Santa Maria degli Angeli

Descrizione

Descrizione

Splendida costruzione cinquecentesca, la Chiesa, anticamente nota con la denominazione di Santa Maria in Colle, fu costruita per volontà del nobile Scipione Provaglio sulla collina detta “del Calvario”.

In seguito alla chiesa fu annesso un convento, compiuto nel 1599 e poi più volte ampliato e ristrutturato. La chiesa conserva un bel dipinto risalente alla fine del Cinquecento che raffigura la Vergine, il Bambino, San Giovanni e tre Cherubini.

Poco discosto dalla chiesa sorge l’Oratorio del Calvario, eretto verso la fine del seicento in forme barocche: si notano all’interno due pregevoli dipinti su tela.

MONASTERO SUL COLLE CALVARIO

S. MARIA IN COLLE, chiesa e convento. La chiesa sorge, con il convento, sulle pendici del monte Delma su una piccola altura che per l’esistenza (dal 1690) di una cappella modellata sulla basilica del Calvario di Gerusalemme venne perciò chiamata “il Calvario”. A E della chiesa e del convento si stende una fuga di collinette; a O il terreno degrada con piccole alture e in terre pianeggianti fino a Rovato. Vi si accede per due vie: una, a sera, comoda e asfaltata, l’altra a SE che prosegue con una gradinata di 215 gradini in cemento costruita da p. Bartolomeo Balduzzi che ha fatto erigere anche una serie di 14 cappelline in stile gotico che accolgono una Via Crucis e finisce nell’ampia gradinata sulla quale si ergono la chiesa e il convento. La chiesa venne costruita agli inizi del ‘500, come denotano le iscrizioni su una colonna (“Hoc opus f.f. MDX”), dal conte Scipione Provaglio che ne affidò il progetto al maestro Marco da Gandino. Lo stesso conte Provaglio disponeva, con testamento del 16 marzo 1534, che venisse terminata, mettendola sotto il patronato perpetuo della sua famiglia e disponendo una dotazione di 20 scudi d’oro per la celebrazione perpetua di una S. Messa. Allo stesso conte si deve la costruzione della torre. Alla morte del conte Scipione (13 giugno 1534) la costruzione continuò per intervento del nipote Camillo mentre gli altri coeredi Francesco, Battista, Lodovico si dimostrarono restii a continuarla obbligando l’11 marzo 1538 il podestà di Brescia a imporne la continuazione. Proseguita quest’ultima dai nobili Camillo e Cesare, la chiesa venne coperta il 22 agosto 1579 e terminata, sotto la sorveglianza del conte Cesare Provaglio che largheggiò in sovvenzioni, nel 1582. Nonostante i circa cinquant’anni impiegati nella costruzione della chiesa (1534-1581 c.) come sottolinea Francesco De Leonardis «L’impianto architettonico di Santa Maria degli Angeli (così è anche titolata la chiesa) è particolarmente interessante, perché, nel nostro territorio, è un raro esempio di edificio rinascimentale a croce greca, di classico equilibrio nella disposizione dei volumi e di linee armoniose. All’esterno è preceduto da un portichetto a tre arcate, sostenute da due colonne in pietra grigia, rigonfie in basso e lavorate a fogliami (ricordano le colonne interne di Santa Maria dei Miracoli a Brescia), poggiate su due pilastrini finemente decorati con candelabri e motivi vegetali e con due tondi, al centro, raffiguranti i profeti. L’interno – la decorazione moderna è alquanto ingenua – ha i bracci voltati a botte ed un’abside semicircolare, la cupola centrale è impostata su un alto tamburo, diviso da lesene. Sull’altar maggiore, è una pala tardo cinquecentesca di autore ignoto, ma di area bresciana, che raffigura la “Madonna con il Bambino e San Giovanni Battista contornata dagli angeli”, si tratta di un dipinto vivace e piacevole che nasconde un affresco sottostante con la “Natività di Gesù”» ed una scritta che indica che fu restaurato nel 1890.

