Samta Maria delle Stelle

Descrizione

Descrizione

Il luogo di Montemartello dove è situata la Chiesa Santua­rio di Santa Maria delle Stelle sembra una zona isolata e spopo­lata, ma nel Medioevo era abbastanza frequentata perché met­teva in comunicazione, attraverso le sue strade, la valle del Me­tauro, del Candigliano e del Furlo (compresa l’antica via Flaminia) con la valle del Cesano (Pergola, Fonte Avellana, Sentinum o Sas­soferrato) e quindi con la via per Roma.

Tale percorso, evitando Cagli e il passo della Scheggia, abbreviava il congiungimento delle due valli ai viandanti e ai pellegrini diretti a Roma che lo attraversavano in quei periodi molto difficili sotto tutti i punti di vista, perché praticato anche da persone “ non troppo raccomandabili”.

Per questo motivo, come era in uso a quei tempi, ai crocicchi delle strade di campagna – e nel nostro caso nel punto centrale della località di Montemartello – venne eretta in antichità  una piccola cappella o edicola che verrà poi ingrandita ed arricchita nel 1300 da una bella effige della Madonna con il Bambino in trono  (Maestà) e con il manto trapunto di stelle. Da qui il nome di Maestadina o Maestadella, detta poi anche Celletta.

La Vergine vegliava a protezione di quel luogo e venne contornata da figure di santi. Lì i viandanti e i pellegrini sostavano per invocare protezione dai brutti incontri, dai disagi e dalle malattie; lì si rifocillavano e pregavano. Probabilmente la Maestadella, aperta sul davanti, funzionava anche come piccolo rifugio per una notte ai passanti che a piedi attraversavano quei luoghi o poteva servire come mappatura (riferimento) all’incrocio di più strade.

E qui pare opportuno ricordare che nel periodo del Medioevo, l’uomo in genere, specialmente se poco erudito, interpretava le disgrazie che lo colpivano, i disagi e le malattie (quali il flagello della peste o delle carestie) come una punizione e lui poteva mitigare quegli effetti mettendosi sotto la protezione di una figura tutelare che rappresentasse un santo o quella più autorevole della Vergine stessa. Infatti questo ruolo della Madonna come mediatrice tra Dio e gli uomini, come soccorritrice o protettrice, ha sviluppo nella iconografia medievale e in quella rinascimentale.

La Maestadella venne sapientemente affrescata da un famoso pittore trecentesco di area appenninica, forse locale, anonimo e conosciuto poi sotto il nome di Maestro di Montemartello.

Nel 1495, come vedremo, la stessa verrà conglobata nel santuario mariano sovrastante che prenderà il nome di Santa Maria delle Stelle.

 

DEVOZIONE, APPARIZIONE E TRADIZIONE TRA TERRA E CIELO

Dell’origine di tale devozione che andava sempre più crescendo, lo storico cagliese Leonardo Iacopini, vissuto nella metà del Cinquecento e  studioso delle testimonianze antiche della sua città, trae notizia da un antico libro dove vi era scritto che il 22 luglio 1494 la Madonna era mirabilmente e miracolosamente apparsa in quel luogo, più volte e a persone diverse, coperta dal suo manto trapunto di stelle, manifestando un rapporto diretto con i fedeli: si era vista camminare e prendere per mano i pellegrini ed accompagnarli per un breve tragitto lungo la strada.

La notizia si sparse in quel luogo tanto che vi fu subito un grande afflusso di pellegrini e di devoti  che specie durante gli Anni santi andavano a pregare alla Celletta lasciando elemosine ed offerte – che delle volte erano anche vistose – come ex voto cioè per grazia ricevuta.

In tal modo la religiosità popolare aumentava tanto da sfociare nell’inevitabile avvenimento miracoloso.

La stessa memoria trova conferma in un documento nella Segreteria del Palazzo Comunale di Cagli, in cui si certifica che nel 1494 al 22 luglio la Beata Vergine detta delle Stelle, la quale allora si venerava in una piccola Maestà presso Montemartello, fosse vista passeggiare per una strada di quel luogo e prendere per mano più persone.

Sulla traccia di tale apparizione furono in seguito composte in lode di detta Vergine dal sacerdote Albertino Valentini cappellano di Santa Maria delle Stelle, alcune strofe da cantarsi in chiesa dopo le litanie, onde ancor più accrescere nei fedeli la devozione verso così gran Signora.

