SS. Crocifisso

Descrizione

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Sulle colline pescaresi, nel Comune di Bolognano, in località Musellaro si erge, austero ma assai solenne il Santuario del SS.mo Crocifisso Miracoloso. Vi si venera, infatti, una miracolosa Immagine portata, secondo la leggenda, dalla Terra Santa, in occasione delle Crociate, dal feudatario del luogo.

Oggetto di costante devozione popolare, il SS.mo Crocifisso di Musellaro è meta, da sempre, di pellegrinaggi soprattutto il 19 settembre di ogni anno quando se ne celebra la festa. Le origini del piccolo centro di Musellaro si perdono nella notte dei tempi. Alcuni indizi si trovano in diverse raccolte, per lo più di epoca medievale.

Le origini di tale devozione risalgono all’epoca delle crociate allorquando un certo conte del Balzo riportò dalla Terra Santa il Crocifisso ed una tela della Madonna. Ma andiamo con ordine.

L’espansione dei mussulmani nel medio oriente aveva rappresentato, per i cristiani e per Gerusalemme in particolare, la fine del culto: i mussulmani ridussero a moschee tutte le chiese cristiane, ad eccezione di quella del S. Sepolcro a causa dei pellegrini che rappresentavano la ricchezza di Gerusalemme, abbatterono tutte le croci, le profanarono e le buttarono via assieme a tutti gli oggetti sacri. Così il crociato conte del Balzo trovò gettato in un fosso  questo Crocifisso  ed un dipinto di Madonna su tela. Rientrato a Pescara, di passaggio per Musellaro, donò ai baroni Tuzio il Crocifisso e il dipinto che furono tenuti in grande venerazione nel palazzo.

 Dopo pochi anni la peste distrusse quasi l’intera popolazione e i membri della famiglia baronale. L’unico superstite, il giovane Tiburzio Tuzio, trasformò un’ala del castello in Chiesa parrocchiale in sostituzione di quella originale di S. Nicola di Bari, fuori le mura a seguito dei saccheggi continui che essa subiva. Tale Chiesa fu consacrata dal Vescovo di Chieti, Bartolomeo I e dedicata a S. Maria del Balzo (come tuttora è chiamata) in memoria del conte che donò la tela. Nel 1659 i baroni Tabassi di Sulmona acquistarono la baronia di Musellaro ed il crocifisso fu abbandonato in un cantuccio della faterna (ripostiglio di cose vecchie).

Qualche tempo dopo (probabilmente tra il 1600 e il 1700) avvenne un fatto prodigioso. Il barone de L’Aquila esigeva degli oneri fiscali assai gravosi dai musellaresi. Ma questi, perché morosi da molti anni a causa dell’estrema miseria, mandò un capitano con alcuni soldati per disperdere od imprigionare i cittadini e così poter vendere il fondo rustico. Senonché, arrivati alle porte del villaggio, una densa nube di nebbia e polvere accecò i soldati a tal punto da indurli a desistere dalla loro missione anche per l’arrivo di un corriere con l’ordine di tornare indietro; questo perché il SS.mo Crocifisso, sotto le sembianze di un nobile cavaliere, cinto di fascia rossa, si era presentato al barone de L’Aquila, riscattando tutti i pesi passati, presenti e futuri.

 Nel frattempo, i musellaresi, intimoriti dell’arrivo dei soldati aquilani, pregavano con il parroco quando Elena, la sagrestana vecchia e zoppa, andata nella faterna a prendere l’olio per le lampade, vide l’abbandonato e rotto crocifisso ricongiunto, attaccato alla croce e grondante sangue. La vecchia cercò di asciugarlo riempiendone due fazzoletti. I fedeli, visto lo strepitoso miracolo, subito restituirono al Crocifisso la venerazione dovuta, e trasformarono la faterna in Oratorio (l’attuale Santuario). Il Vescovo di Chieti mandò il suo vicario a costatare il miracolo del sangue, confermato poi dalla risurrezione di un bambino morto soffocato per aver ingoiato acini di uva. Questi raschiò il pavimento bagnato di sangue mettendo il tutto in una cassetta poi murata nell’altare dove tuttora si trova, e portò i due fazzoletti a Chieti e poi a Roma. Il luogo dove avvenne il prodigio della nebbia prese il nome di Crocetta e lì vene costruita una piccola cappella detta della Conicella.

