SS. Crocifisso di Battaglia

Descrizione

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Il Santuario Santissimo Crocifisso di Battaglia è il santuario, che si trova a metà strada fra Urbania e Peglio, in un angolo isolato di verde e di silenzio, meta di quanti ogni giorno vanno a far passeggiate o corse, e poi si fermano per una preghiera. Soprattutto si fermano quanti chiedono grazie particolari. E’ dedicato al miracolo Crocifisso, ma vi vengono particolarmente venerati la Madonna della Salute e il Sacro Cuore.

 

APPROFONDIMENTI SUL SANTUARIO DEL SANTISSIMO CROCIFISSO DI BATTAGLIA

Il Santuario si trova quasi nascosto tra le colline che scendono da Peglio a Urbania, e prende il nome di Battaglia da mastro Marino Antonio Battaglia, proprietario del terreno dove nel 1634 volle fosse edificato un piccolo Oratorio dedicato al Crocifisso. L’immagine che si venera rappresenta Gesù Cristo Crocifisso, con la Vergine sua madre a destra e S. Giovanni Evangelista a sinistra, e con due angeli ai lati in atto di raccogliere il sangue prezioso che sgorga dalle mani trafitte e dal costato squarciato. E’ dipinto in affresco da anonimo pittore locale, ipoteticamente individuato nello stesso Marino Battaglia perché qualificato “mastro” e che aveva fatto costruire, alla fine del Cinquecento, l’Oratorio di S. Maria nel luogo dei Campo-resi, famiglia del posto, dove nel 1612 era stato già eseguito l’affresco sopra descritto che dava il nuovo titolo alla chiesuola dei Comporesi: il Crocifisso di Battaglia.
Studi recenti provano come dalla famiglia Camporesi ha origine la stirpe dei maiolicari Picchi e qui le loro fabbriche di maiolica. E’ dalle loro mani che è stato dipinto l’affresco, purtroppo di recente quasi ridipinto e ben lontano dalla riproduzione in acquaforte dell’urbinate Domenico Antonio Nini (1688-1762). Nel 1762 l’affresco deperito soprattutto nel viso del Crocifisso, richiede il restauro del pittore Giovanni Doix fiammingo (1658-1738) di origine durantina, il quale do-cumenta di non aver toccato quel viso, ma sorpreso dal sonno, quando si risvegliò lo vide “miracolosamente” e “magistralmente” restaurato. A seguito di questo e di altri eventi miracolosi, la devozione verso il SS. Crocifisso ebbe un grosso impulso, tale da provocare afflusso di pellegrini delle terre limitrofe, ai quali si doveva provvedere per le devozioni e per gli alloggi. E si cominciò subito dall’ampliamento dell’oratorio inglobandolo in una struttura più altisonante.

Nel 1718 l’arcivescovo di Urbino, al quale appar-teneva ecclesiasticamente la più antica parrocchia di S. Zenone, mons. Tommaso Maria Marelli (1716-1739), diede l’incarico per la costruzione, affidandone il progetto al carmelitano scalzo fra Giovanni di Santa Teresa, o meglio di San Francesco da Paola, che operava con il Vanvitelli. Il laico professo del convento dei carmelitani di Urbino disegnava nel 1720 tre progetti per il Santuario. Nel frattempo, oltre a conglobare il piccolo sacello del Crocifisso di Battaglia, i propositi dell’Arcivescovo furono quelli di innalzare una casa parrocchiale ed una foresteria per i numerosi pellegrini. Il rettorato della nuova parrocchia, in cui confluì la più antica di S. Zenone, venne affidata all’arciprete d. Francesco Papi, di nobile famiglia durantina, allora canonico arciprete di Urbania, il quale si mise decisamente all’opera. Il 25 luglio 1728 il Comune di Urbania gli concede trenta scudi “per aiutarlo nella spesa di ricostruzione della cupola della chiesa”, che è terminata nel 1728 e consacrata il 31 luglio 1731. Il rivestimento in piombo della cupola fu affidato al pesarese Vincenzo Polinori, come documenta l’iscrizione plumbea che oltre svelare l’artefice, ricorda l’Arcivescovo di Urbino Tommaso Marelli e il primo arciprete Francesco Papi: “VINCENTIUS P0LIN0RI PI-SAURENSIS — OPUS — / URBINI ARCHIEPISCOPUS T. MARELLI / AC PRIMUS ARCHIPRESBITER FRANCISCUS PAPI URBANIENSIS 1728”. Il Papi, fondatore della chiesa e dell’ampia e decorosa canonica, abbellita di artistici quadri in gesso a bassorilievo, dové aggiungere capace locale per uso albergo di pellegrini. Morì il 25 ottobre 1767 e fu sepolto in questa chiesa. Gli successe immediatamente il nipote materno don Zeno Gatti, anch’egli di nobile famiglia duranti-na-urbaniese. Erede delle sostanze dei Papi, nei suoi 24 anni di parrocchia, fece totale donazione al Santuario dei propri beni mobili e immobili, di quadri pregevoli, di careghe e vasellami in maiolica urbaniese scintillante dei secc. XVI e XVIII, in tempi recenti trasferiti nella sagrestia del Duomo di Urbino, in attesa di un logico ritorno. Morto il 27 dicembre 1790, ebbe onorevole sepoltura presso quella dello zio.

