Santa Maria di Celimanna

Descrizione

Descrizione

Ai piedi della serra di Supersano un’ampia scalinata consente l’accesso al complesso cimiteriale, alla cui sommità si erge maestoso il settecentesco santuario della Beata Vergine di Coelimanna (1746).

Alla generale semplicità, quasi povertà, delle facciate fanno da contrappunto la splendida volta a copertura dell’impianto centrale a croce greca e l’altare centrale di fattura settecentesca.

Questo tipo di volta, alquanto singolare, segna il passaggio dalle volte a lunette, più antiche, a quella dalla tipologia a squadro.

Da ammirare l’icona in cartapesta incastonata nell’altare centrale e raffigurante la B.V. di Coelimanna nel momento dell’apparizione alla pastorella.

Alle spalle del Santuario e adiacente a questo si trova la più antica chiesa-cripta bizantina della Beata Vergine di Coelimanna.

La leggenda

La costruzione del Santuario viene ricollegata all’apparizione della Madonna a una pastorella secondo la seguente descrizione dei fatti:

La presenza di alcuni affreschi, in discreto stato di conservazione, e di altri a colorazione quasi estinta per l’umidità, fa ipotizzare che tutto il costone rupestre dovesse essere coperto da pitture parietali. Tali affreschi sono visibili in due gruppi (uno a carattere iconico e l’altro decorativo) e presentano iscrizioni bilingue a testimonianza di una graduale latinizzazione della popolazione, in seguito alla caduta dell’Impero Bizantino e della lingua greca come lingua “sacra”.

“Conduceva alla pastura, su quella verde collina, il suo gregge, una pastorella innocente, quando all’improvviso un giorno, proprio il Sabato precedente alla prima Domenica di Luglio, le si fece innanzi una maestosa Signora, la quale col suo celestiale sorriso le disse: Figliuola mia, va a chiamarmi il Curato di Supersano; la fanciulla modestamente osservava che il suo gregge senza di lei si sarebbe disperso, danneggiando nelle terre vicine e la sconosciuta ed affettuosa Signora le rispose che nella di lei assenza lo avrebbe Ella custodito.

Pronta allora al comando reca l’avviso al Parroco, il quale, animato da zelo, non mancò di condursi sul luogo al fianco della santa fanciulla. Costei giunta sulla collina gli additava quella gran Donna tenutasi nascosta dietro un cespuglio. Il fortunato sacerdote, nulla di straordinario avendo osservato, ritornò in Parrocchia, dove nella seguente Domenica, avendo narrato al popolo l’apparizione prodigiosa, predicò che ognuno si provvedesse di ferro per aprire quel folto cespuglio, ove si ascose la Donna apparsa il giorno innanzi alla pastorella innocente. Non mancò certo la preghiera, dopo che il popolo processionalmente raccolto ed avviatosi sul luogo aprì con sollecitudine il cespo additato. Fu scoperto un antro, ove si rinvenne una cappella (l’attuale Cripta) avente in mezzo un altare con nicchia, in cui un affresco è l’immagine bellissima della regina del Cielo, fregiata da un’iscrizione greco-latina che dice: Virgo Manna Coeli. “

L’evento viene ricordato ogni anno con una Festa Popolare che si tiene la prima Domenica di luglio in cui la Statua della madonna viene portata dal Santuario in processione per le vie del paese.

La costruzione del Santuario, però, si riconduce a un altro avvenimento: si narra che un principe romano, scampato miracolosamente da morbo fatale per apparizione della Maria, che si svelò con un tal titolo di Coelimanna, nel recarsi a cavallo sul luogo verificò che il suo destriero si inginocchiava dapprima all’ingresso del paese per la prima volta; lo stesso gesto tenne sulla strada che porta al Santuario; alla fine si arrestò genuflettendosi nel luogo ove lo stesso Principe fece costruire il Santuario a perenne riconoscenza per la guarigione avuta. Si narra che ove ora sono ubicati dei menhir sono avvenute le singole fermate del destriero del Principe.

A cura del Comune di Supersano Si ringrazia Elena Frascaro per le notizie storiche.

LA CRIPTA

La cripta della Beata Vergine di Coelimanna è riconducibile, invece, al tardo XIII secolo, periodo a cui risalgono i più antichi affreschi murali presenti all’interno. E’ una delle poche cripte non ipogee presente nella Provincia di Lecce essendo stata ricavata scavando nel costone tufaceo della serra di Supersano. Si accede attraverso un ingresso largo circa un metro ed ha una distribuzione degli spazi interni che rievoca la ripartizione secondo la disposizione della basilica paleocristiana. Nel primo ambiente si trova il ciclo iconografico più antico mentre nel secondo ambiente si conservano i dipinti più recenti, tra cui un San Lorenzo, eseguiti con colori a calce tra il XVI e l’inizio del XVII secolo. Inoltre sono presenti due tipologie di altari, il primo è originale e si tratta di un altare parietale con forme a rito latino il cui particolare orientamento, da est verso ovest, simboleggia l’attenuarsi del rapporto tra la Chiesa d’Oriente e la Chiesa d’Occidente; il secondo altare è probabile sia barocco ed è stato costruito successivamente, presumibilmente inserito sopra un altare primitivo.

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