 Poiché il SS.mo Crocifisso operava miracoli strepitosi, attirando pellegrini da ogni parte, i sulmontini proposero di rubarlo ai musellaresi. Era presumibilmente il 1712 o giù di lì.  Essi vennero in molti a Musellaro, esposero la Croce con solenni feste pensando di disperdere i pochi fedeli locali allorquando il SS.mo Crocifisso fosse giunto in processione alla Conicella e così avrebbero potuto portarlo a Sulmona. Ma l’arciprete, non avendo ancora terminato il percorso normale della processione, si sentì tirare il piviale da una forza occulta a tal punto che non poté andare avanti e con lui tutta la gente. Ispirato dal Signore, indusse i fedeli a riprendere la via del ritorno, mentre i sulmontini furono costretti ad una precipitosa fuga perché sembrò loro di vedere un esercito di soldati che veniva loro incontro con aria minacciosa.

 Fra i tanti miracoli e grazie ottenute dai devoti del SS.mo Crocifisso  se ne ricordano diversi. Una tale Domenico Follacchio, ricco musellarese, dimorante a Roma, nel 1668 si rivolse ai medici per via della sua malattia. Costoro non poterono guarirlo. Egli si avvicinava così alla morte quando pregò con fede il SS.mo Crocifisso e fu guarito. Fece così voto di tre lampade e si impegnò per protrarre le feste di settembre (18, 19 e 20) da tre a otto giorni. Ma il giorno 20, all’ora solita di richiudere il Crocifisso nella nicchia, si scatenò su Musellaro un terribile uragano che costrinse tutti i pellegrini a rifugiarsi nella Chiesa. Un braccio del Crocifisso si staccò e cadde sull’altare e il corpo rimase sospeso in aria fino a che non si decise di ricollocarlo al suo posto. Non appena il Crocifisso rientrò nella sua nicchia il braccio tornò al suo posto e l’uragano cessò immediatamente. Per questo tutt’oggi la sua esposizione non dura più di 48 ore nell’arco dei tre giorni di festa.

Il 19 settembre 1825 il seminarista musellarese Alessandro Di Giacomo (che poi fu curato di S. Giustino a Chieti e Vescovo di Pescina) si trovava nel seminario di Penne e soffriva perché non poteva partecipare alla  processione     che  era in  corso di  svolgimento  a  Musellaro.  Gli cadde un fulmine attorno, gli bruciò le vesti ed una scarpa ma al giovane non accadde nulla; anzi il Crocifisso gli lasciò la sua immagine impressa sul petto.

 Il 19 settembre 1844 un certo Camillo Chierichetti di Sulmona, muto da due anni, ricupera la parola non appena si avvicina all’altare del SS.mo Crocifisso, come si rileva da una testimonianza scritta conservata nell’Archivio della Curia Arcivescovile di Chieti.

 Un maresciallo della finanza di Pescara, da dieci anni costretto a camminare con le stampelle (tuttora conservate) avendo una gamba paralizzata, fu guarito completamente non appena giunto all’altare del Crocifisso.

 Insomma, tanti miracoli riportati in registri manoscritti o tramandati oralmente testimoniano la grande fede del popolo verso il SS.mo Crocifisso di Musellaro. E i tanti doni votivi ci dicono l’abbondanza di grazia che da sempre è scaturita dal Cristo Crocifisso.

 Al di là della leggenda o della storia, emerge, in tale contesto, una straordinaria venerazione del mistero di Cristo che si fa uomo e sceglie di morire sulla Croce per la nostra salvezza. I fedeli di Musellaro e tutti i pellegrini che visitano il Santuario, esprimono una fede grande e anelano alla fonte della vita per ricevere ogni dono di grazia e di santità e dare al Cristo Crocifisso un piccolo segno di quell’amore grande che Egli ci ha donato.

Il SS.mo Crocifisso di Musellaro è stato, è e sarà per tutti il segno grande dell’amore di Dio e la fonte per quanti anelano alla santità della vita e alla salvezza eterna.

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    Piazza SS. Crocifisso, 65020 MUSELLARO PE
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    Abruzzo
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