S. Lucchese da Poggibonsi

Descrizione

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S. LUCCHESE DA POGGIBONSI, PRIMO TERZIARIO FRANCESCANO

Lucchese (o Lucchesio) nacque nel 1181 da una povera famiglia di agricoltori nella località di Gaggiano. Il giovane, all’età di venti anni, decise di arruolarsi nell’esercito guelfo impegnato a combattere le truppe imperiali; tempo dopo, in seguito ad una sconfitta, si vide costretto a fuggire e cercare rifugio altrove.
Lucchese raggiunse, così, Poggibonsi (che in quel periodo, con il nome di Poggiobonizio, stava godendo una sorta di “boom economico” medievale) e qui conobbe Bonadonna, della nobile famiglia Segni, la quale riuscì a convincerlo a lasciare il mestiere delle armi. La donna lo condusse a lavorare presso la sua famiglia, dedita al commercio, e Lucchese divenne talmente esperto, che in poco tempo riuscì a mettersi in conto proprio e ad aprire una macelleria suina. Non solo, riuscì anche a diventare un affermato cambiavalute: sempre più attratto dalla ricchezza, organizzò una grande speculazione sul grano, che lo arricchì ulteriormente. Infatti, in quei periodi le guerre si succedevano una dopo l’altra, intervallate da tremende carestie, e in questi periodi il prezzo del frumento saliva alle stelle: Lucchese, grazie alle sue grandi capacità economiche,
iniziò ad acquistare il grano durante i rari periodi di pace, per rivenderlo poi a prezzo enormemente maggiorato durante i gravi periodi di carestia, traendo, conseguentemente, enormi profitti. Ma un giorno, uscendo di chiesa dopo aver assistito alla Messa, venne affrontato da uno dei tanti uomini, che con la sua speculazione aveva ridotto sul lastrico: il pover uomo lo accusò di averlo messo alla fame con le sue speculazioni.
Questo incontro turbò profondamente l’animo di Lucchese, tanto che, quando sentì dire che San Francesco sarebbe passato da Poggibonsi, decise di andare a vederlo e ad ascoltare la sua parola. E il Santo di Assisi, giunto nella Val d’Elsa e a Poggibonsi nel 1221 (vi era già passato l’anno precedente) operò il miracolo: infatti Lucchese, dopo averlo ascoltato, decise di donare i suoi beni ai poveri e vivere di fraterna carità unitamente a sua moglie Bonadonna.
La sua vita fu improntata al rigore dell’Ordine francescano, tanto che quando morì, nel 1250, la gente di Poggibonsi lo riteneva già in odore di santità. Lucchese venne sepolto nella chiesa di Santa Maria a Camaldo, ma già alla fine del secolo la popolazione volle edificare in suo onore una nuova basilica. E pochi anni dopo la sua morte venne iniziata la costruzione della basilica e del convento, che avrebbero preso il suo nome: S. Lucchese.

