati presi alle spalle), decisero di assaltare la città. A differenza degli altri castelli occupati, però, non erano sufficienti per far cadere Montalcino due o tre urti di fanterie e di artiglierie. Arrivò dunque l’assedio. L’esercito nemico apparve intorno a Montalcino la mattina del 27 marzo 1553. Era il Sabato Santo: una triste e agitata Pasqua si preparava per gli assediati e per gli assedianti. Questi ultimi erano in tutto circa 12.000 uomini tra spagnoli, tedeschi e italiani, con alcune migliaia di cavalli e numerosi cannoni. Al comando c’era Don Garcia di Toledo. I montalcinesi si mobilitarono per tener testa al formidabile esercito, ma non riuscirono ad armare che 3.000 uomini tra italiani e francesi.
Giunto nei pressi di Montalcino, Don Garcia divise le sue truppe in tre campi: gli italiani nel Poggio dell’Albergheria, gli spagnoli nel Poggio delle Benducce, i tedeschi alla Pescaia, a Pian di Macina e al Matrichese fino all’Osservanza. La cavalleria si accampò invece a Montecalbello, a Montosoli e a Valdicava, allo scopo di impedire che da Siena arrivasse qualsiasi rinforzo.
Giunse il momento di assalire Montalcino, ma l’impresa non si rivelò facile come Don Garcia sperava. I montalcinesi, guidati dai prodi capitani Andrea Spagni, Giordano Orsini, Panfilo dell’Oca, Mario Sforza e altri, accorsero a difendere la loro libertà. Le preghiere innalzate alla Vergine SS. furono esaudite. Il 15 giugno 1553 Don Garcia di Toledo, secondo alcuni per le numerose perdite subite e per l’impossibilità di prendere la Rocca di Montalcino, secondo altri inspiegabilmente, tolse l’assedio. In città si fece una grande festa e si improvvisò una processione in onore della Madonna della Consolazione.
L’assedio di Montalcino era costato ai suoi abitanti circa 400 uomini, mentre l’esercito nemico si dirigeva verso Napoli con 3.000 uomini in meno. I montalcinesi tornarono ai loro campi, alle loro botteghe, ai loro commerci, nella speranza che i recenti lutti non si rinnovassero, speranza che andò delusa. I Lanzichenecchi erano rimasti a bocca asciutta sotto le mura di Montalcino.
I Priori della Comunità montalcinese decisero che il giorno 19 agosto la vittoria fosse festeggiata in maniera adeguata e con una nuova processione. Durante questa ulteriore prova di devozione i montalcinesi salutarono la Madonna di Porta al Corniolo, detta della Consolazione, al grido di “Evviva Maria SS. Del Soccorso” e le indirizzarono questo nuovo titolo che conserva tutt’oggi.
Ma che cosa era successo realmente a Don Garcia? La tradizione vuole che il 15 giugno, due ore prima dell’alba, il comandante vide apparire, accompagnata da due luminosi paggi, una nobilissima Matrona che passeggiava sopra le mura della città, quasi accennando a lui che ella era il custode, la difesa, la regina di quella terra che egli inutilmente cingeva d’assedio. Scosso da questa visione, il generale si inginocchiò e poi tolse l’assedio lo stesso giorno, incamminandosi verso la Maremma.
I montalcinesi ebbero il timore che si trattasse di uno stratagemma, e non cessarono di stare all’erta. Ma tutto svanì due mesi dopo, quando un ambasciatore di Don Garcia venne a congratularsi della loro devozione verso la Madonna e consegnò una statuetta in argento, ancor oggi conservata, che raffigura la Madonna col Bambino, sulla quale è incisa la seguente iscrizione:
“Qua cingebat Ilcinum obsidione soluta exercitus Imperatoris Caroli V Ductor hanc Imaginem devotionis causa donavit D. Garzias Toleti. A.D. 1553” (“Tolto l’assedio con cui cingeva Montalcino, Don Garcia di Toledo, condottiero dell’esercito dell’Imperatore Carlo V, donò per devozione. Anno del Signore 1553”).