Affidata dapprima ad un cappellano per il quale venne costruita una piccola residenza con un orto adiacente, la chiesa venne con bolla di Sisto V del 20 maggio 1589 affidata ai Terziari Regolari di S. Francesco di S. Rocco alle Fornaci, i quali dalla bolla venivano autorizzati ad accettare la donazione, insieme con un appezzamento di terreno per costruirvi anche il convento: «unam dicti ordinis domum». I Provaglio tuttavia dichiararono di conservare in perpetuo il giuspatronato sulla chiesa e sul convento, per cui i frati “in segno di tale ricognizione gli mandavano ogni anno alla Festa della Ceriola un candelotto da due lire”. Preso possesso nell’agosto 1589 i Terziari poterono usufruire del capitale predisposto dai Provaglio. Risultando angusta l’abitazione dei Terziari, sotto la custodia del priore fra Stefano da Chiari, considerato il fondatore del convento venne posta la prima pietra di un nuovo convento che venne iniziato nel marzo 1590 grazie anche al sostegno del conte Cesare Maria Provaglio e per intervento particolare del tagliapietre Santo Salvi di Ome, dei muratori maestro Antonio di Bornato e del figlio Lelio o da parte di Francesco Bianco che nel febbraio 1598 terminavano la fabbrica. Col tempo anche la chiesetta fu ingrandita e dipinta, come ne fa fede l’iscrizione interna all’ingresso: “Comes Caesar Provaleus hanc Ecclesiam in honorem Dei et SS. eius Matris instauravit et ornavit 1592”. Anche la moglie fece apporre sotto il dipinto della Madonna che sta sull’altare maggiore le sue iniziali “O(ctavia) A(vogadra)” con l’anno 1590. Notiamo che sul davanti a destra si legge anche la scritta: “Inst(auratum) Anno MDXC”, da cui risulta evidente che quello è l’anno del restauro e pertanto il dipinto è molto più antico. Oltre l’altar maggiore con detta pala, vi erano due altari laterali, l’uno a sinistra dedicato a S. Francesco raffigurato in abito di Terziario Regolare e l’altro a destra con S. Antonio di Padova, tele scomparse.

Da parte loro i Terziari aggiunsero nel 1640, a loro spese, una piccola fabbrica, costruendo il cortile d’ingresso al convento a volta, sostenuto da otto colonne di pietra di Sarnico con capitelli dorici, ed il corridoio superiore a mattino della chiesa, che conduce nella stanza, che guarda ad est, a mezzogiorno ed a sera, presentando all’osservatorio tre splendidi panorami. Proprio in quella stanza morirà il 31 marzo 1849 il ven. Lodovico Pavoni.