Esternamente l’edificio, caricato dallo stemma in pietra dell’arcivescovo Marelli, si mostra, nella facciata con la classica imponenza, arricchita di un piccolo pronao. L’andamento esterno del Santuario è a pianta rettangolare, ma l’ottagono formato dal tamburo lascia già intuire la pianta centrale interna decorata da eleganti archi in cui sono raccolti gli altari, decorati da colonne e angeli in stucco, e la cantoria, il tutto dominato dalla cupola espressa nella “semplificazione degli spazi” con l’essenza geometrica degli spicchi, i puri valori spaziali vanvitelliani che preannunciano la cupola della Maddalena di Pesaro disegnata dal Vanvitelli nel 1744.

Nell’altare centrale, ricco di pitture, di marmi e colonne, è la venerata immagine, mentre in quelli laterali, anch’essi adorni di stucchi e colonne, appaiono le statue in gesso, a sinistra di S. Zenone vescovo di Verona, e a destra di S. Francesco da Paola, venerato in Urbino come comprotettore e nel 1728, anno del contributo della comunità urbaniese all’edificazione del Santuario, dichiarato dal Consiglio urbaniese “secondo celeste protettore della città di Urbania”.

Nel 1814 l’arciprete Girolamo Cipollini, a sue spese fece coprire le immagini statuarie con il dipinto Madonna con S. Michele Arcangelo e S. Zenone, buona opera di Domenico Giannotti urbinate (1673-1740), e con l’altro di S. Francesco da Paola del veneziano Giovanni Bollani, manomesso purtroppo da pittorucolo che nel retro si firma Mariano Ottaviani urbaniese. Le due tele restaurate sono oggi esposte nella sagrestia. Nella fascia del tamburo i finestroni sono alternati da medaglioni dipinti con la raffigurazione di Angeli che recano i simboli della passione, mentre in quello centrale è raffigurato il Cristo Risorto dipinti, anche questi dal Bollani che firma con la sigla G.B.

Nel 1776 S. Paolo della Croce si interessò perché nel “Santuario del Crocifisso, detto Santuario di Battaglia” si aprisse un Ritiro Passionista, richiesto dal vescovo di Urbania e di Sant’Angelo in Vado, Bajardi, e dall’arcivescovo di Urbino, Monti (così pubblica il passionista Max Anselmi, S. Paolo della Croce, Lettere, Roma 2002), e promosse l’erezione delle 14 stazioni della Via Crucis nell’area antistante al Santuario, fatte scomparire nel 1804 per creare un piccolo camposanto, richiesto fuori della chiesa dalle leggi napoleoniche. Non fu buona la decisione recente di eliminare il cimitero per dare spazio a un giardino con fontana, a sua volta eliminati nel 2002. È desiderabile che a conclusione dei radicali lavori di ripristino del Santuario, in quest’area sorgano come ex voto a Cristo Crocifisso le 14 edicole della sua Via Crucis.

La festa di Battaglia

Il Santuario di Gesù Crocifisso e Misericordioso e della Madonna della Salute, sorto ai primi del 1700, vengono particolarmente venerati nella seconda domenica di settembre, quando trova il suo momento più significativo e coinvolgente. Soprattutto nel pomeriggio quando si fa un corteo da Urbania, si celebra l’Eucaristia per lodare il Signore e la sua santa Madre perché continuamente sperimentiamo un sostegno e una forza divini, lungo il cammino della vita. E lo sanno bene tutti coloro che, con fede sincera, vanno a pregare in questo luogo.

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