Queste strofe furono poi nel 1859 variate ed ampliate ad onor di Maria dal canonico don Luigi Rossi Rettore del Ven.mo Seminario di Cagli e messe a stampa (tipografia Balloni 1894) per cura di don Giuseppe Pazzaglia, parroco di Pigno.

Ora per cantare le Strofe è stato suggerito dal maestro Sandro Pigna l’adattamento musicale sul motivo popolare dell’Ave Maria di Fatima.

Il nome di Montemartello

La Chiesa Santuario ha il nome di Santa Maria delle Stelle di Montemartello perché tutta la zona montana in cui essa si trova, nell’alto Medioevo era dominata dai feudatari detti appunto Martelli; essi lì possedevano un antico fortilizio che diventò poi castello, ancora esistente nel 1500. Ora ne rimangono poche tracce che si possono identificare nei ruderi di vecchie mura giacenti tra rovi e sterpaie nella montagnola dirimpetto alla Chiesa.

Infatti una bella veduta del Santuario si ha proprio da questo luogo di fronte, dove in età antica era il castello che dall’alto dominava tutta la vallata sottostante del fiume Candigliano. Si potevano di conseguenza controllare in età bizantina (VI secolo) attraverso i fortilizi di postazione – come quello di Montedonico nel fianco destro e quello più a sud e più importante di Castellonesto – tutte le incursioni longobarde e nemiche che avvenivano a più riprese lungo la consolare Flaminia (risalente al 220 a.C.). Era questa una via di rilevante e celere comunicazione tra Roma e Ravenna allora sede dell’Impero romano-bizantino, che conduceva nelle città del nord-est  dell’Italia e del resto dell’Europa.

Nel medesimo territorio di Montemartello oltre alla Maestadella e alla grande chiesa sovrastante di cui parleremo, esisteva nei sec.XV-XVIII un piccolo oratorio dedicato a Sant’Ubaldo, ora scomparso.

 

 Nascita del Santuario

Il Comune di Cagli, in considerazione del fervore religioso che si era protratto per anni, volle edificare nel 1495 a sue spese e con le oblazioni dei fedeli la vasta Chiesa, ovvero il Santuario Mariano. Questo conglobò la piccola Maestà dove si venerava l’immagine antichissima della B. Vergine che per avere il manto stellato fu chiamata “delle Stelle”.

In quello stesso anno il Capitolo di S. Giovanni in Laterano, con decreto, dava al Comune di Cagli la facoltà di fabbricare la Chiesa “in solo Lateranensi”. La Comunità aveva il diritto di presentare e di mantenere il cappellano e pagava annualmente al Capitolo come canone (contratto di affitto) due libbre di cera bianca.

Il giuspatronato del Comune sulla Chiesa risultò quindi (come ora) per diritto di fondazione.

Allora reggeva le sorti della diocesi di Cagli mons. Bartolomeo Torelli di Sangemignano (1454-1496) domenicano e già confessore e teologo del papa Alessandro VI (Rodrigo Borgia) il quale mostrò molto interesse per la suddetta chiesa; il sommo pontefice concedeva diverse indulgenze per coloro che avessero frequentato il Santuario.

A questo proposito lo storico cagliese Antonio Gucci (1596 – 1678)  sottolinea che nel Seicento “vi era un grandissimo concorso di persone devote per le grazie ricevute da quella immagine della Madre di Dio che per ancora con molta venerazione si conserva nella Celletta di detta chiesa.”

Il Comune intanto si preoccupò del suo sostentamento, comprese le spese degli uffizi del culto ordinario e del cappellano; la dotò di rendite necessarie cedendo alcuni terreni di sua proprietà a favore della  Chiesa. Nello stesso tempo cedeva a  vantaggio del Santuario il 6 agosto 1524 la riscossione delle “gabelle” di alcune carni e nel 1588 stabilì che anche il macello di Castellonesto e di altri castelli e ville del contado di Cagli – compreso il macello di Acqualagna – pagassero questo contributo.

Vennero eletti due “soprastanti” del Santuario, scelti fra i cittadini laici, per l’amministrazione delle entrate (elemosine ed offerte) che si eleggevano ogni tre anni. Ogni quindici anni il Comune chiedeva al Capitolo di S. Giovanni in Laterano il rinnovo della concessione: erano queste occasioni per avere ancora nuovi privilegi.

Per dare ricovero o alloggio ai pellegrini e ai fedeli che accorrevano da tutti i paesi vicini, specie l’8 settembre nel giorno della Natività di Maria, il Comune nel Cinquecento fece costruire annesso alla Chiesa un vasto fabbricato (un hospitale). Contemporaneamente fece costruire bassi portici in pietra oltre la strada che venivano utilizzati – dice lo storico Gucci – come uso botteghe dai mercanti, artisti e giocolieri. Nello stesso luogo si tenevano le fiere che duravano anche cinque giorni. In queste occasioni era presente il Magistrato cagliese con il seguito comunale.

