Santa Maria di Anzano

Descrizione

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Dove ora si trova il paese di Anzano un tempo era un folto bosco. Vi era qualche casetta, qua e là, dove i mandriani e i pastori portavano a sera i buoi o il gregge, ed i centri abitati erano alquanto lontani. Alcuni «villani» di Trevico, città antica e sede vescovile, di Zungoli e della contrada Scampata presso Città di Contra (così detta perché, forse, a differenza della circostante zona boschiva, era senza alberi, come ora: è l’attuale Scampitella) si erano uniti a pascolare insieme i loro buoi, e si recavano insieme a qualche fiera … Il bosco era attraversato da una sola strada mulattiera che, lastricata a selce, immetteva sulla via romana Erculea o Eclanense. Entrati nel bosco, dietro le loro mandrie, quei villani nel fitto degli alberi e dei rovi videro una statua maestosamente seduta su di una sedia regale con braccioli, con sul ginocchio sinistro un bambino che sostiene a sua volta con la destra un piccolo mappamondo sormontato dalla croce, tutta ricoperta da un manto azzurro trapunto di stelle: era la Madonna…
Nella semplicità della loro fede, nella grandezza del loro amore filiale verso la Madre di Dio, cui sempre i semplici ed i buoni ricorrono, si rivolsero subito al vescovo di Trevico, che, recatosi sul posto con tutto il clero di quella città, cercò di far trasportare quella bella, maestosa, pesante statua a Trevico, su di un carro agricolo tirato da buoi. Il carro si mosse, ma dopo un tratto di strada non lungo (ancora oggi viene indicato quel posto, a «Macinante», ) il carro si arrestò e fu impossibile, col pungolo, con la voce, con l’aiuto delle robuste braccia dei mandriani, costringere buoi e carro a muoversi ancora. Si tentò, allora, di immettersi sulla via Erculea, facilmente praticabile coi carri e coi cocchi, e di portare la statua della Madonna a Zungoli. Fu inutile anche questo tentativo! A cento metri dall’immissione sulla via Erculea, al posto ora detto « Casino », buoi e carro non si mossero più! Il terzo, ultimo tentativo, quello di recarsi verso Scampata o Scampitella, ebbe lo stesso effetto: carro e buoi non si mossero dal posto ora detto « Masserie».
Si comprese, allora, che la Madonna voleva restare là, dov’era stata ritrovata; e là si riportò. In quel posto fu costruita subito una chiesetta che divenne un faro di richiamo per tutti i buoni mandriani e villani circostanti; là uomini, donne e bambini si raccoglievano a sera, ai piedi della loro Madonna che fu chiamata S. Maria in Silice (dalla via lastricata a selce, o selciato), a cantare le lodi e benedizioni di Lei; là accorrevano, con gli altri, i cittadini della vicina Anxanum-Anzano; là si raccoglievano ogni anno, nel giorno anniversario del rinvenimento della statua – il lunedì di Pentecoste -, portando con se i loro sacerdoti, tutti gli abitanti di Trevico, di Zungoli, di Scampitella e della vicinissima Anzano… Intorno a quella prima chiesetta i semplici contadini abbatterono gli alberi, dissodarono la terra, costruirono le loro abitazioni quasi sempre fatte di pietre e fango o di travi rivestiti di culmo – la miseria ed i continui terremoti li costringevano a tanto ! -, onde è restato celebre Anzano come il paese dei «pagliai»; quelle prime povere case, quei pagliai e quei contadini vennero crescendo di numero col tempo, specialmente con l’immigrazione massiccia dei restanti cittadini dell’Anzano distrutta ed abbandonata, e formarono un villaggio.
(Estratto dal libro di mons. Don Rocco Staffiere “Anzano di Puglia” Edito da Tipografia Monipoli-Fares, Cerignola – anno 1976)
E’ questa la leggenda, semplice e comune a tanti altri paesi di questo nostro Meridione cattolico e mariano, leggenda che ogni anzanese ha appreso, fino a qualche anno fa, sulle ginocchia della mamma, quando durante le lunghe sere invernali, durante la quaresima specialmente, tutti nelle famiglie recitavano il Rosario alla Madonna con canto monotono e nostalgico. E’ questa la leggenda che si confonde con la storia del paese, che si ripete da padre a figlio, che indica nel posto attuale del battistero parrocchiale il luogo del rinvenimento della statua della Madonna e che è in parte suffragata dal fatto che ancor oggi, a distanza di anni e di secoli, gli abitanti. di Trevico, di Zungoli e di Scampitella, guidati dai loro sacerdoti, nel giorno dedicato alla festa della Madonna di Anzano, o S. Maria di Anzano – il lunedì di Pentecoste, come si è detto – muovono in pio e numeroso pellegrinaggio verso Anzano, vengono ricevuti dalla Statua che in processione va loro incontro nei tre posti indicati dalla tradizione ove il carro si sarebbe fermato per non più muoversi verso i rispettivi paesi. Ma questa tradizione, vivaddio, si inserisce bene nel contesto storico, trova conferma nei fatti storici che abbiamo riferito e che riferiremo ancora; a sua volta essa sola riesce a spiegarci alcuni fatti che diversamente risulterebbero incompressibili.
Il 21 novembre 1820, il Papa Pio VII, riconosce la chiesa di Anzano come “Santuario di Santa Maria” per cui, ai fedeli che visitano la chiesa nel giorno della festa della purificazione della Beata Vergine Maria (2 febbraio) è concessa l’indulgenza plenaria perpetua. Nell’attuale chiesa, c’è una lapide con la seguente scritta:
SS. D. N. PIUS PP VII OMNIBUS CHRISTIS FIDELIBUS VERE POENITENTIBUS AC SACRA COMMUNIONE REFECTIS ANZANI ECCLESIAM HANC IN FESTO PURIFICATIONIS BM VIRGINIS VISITANTIBUS ET IUXTA MENTEM SANCTITATIS SUAE ORANTIBUS INDULGENTIAM PLENARIAM FIDELIBUS ETIAM DEFUNCTIS APPLICABILEM A PRIMIS VESPERIS AD TOTAM EIUSDEM FESTIVITATIS OCTAVAM LUCRANDAM CYRIACO ARCHIPRESBYTERO ROSSI HUMILITER ORANTE SUB DIE XXI NOVEMBRIS MDCCCXX R S ANNO BENIGNE IN PERPETUUM
Traduzione:
SS. D.N. PAPA PIO VII A TUTTI I FEDELI IN CRISTO VERAMENTE PENTITI E CONFORTATI DALLA SANTA COMUNIONE CHE VISITANO QUESTA CHIESA DI ANZANO NELLA FESTA DELLA PURIFICAZIONE DELLA B M VERGINE E CHE PREGANO SECONDO LE INTENZIONI DI SUA SANTITA’ E’ CONCESSA L’INDULGENZA PLENARIA AI FEDELI APPLICABILE ANCHE AI DEFUNTI DAI PRIMI VESPRI A TUTTA L’OTTAVA DELLA STESSA FESTIVITA’ CIRIACO ARCIPRETE ROSSI UMILMENTE PREGANTE NEL GIORNO 21 NOVEMBRE NELL’ANNO R S 1820

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