BASILICA DI S. LUCCHESE DA POGGIBONSI

Originariamente al suo posto sorgeva la chiesa di S. Maria in Camaldo. Quella di S. Lucchese è uno dei pochissimi esempi di edifici in stile gotico presenti in Valdelsa, visibile soprattutto nella zona absidale.
Nel luglio del 1938, papa Pio XI elevò la chiesa alla dignità di Basilica minore.
La chiesa nasce originariamente come parrocchiale del borgo di Camaldo, situato di fronte alla collina di Poggio Imperiale e, secondo la leggenda, fondato dagli abitanti di Fiesole fuggiti dalla loro città dopo la distruzione nel 1010.
Stando alla tradizione, nel 1220 la chiesa di S. Maria de Vico Camalduli sarebbe stata concessa, insieme a due case, dal comune di “Poggiobonizzio” a frate Francesco d’Assisi, durante il suo secondo viaggio nella zona. Qui l’Assisiate conobbe Lucchese da Gaggiano, che la storia vuole sia stato il primo terziario francescano e al quale, in seguito, la chiesa venne dedicata.
La presenza dei frati Minori è documentata, però, solo a partire dall’8 agosto 1235, quando risulta che un frate del convento, frate Martino, fu presente alla nomina dell’ambasciatore di “Poggiobonizzio”, per la stipula di un trattato di pace con Firenze e Orvieto. I frati francescani inizialmente si devono essere semplicemente limitati a restaurare la chiesetta romanica, visto che il 28 ottobre 1236 papa Gregorio IX inviò al proposto di Poggibonsi l’autorizzazione per la costruzione di una nuova chiesa.
Per finanziare l’opera, i frati ebbero vari lasciti dai poggibonsesi, lasciti che aumentarono dopo la morte, nel 1251, di Lucchese. In cosa consistesse la costruzione non è dato sapere ma si conosce solo la data del
completamento di un’opera non specificata, il 1252, e il nome di chi la realizzò: maestro Nicoletto, citato in una lapide in marmo posta nella tamponatura della porta del fianco nord (ANNO D.NI MILL CC LII MAGISTER NICHOLETTUS FECIT HOC OPUS), e che risulta attivo anche a S. Gimignano nel 1257.
La zona dove stava sorgendo il Convento fu spesso sconvolta da guerre e saccheggi tra le truppe fiorentine e senesi, che portarono probabilmente a diverse interruzioni nei lavori, come nel 1257 e nel 1270 (anno della distruzione di “Poggiobonizzio”), anche se nel 1268 i lavori dovevano essere a buon punto tanto che nel 1268 Corradino di Svevia li visitò «andò fuora della Terra a visitare un altro luogo de’ frati del Beato Francescho, [….] delle circumstanze del detto castello, et per abitazione di detti Frati fu chiamato el detto luogo Domus Fratria, cioè Casa dei Frati, il quale Oratorio era chiamato prima Santa Maria, fatta per quelli del Borgo di Camaldo» (Giovanni Targioni Tozzetti, Relazioni d’alcuni viaggi fatti in diverse parti della Toscana, Firenze, 1775).
Oltre alla chiesa, nei pressi doveva essere già attivo il cimitero, di cui rimane murata nella facciata la lapide di Cambiuzzo Lotteringo (+ S CHAMBIUZII FRATR \ IS IACHOPI LOTTE \ RINGI LAPI OLIM\ CHAMBIUZII EREDI). I lavori di trasformazione dovettero essere terminati nel 1300 in occasione della
costruzione dell’altare maggiore, di cui resta una lapide con data (MCCC[3]) e nella seconda metà del secolo ormai doveva aver assunto le dimensioni attuali.
Il prestigio dei frati nel sec. XIV fu notevole, e li vide impegnati in molte missioni; il comune di Poggibonsi nel corso del secolo varò ben 43 deliberazioni, che si occupavano del culto e della vita pubblica del Convento, stanziando in più occasioni anche dei denari come nel 1333 quando «elemosinis dandis fratribus Minoribus»; il 24 giugno 1346 «pro subsidio eorum ecclesia»; 4 dicembre 1351 per l’acquisto di «lignanime dicti communis, inciso, fratribus beati Franscisci de Sancto Luchese pro reparatione domorum dicte
ecclesie beati Luchessi»; altri stanziamenti furono fatti il 22 agosto 1361 per completare la cappella di San Lucchese; il 28 agosto 1373 «reparatione dicti loci Sancti Lucchesis» (Martino Bertagna, S. Lucchese da Poggibonsi. Note storiche e documenti, Firenze, Studi Francescani, 1969).
Nel 1440 il Convento passò alla congregazione dell’Osservanza, e per ben 25 volte, tra il 1461 e il 1580, fu scelta quale sede di loro convegni. In tale lasso di tempo non risultano effettuati importanti lavori, ma «ai 3 di giugno 1580 i 3 ultimo cavalletti della nostra chiesa di San Lucchese, all’ore 12, smossi i travicelli che
erano incastrati circa un palmo nella superficie del muro dinanzi, cascò braccia 12 di altezza e 24 di larghezza e più della detta facciata, essendo tutta spiccata dal lato, sinistro verso il convento, e di maniera stavano i cavalletti e tutto il resto della fabbrica, che si potea dubitare di rovina molto maggiore. I frati, spinti dall’ultima necessità, perché così bisognava fare, confidato ancora sulle grandi promesse e offerte dei secolari, si messero a restaurare detta chiesa e hanno durato a fabbricare dai 23 di maggio 1581 per insino ai