Col trascorrere del tempo il Comune manifestava però sempre meno interesse verso il Santuario anche per il poco vantaggio che ne traeva, tanto che nel 1854 veniva stipulato un atto di concessione in enfiteusi perpetua a favore del Seminario diocesano di Cagli, comprendente il “casamento” dei pellegrini per uso di residenza estiva di villeggiatura; inoltre si concedevano allo stesso i terreni adiacenti per la manutenzione della vasta Chiesa, compresi gli oneri.

In questo periodo il Seminario migliorò lo stato dei fabbricati.

Poi vennero le leggi eversive di soppressione e di conversione dei beni ecclesiastici del Governo Italiano in base alle leggi Valerio del 1861 ed il Comune di Cagli difese i suoi diritti per riappropriarsi dell’immobile.

I beni del Seminario furono venduti, così anche il predio che verrà in seguito ricomperato dal Seminario all’asta a nome di terza persona, Francesco Castracane Mochi Zamperoli. I locali adiacenti alla Chiesa vennero adibiti a residenza della Scuola elementare del luogo.

Nel 1998 è stata interrotta l’enfiteusi al Seminario ed il Comune di Cagli in questi ultimi tempi ha dato mano agli edifici con una ristrutturazione che purtroppo si è fermata per le varie difficoltà incontrate.

 

LO STILE DELLA CHIESA – SANTUARIO   –   ATTRIBUZIONI ARCHITETTONICHE

La monumentale chiesa di S. Maria delle Stelle racchiude al suo interno la piccola Maestà come era già accaduto per la chiesina della Porziuncola in S. Maria degli Angeli ad Assisi e per la casetta di Nazareth a Loreto.

La sua data di erezione – come già detto – risale al 1495 e si  può annoverare tra le più belle della nostra diocesi. E’ un esempio di architettura cinquecentesca- rinascimentale, a pianta centrale un po’ allungata, con alcune tardive espressioni gotiche quali le monofore aventi  il fastigio trilobato.

Il visitatore rimane colpito dalla grande e raffinata mole del Santuario tra il verde delle montagne, dei prati e dei boschi vicini; è così solitario e pare “ sospeso tra terra e cielo”. E’ situato all’incrocio di strade che salgono da Cagli e da Ca’ Rio di Acqualagna per poi proseguire verso Pergola.

Per la ragguardevole architettura fino a poco tempo fa si pensava ad un disegno dell’architetto senese Francesco di Giorgio Martini, personalità forte ed austera che in quel tempo (1481) lavorava alla Rocca di Cagli commissionata da Federico da Montefeltro e prima (attorno al 1476) sicuramente alla ristrutturazione del Palazzo Pubblico. Tesi poi abbandonata perché tra l’altro il Martini per i paramenti murari adoperava una calce cementizia diversa. Ma in questi ultimi anni sono nate nuove ipotesi circa l’autore del progetto della Chiesa-Santuario.

La Chiesa infatti potrebbe collegarsi a un  disegno (o ad una  derivazione) del modello a pianta centrale che nel 1485 Giuliano Sangallo utilizza a Prato per la Chiesa di S. Maria delle Carceri e che allora costituiva in tal senso la prima esperienza (il prototipo) dell’architettura religioso-rinascimentale.

Il tema della pianta centrale a croce greca è in quei decenni particolarmente sentito perché sarà proprio la pianta centrale che Donato Bramante proporrà agli inizi del Cinquecento per la Basilica di S. Pietro; siamo ai tempi del papa Giulio II della Rovere e si tratta certo di tutt’altra scala…!

E’ da ricordare che nel Rinascimento la pianta centrale è vista come espressione della perfezione e della classicità, così come in geometria lo è il cerchio; in tal caso essa si presenta meglio a fornire l’impianto più appropriato per l’edificio religioso in quanto simbolo dell’armonia e della perfezione divina;  per questo si preferì alla pianta longitudinale o latina.

Comunque, qualsiasi siano le ipotesi circa l’architettura della Chiesa-Santuario di Montemartello, si potrebbe anche dire che nella scelta tipologica essa implica la “summa” di contributi culturali di un’epoca.

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     VIA FLAMINIA NORD 45 - LOCALITA' MONTEMARTELLO 61043 CAGLI PU
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