A sostegno del convento non mancarono legati supportati da interventi anche del Terz’Ordine stesso. In seguito alla soppressione dei Terziari Regolari, disposta da Innocenzo X con bolla del 15 ottobre 1652, il convento venne chiuso e i suoi beni passarono alla Repubblica Veneta per finanziare la guerra contro i turchi, mentre la chiesa rimaneva aperta al culto anche per interessamento dei Padri della Pace. Dopo lunghe trattative con la Repubblica Veneta, la contessa Maddalena Avogadro vedova Provaglio, ricomperò il convento il 27 marzo 1669 e insieme col comune di Saiano iniziò le pratiche per introdurvi i Frati Minori dell’Osservanza con caloroso sostegno del Comune stesso. Così una piccola comunità di religiosi francescani con il Guardiano p. Giuseppe Maria da Gardone Riviera il 30 luglio 1671 ridava vita a quel centro di vita religiosa, al quale guardavano e confluivano molti fedeli dei dintorni. Si formò la nuova famiglia di 12 o 14 religiosi, 8 dei quali sacerdoti. Ma negli anni seguenti aumentarono i religiosi ed i sacerdoti raggiunsero il numero di 10 come appare dal decreto vescovile di elevazione della Parrocchia di Saiano in chiesa Arcipretale. Un’intricata questione sorse fra i conti Provaglio, questione che il 20 giugno 1672 si concluse con l’investitura dei Padri. Anche l’altra questione circa la riduzione della messa quotidiana perpetua finì il 13 maggio 1686 con una convenzione. Dietro il convento, sulla cima di uno scoglio, i religiosi edificarono nel 1690 circa un’altra chiesina simile a quella eretta sul Calvario a Gerusalemme: da ciò venne il nome di “Calvario” dato al colle e al convento, come ancor oggi viene chiamato dalla gente. Essa doveva concludere l’itinerario della Via Crucis con le altre stazioni o cappellette lì d’attorno. Ma in seguito, anziché costruirle qui, si preferì erigerle lungo la scorciatoia che sale al convento e alla chiesa, a cui si aggiunge, come già s’è detto, anche una scalinata di oltre 200 gradini per chi vuol salire a piedi, e una strada asfaltata per i mezzi celeri. Sempre con l’intento di diffondere la devozione alla Passione e alla Morte del Redentore fin dal 1711 i religiosi costruirono nella chiesa accanto all’altare di S. Francesco un’edicola del S. Sepolcro con la scritta: “Vera S. Sepulchri Domini Nostri Jesu Christi Forma” e una pietra con la presunta impronta dei piedi di Gesù colla scritta: “Vera pedum D.N.J.C. forma – in Monte Oliveti impressa ab Ipso in sua Ascensione – 7 novembre 1711″. Il convento accolse ordinariamente 15-17 frati, dieci dei quali sacerdoti. Senonché con la legge del l° giugno 1769 Venezia sopprimeva diversi conventi, tra questi anche Saiano, per cui il 7 settembre i frati dovettero andarsene. Rivendicati i propri diritti, fra i quali la sorveglianza sull’obbligo della messa festiva, ne rientrarono in possesso i Provaglio, che nel 1791 lo vendettero a don Agostino Arrighini di Brescia (morto nel 1819). Della gestione della chiesa si fece garante lo stesso sacerdote che con un fratello sacerdote fece rivivere la vita religiosa del Calvario. Morto don Agostino il 9 aprile 1819 il complesso passò alle sue sorelle e nipoti e parenti e poi a Giuseppe Chinca, mentre la famiglia Provaglio rinunciava a tutti i diritti di giuspatronato. Data l’impossibilità degli eredi di provvedere alla manutenzione e alla conservazione del complesso questi andò sempre più deteriorandosi disattendendo agli obblighi imposti dai legati. L’esenzione il 18 settembre 1840 da oneri e obblighi da parte del vescovo di Brescia portò la chiesa e il convento il 12 febbraio 1841 nelle mani del canonico Lodovico Pavoni. Questi si impegnò a restaurare tutto il complesso e le adiacenze adibendolo a colonia agricola e all’assistenza ed educazione dei sordomuti. Poco dopo il Pavoni fabbricava la residenza del noviziato della sua congregazione ultimata nel novembre 1845. La rinascita del convento venne compromessa dalla morte, il 10 aprile 1849, del ven. Pavoni che vi si era rifugiato come già s’è detto negli ultimi giorni delle Dieci Giornate di Brescia.

Anche dopo la morte del Pavoni il Calvario continuò ad ospitare il noviziato della sua Congregazione assieme ai sordomuti come dimostra un raro opuscolo dal titolo «Esercizio pubblico sulle materie studiate nell’anno scolastico 1852 dagli alunni sordo-muti gratuitamente educati in Saiano dalla Congregazione dei Figli di Maria di Brescia [con l’elenco dei sordomuti educati]» (Brescia, tip. Pio Istituto 1852, pp. 30 in 8°). Del resto la Congregazione pavoniana anche dopo la morte del fondatore conservò a Saiano le stesse prerogative della casa di S. Barnaba fino a quando con l’apertura l’8 dicembre 1855 della casa di Bussolengo divenne villeggiatura dei Figli di Maria.

