Madonna della Grotta

Descrizione

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Il Santuario della Madonna della Grotta di Bombile o semplicemente Santuario della Madonna della Grotta è un santuario mariano scavato nel tufo, nella frazione Bombile di Ardore, del XV secolo.
Bombile, nome derivato dal basso latino bovile, è un villaggio di circa 600 abitanti. È fabbricato sopra un rialzo alto e lungo formante una collina orofluviale, lambita a tramontana dal fiumicello di Condojanni, ed a sud dal secco Vallone della Grotta.
Pare che Bombile abbia origine remota ma oscura. Forse derivò anch’esso dalla distruzione di un’ antica città che i Greci chiamarono Orra-Locron, ed i Romani Uria, fondata da Idomeneo re di Creta nelle campagne ove oggi sorgono Condojanni e Bombile.
Il suo nome deriva dal greco e significa “ape ronzante” per la presenza di molti alveari nelle campagne circostanti. Secondo altri studiosi invece il nome si riferisce a Cumbile che dovrebbe significare zona di Catacombe Questo villaggio è conosciuto per il Santuario della Grotta.
Il Santuario era incastonato in una impervia parete rocciosa ed era raggiungibile solo mediante una scalinata alta 28 metri scavata nella pietra, formata da 141 gradini, che i devoti percorrevano in ginocchio.
Il 28 maggio 2004 un costone della montagna staccatosi, intorno alle ore 12.30, ha completamente distrutto il Santuario. Si è salvata la statua della Madonna, miracolosamente, e tutte le persone che fino a pochi istanti prima sostavano all’interno del Santuario e nel piazzale antistante. Rimangono queste immagini ed il rimorso per un pezzo della nostra storia che scompare.
È diventata impraticabile impraticabile l’unica via d’accesso al suggestivo luogo di culto e da allora si sono succeduti innumerevoli solleciti per un repentino restauro della Chiesa ipogea.
Di notevole interesse artistico e unico nel suo genere in Calabria, era interamente costruito dentro una grotta scavata nell’arenario della parete perpendicolare di una collina da Fra Jacopo da Tropea, nel 1507, che voleva dedicarsi alla vita eremitica. La Chiesa fu consacrata nel 1625. L’aspetto del Santuario è stato condizionato da una serie di rifacimenti iniziati nella seconda metà dell’ottocento.
La grotta nel 1891 assunse la caratteristica forma interna a croce greca, con due cappelle ai lati, una del Crocefisso e una della Madonna Addolorata.
Il portale d’ingresso della chiesa era costituito da due colonne corinzie, con capitello d’acanto scolpito in pietra di tufo.
All’interno della Chiesa era collocata una statua in marmo di Carrara della Madonna che regge il Bambino, attribuita al Gagini e risalente a metà del XVI secolo. La statua è posta su di uno splendido altare del XVI secolo.
La campana si trovava issata sulla roccia accanto alle celle alte ed era priva di battacchio, infatti, veniva fatta suonare col lancio di sassolini  o pezzetti di ferro o con monete lanciate dai numerosi devoti giunti per la prima volta che si accalcano sotto ad essa, ligi alla credenza secondo cui chi suona la campana, avrà la ventura di tornare al santuario, negli anni successivi.
Ogni anno, il 24 aprile, si svolgevano nel Santuario manifestazioni religiose che si concludono con un pellegrinaggio nei primi tre giorni di Maggio.
In questi giorni giungevano molti devoti da tutti i paesi vicini a venerare la Madonna della Grotta.
Lo spiazzo antistante si anima di bancarelle ricche di tipici prodotti calabresi: la calia (ceci abbrustoliti nella sabbia rovente), i ‘nzùddhi e i mustaccioli (biscotti di miele e farina).
Durante i giorni di pellegrinaggio, mistico e profano si fondono: i pellegrini bivaccando all’aperto intrecciano danze e suoni paesani, ma soprattutto fanno mostra della classica e pittoresca tarantella calabrese.
Numerose sono le storie e le leggende relative a questo luogo, alcuni storici raccontano che in origine la piccola chiesetta fosse la cella di un eremita, a poco a poco trasformata in una chiesa a croce latina, ma la venerazione popolare è legata alla leggenda di un mercante che, travolto da una tempesta, implorava salvezza alla Regina del Mare e Le prometteva una candida statua, in segno di eterna gratitudine. Il mercante e il suo equipaggio si salvarono e subito fu incaricato un artista di confezionare la statua. Colpito da una malattia incurabile, l’artista si rammaricava di non riuscire a completare l’opera secondo i tempi concordati, ma quando cercò di spiegare l’accaduto al mercante, la Statua era miracolosamente finita e di una bellezza impareggiabile. La statua fu caricata su piccolo vascello e portata dai venti sul lido di Ardore e da lì lasciata in balia di un carro di buoi. I giovenchi s’inerpicarono tra le rocce e depositarono la statua nella Grotta dove si trova attualmente. La leggenda racconta anche che l’acqua scaturì da quelle rocce arse dal sole e da allora è luogo di assidui pellegrinaggi.
Dal sito internet “La Locride”

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