Sembra, come afferma Mons. Alfredo Del Tomba Vescovo di Montalcino nel 1918, che la statuetta si componesse oltre che della Madonna col Bambino anche della figura di Don Garcia inginocchiato ai piedi della Vergine.
Nel 1573 per la prima volta Maria SS. Del Soccorso viene ricordata come “Nostra Avvocata”, nonostante ciò non siamo in grado di affermare se fu dichiarata Patrona della Città in tale anno, prima o dopo.
Non solo peste: il miracolo della pioggia
Nel 1650 una grande siccità bruciò la campagna di Montalcino fino al 10 maggio, giorno in cui si scoprì l’Immagine della Vergine del Soccorso per ottenere la pioggia. Stessa cosa nel 1666. Nel 1663, venne scoperta su richiesta dei Priori della Comunità “per la serenità dell’aria” (doveva piovere davvero troppo!). Almeno un centinaio di volte si è fatto ricorso alla Madonna per ottenere la pioggia, oppure la serenità, o la liberazione della grandine, peste o altre malattie.
L’incoronazione della Sacra Immagine
Se c’è una data fondamentale, è quella dell’8 maggio 1718, giorno della solenne incoronazione  dell’Immagine della Madonna. Tutto avvenne per l’interesse di Monsignor Massei di Montepulciano, Canonico della Basilica Vaticana, poi Cardinale. L’incoronazione avvenne per mano del medesimo Massei a ciò delegato dal Capitolo Vaticano. Intervenne alla cerimonia la Principessa Violante di Baviera, governatrice di Siena. Grande fu il concorso di popolo, anche dalle campagne e da paesi vicini. La festa si protrasse per 8 giorni.
Ecco come Monsignor Del Tomba, nel corso delle celebrazioni del secondo Centenario dell’Incoronazione (1918), commemora l’8 maggio di due secoli prima: “Mi par di vedere come se fossi stato presente, tutta Montalcino far festa e abbandonarsi ad espressioni di santa letizia, le più straordinarie e luminose. Tra il suono giulivo delle campane e i canti soavi dei pellegrinaggi che si succedono gli uni agli altri, vedo accalcarsi in questa Chiesa, sfarzosamente addobbata, devoti d’ogni condizione; cittadini e campagnoli accorsi da tutti i castelli per dare sfogo alla loro devozione. Già il Magistrato della Città ha occupato il suo posto d’onore; aggiunge lustro e decoro alla cerimonia con la sua augusta presenza la devota Principessa Violante di Baviera, Governatrice di Siena. Da tutti ascoltata col più religioso silenzio, mi par che echeggi ancora sotto queste sacre volte la voce di Mons. Massei, inneggiante alle glorie di Maria Santissima del Soccorso e già vedo l’illustre Prelato che con mano tremolante per la gioiga appressa al capo della nostra Venerata Immagine quella Corona d’oro, che il Capitolo Vaticano concede soltanto alle Immagini insigni della Gran Madre di Dio. In quest’istante solenne la commozione pervade visibilmente ogni cuore e da ogni petto erompe spontaneo l’inno del ringraziamento e del gaudio”.
Nel 1731 fu deliberato che oltre alla consueta festività del 2 luglio, venisse celebrata ogni anno anche la ricorrenza dell’8 maggio a ricordo dell’Incoronazione e in tale occasione si scoprisse la Sacra Immagine. Questa celebrazione, con il passar degli anni, ha preso giustamente il primo posto. Nel 1741 venne concesso dalla Santa Sede di celebrare la festa dell’8 maggio con Messa e Officio propri.