Soppresse nel 1866 le Congregazioni religiose, gli ex componenti della Congregazione e specialmente p. Riviera riuscirono a conservarne le proprietà, attraverso l’intervento nel 1880 di p. Antonio Cottinelli mentre gli ex pavoniani attraverso p. Turelli ne mantennero l’amministrazione fino almeno al 1886 quando il convento ospitò l’Istituto degli Artigianelli fondato da mons. Pietro Capretti, il beato don Giovanni Piamarta e lo stesso p. Turelli. E ciò fino al 1895. Dopo aver tentato di collocare una casa dei Frati Minori Francescani prima a Castegnato e poi a Villanuova sul Clisi un incontro fortuito del pavoniano p. Andrea Mazza con il francescano p. Antonelli li portarono a Saiano, nell’ex loro convento grazie alla decisione del Definitorio Provinciale del 15 settembre 1895. Ottenuta il 28 gennaio 1896 la concessione della Congregazione dei Religiosi, il 28 luglio 1897 veniva deciso il trasporto del Probandato o Collegio Serafico per le vocazioni dell’Ordine da Cividino a Saiano, che vi veniva inaugurato il 12 agosto 1897.

Nel 1902 soprattutto per iniziativa del padre provinciale del tempo, il bresciano p. Ludovico Antonelli, oltre ad un generale restauro fu aggiunto al convento un nuovo grandioso edificio e una nuova Cappella, su disegno dell’architetto Ugo Zanchetta di Milano, dedicata a S. Antonio di Padova. L’opera, che richiese imponenti lavori di sterro nella viva roccia, adibita poi nella costruzione, fu per la gran parte compiuta dai frati stessi fattisi muratori. Venne inaugurata il 31 gennaio 1933. I religiosi si affrettarono a rimettere in onore l’altare del S. Cuore, opera della ditta Nardini di Milano, a costruire la Grotta di Lourdes, a far rivivere nel 1899 la Congregazione del Terz’Ordine, la devozione a S. Elisabetta d’Ungheria (1903), a S. Lodovico di Francia le cui statue vennero collocate in nicchie create dall’intagliatore Rivetti di Rovato. Venne inoltre rimesso in onore il Presepio, la chiesa fu arricchita di paramenti. Feste riuscitissime si tennero per il 50° della Definizione del Dogma dell’Immacolata (1904), del centenario della fondazione dell’Ordine Francescano (novembre 1909) e di altre significative circostanze. Vissero, nel convento, religiosi esemplari fra i quali p. Bonaventura Ghitti di Borno, fra Cornelio Pisoni, fra Ildebrando Boifava. Luminosa la presenza nel convento di un giovane aspirante e poi novizio, Callisto Carmelo Pasini, in religione fra Tomaso, morto di spagnola nel 1918 in fama di santità. Il convento si arricchì inoltre di una consistente biblioteca.

Nel 1926 venne terminato per iniziativa di p. Ermenegildo Bianchini e sotto la direzione di fra Vito Manti un nuovo grande fabbricato su due lati a porticato e con vasto cortile, grandi aule, terrazza, torricella ecc. destinati ad accogliere gli apostolini. Nell’ambito di un'”apoteosi francescana” nel centenario di S. Francesco, il 23 agosto 1926 veniva consacrata la chiesa di S. Maria degli Angeli. Nel 1928 il Collegio ospitava più di 50 “fratini”. Ristrutturato e ampliato, dal 1929 i fratini salirono a circa 200. Il collegio-convento pubblicò per alcuni anni un mensile intitolato fratini di Saiano”. Dal 1937 in poi il grande complesso ospitò il Collegio serafico per le missioni estere. Nel 1982 noti pittori decorarono, per interessamento oltre che della Comunità francescana del poeta Piero Polesini, il corridoio grande del Convento con affreschi inaugurati l’8 dicembre. Nel 1985 il Convento ospitava per iniziativa di p. Eligio e di Mariolina Mazza “Mondo X”, comunità di ex tossicodipendenti.

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