14 d’Agosto di detto anno, tanto che hanno speso scudi 200 e più e benissimo s’è restaurata la chiesa» (Pulinari Dionisio, Cronache dei Frati Minori della Provincia di Toscana secondo l’autografo d’Ognissanti (1578 ca. – 1581), Arezzo, Cooperativa Tipografica, 1913).
Detti lavori videro la realizzazione del portale, della cuspide e la costruzione del loggiato in facciata. In seguito il Convento fu interessato da altri lavori ma sempre di piccola entità.
Nel 1810, a seguito delle leggi napoleoniche, il Convento fu soppresso e i frati allontanati. Nel 1814, S. Lucchese fu dichiarata curia e nel 1817 gli edifici del Convento furono venduti ad un privato: Francesco Frosini Martinucci. Nel 1895, le cappelle della chiesa risultavano gravemente lesionate e prima, tra il 1903 e il 1905, e poi, nel 1910, furono ripristinati il finestrone e l’occhio in facciata e restaurata la cappella di S. Lucchese dall’architetto Giuseppe Castellucci.
Nel 1925 i frati francescani ripresero il possesso del Convento e subito dopo, nel 1930-32, furono fatti dei lavori di ristrutturazione. Altri interventi furono fatti nel 1948, per rimediare ai danni della guerra, e nel 1987 sotto la direzione della Soprintendenza ai Monumenti di Siena.
Della primitiva chiesa di S. Maria in Camaldo, durante dei restauri, sono stati rinvenuti dei resti sul fianco occidentale della chiesa. Preceduto da un semplice portico, l’edificio presenta il tipico impianto mendicante, con facciata a capanna aperta in alto da un oculo. Il campanile è di costruzione moderna. Sulla destra della chiesa è il chiostro.
L’interno è ad unica vasta navata, illuminata da finestroni gotici. La navata con soffitto a travature scoperte è conclusa da tre cappelle absidali con volte a crociera. Tutto l’interno è stato ripristinato dopo l’ultima guerra ed è del tipico stile gotico-francescano. All’interno dell’edificio possiamo ammirare, alla parete di destra, in alto, un affresco a forma di trittico raffigurante la Madonna col Bambino e Santi con nella cuspide Padre Eterno e Annunciazione di un pittore senese, probabilmente Paolo di Giovanni Fei e sotto si ammira il Martirio di S. Andrea di Bartolo di Fredi. Nel transetto sinistro si trova la cappella di S. Lucchese, affrescata con le Storie di S. Stefano realizzate da Cennino Cennini nel 1388. Nella parte sinistra della navata si trova S. Nicola di Bari, affresco di Bartolo di Fredi, e più vicino all’ingresso, il dossale di Giovanni della Robbia, datato 1517, raffigurante Madonna col Bambino e Santi.
In sacrestia è un armadio lavorato a traforo dipinto con 17 figure di Apostoli e Santi, opera di Memmo di Filippuccio. Nel refettorio, due scene con la Moltiplicazione dei pani e dei pesci, affreschi di Gerino da
Pistoia, datati 1513.
Il Convento, fondato dallo stesso S. Francesco, è attiguo alla Basilica, e vi si accede da una porta situata a metà circa della parete destra.
Nel 1213 il Comune di Poggibonsi regalò al Santo due piccole case come dimora per i frati. Dal loro ampliamento nacque il Convento, che fu tenuto dai frati Conventuali sino al 1404, anno in cui passò ai Minori dell’Osservanza, che vi rimasero sino al 1810, anno della soppressione Napoleonica.
Dal 1810 al 1814 vi dimorò un religioso con mansioni di custode. Nel 1814 divenne parrocchia, ed il primo parroco fu il Rev. Mangani di Poggibonsi. Nel 1925 furono reintegrati i frati Minori, che ancora lo tengono.
Nel chiostro si vedono lunette affrescate da Nicomede Ferrucci, risalenti al 1600, e rappresentanti Scene della vita di S. Francesco. Sempre nel chiostro, si apre sia l’Aula Capitolare, con bifore, soffitto a cassettone (sec. XV) e una tela di Sebastiano Tani (1606), che l’antico refettorio. Quest’ultimo, con soffitto a volta ed archi (sec.XV), conserva il capolavoro di Gerino da Pistoia. E’ un grande affresco datato 1513, e rappresentante la Moltiplicazione dei pani. Nel fanciullo che porge i pesci a Gesù, la tradizione ha voluto riconoscere S. Marziale, evangelizzatore della Val d’Elsa e poi vescovo di Limoges in Francia. In fondo al refettorio è un lavabo in pietra con motivi floreali, del 1400. Sul lato esterno vi è un loggiato del sec. XV, con colonne sormontate da capitelli di originale varietà.
Accanto al Santuario sorge una “Casa di Riposo” per Terziari francescani ed anziani.
Ogni anno una rappresentanza del Terzo Ordine Francescano di una regione d’Italia, si reca al Santuario per l’offerta dell’olio per la «Lampada Votiva», che arde davanti all’urna di S. Lucchese, considerato il “Primogenito” del Terzo Ordine Francescano.

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     CONVENTO S LUCCHESE 53036 POGGIBONSI SI
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    Toscana
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