Le celebrazioni del I centenario
Del 1818, anno del primo centenario dall’incoronazione, abbiamo una lunga memoria nell’Archivio del Capitolo della Cattedrale. La sera del 7 maggio l’Immagine fu trasportata in Sant’Agostino. Furono accesi fuochi di gioia un città, campagne e luoghi più lontani. Nella sala del Palazzo Vescovile, fu tenuta una letteraria adunanza dai signori Accademici Astrusi di Montalcino, nella quale furono recitati molti componimenti poetici italiani e latini. L’8 maggio, alle ore 3 del mattino, al solenne doppio di campane fu aperta la chiesa immediatamente gremita di devoti di Maria (c’era talmente tanta gente che, per evitare disordini, fu posto un picchetto di 12 soldati). Alle ore 10 incominciò la Messa Pontificale cantata dal Mons. Vescovo. Nel pomeriggio fu dato principio al vespero solenne pontificale in musica. In prima fila il Gonfalone, lo stendardo del Sacro Tempio di Maria Santissima del Soccorso, seguito da ben 28 Compagnie (tra le quali la Compagnia di San Bernardino da Siena, la Compagnia di Santa Maria della Pace detta de’Bianchi di Montalcino, la Compagnia di Carità e popolo di Santa Restituita, la Compagnia del Santissimo Rosario di Santa Restituta, la Compagnia del Carmine e popolo di San Pancrazio di Argiano, Compagnia del Corpus Domini di Montalcino), musici e cantori, la macchina della Sacra Immagine, fanciulle vestite di bianco, alunne dello Spedale di Montalcino, una pattuglia di soldati e a seguire il popolo.
Il giorno dopo fu organizzata una corsa di cavalli sciolti, col premio di 100 lire e bandiera, e alla sera fu illuminata la città con alcuni fuochi d’artificio. Il 10 maggio fu il tempo del ricoprimento della Immagine e in serata altra corsa di cavalli sciolti, dalla porta Cervera fino all’incrociata, cioè l’imboccatura della Piazza dello Spedale, con premio e bandiera simile al giorno precedente.
La Madonna nel Novecento
Nel 1906 la luce elettrica sostituì l’illuminazione a cera e l’Immagine venne temporaneamente spostata in Cattedrale per dei lavori di restauro. Nel 1913, con cinque anni di anticipo, Montalcino cominciava a prepararsi per celebrare le feste straordinarie in occasione del II Centenario dell’Incoronazione della Madonna del Soccorso. Già incominciavano a sorgere i comitati nelle parrocchie della città per raccogliere le offerte, già si facevano progetti perché le feste fossero degne di stare a confronto con le celebrazioni precedenti. Però la guerra travolse anche l’Italia. Così il progetto di feste grandiose fu abbandonato perché disdicevole e in pieno contrasto con le dolorose condizioni del momento.
Quando l’Italia entrò in guerra (24 maggio 1915) i montalcinesi non si dimenticarono di essere sotto la speciale protezione della Madonna; riposero fiducia nel suo soccorso e la onorarono con preghiere e funzioni religiose per ottenere il trionfo delle armi italiane e il sollecito ritorno dei soldati alle loro case. Grande fu il concorso di popolo al Tempio della Madonna il 29 agosto 1915. Gli stessi richiamati alle armi, al momento di partire, invocavano la protezione della Madonna e non trascuravano di portare con sé un’immagine di Maria Santissima.
Nel 1918, i giorni 7, 8 e 9 maggio, si ebbe la solenne celebrazione del II Centenario dell’Incoronazione della Immagine. Mancarono chiaramente luminarie e musiche, vista la situazione, meno magnificenza esteriore ma più intimità e devozione.
Il resto è storia recente. Il 2000, anno del Giubileo indetto da Giovanni Paolo II, col Santuario della Madonna del Soccorso inserito tra le 1.089 chiese giubilari in tutta Italia, e il 2018, con i festeggiamenti per i 300 anni dall’Incoronazione. Festeggiamenti che culmineranno martedì prossimo e si chiuderanno il 13 maggio, quando la Sacra Immagine sarà ricoperta e, nel frattempo, un Quartiere tra Borghetto, Pianello, Ruga e Travaglio sarà in festa per aver centrato la vittoria nel Torneo Straordinario.

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