Santuario Chiesa Nuova (o di San Francesco Convertito)

Descrizione

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SANTUARIO DI CHIESA NUOVA – ASSISI

Francesco, questo è il nome che gli diede il padre, Giovanni il suo nome di Battesimo, nacque ad Assisi nel 1182. Figlio di un accorto e ricco mercante di tessuti pregiati, Pietro di Bernardone, e di madonna Pica una donna di alta cultura originaria del sud della Francia, della sua infanzia e della prima giovinezza si sa ben poco. Le fonti biografiche lo descrivono come giovane brillante che aiutava il padre nella bottega coltivando un sogno di gloria: diventare un grande cavaliere. Amante del lusso e delle feste, di carattere gioviale e generoso, il giovane Francesco percorre, allegro ed elegante, le vie di Assisi in un tempo di grandi trasformazioni politiche, sociali ed economiche. Di lì a pochi anni, secondo il disegno ancora nascosto in Dio, lo vedranno passare sotto ben altre vesti.

Qui per secoli la tradizione – ben documentata – ha indicato la casa di Pietro di Bernardone, dove nel 1182 nacque Francesco di Assisi e dove trascorse i primi ventiquattro anni di vita insieme al papà Pietro di Bernardone, la mamma Pica, ed il fratello minore Angelo. La casa era a tre piani. Al piano terra il negozio di stoffe del padre e forse anche i laboratori e la tintoria. Al primo piano (il piano attuale della chiesa) i locali diurni della famiglia. Al secondo piano, ora scomparso, le camere da letto. Quella dove è nato S. Francesco è stata sempre indicata sulla parte superiore di dove poi venne collocato l’altare della chiesa. Qui Francesco ebbe “Il sogno profetico”

Nel 1615 i Frati Minori acquistarono la casa e, con il contributo economico di Filippo III Re di Spagna, la trasformarono in chiesa.

La chiesa è un elegante costruzione con pianta a croce greca, sormontata da una cupola. Il disegno del progetto è ispirato a quello raffaellesco di Sant’Egidio degli Orafi in Roma. L’interno è decorato da affreschi di vari autori locali tra cui il Sermei, i Giorgetti ed Emanuele da Como.

All’interno della chiesa,  nella parte inferiore del primo pilastro a sinistra è possibile vedere il “carcere” di San Francesco, angusto e piccolo spazio dove il Santo fu rinchiuso dal padre che non comprendeva la radicale conversione del figlio sulla strada che il Signore gli aveva indicato.

All’esterno della chiesa,  dirigendosi in una viuzza che si trova sul lato sinistro della piazzetta dove è collocato il Santuario si giunge all’ingresso della zona esterna della casa paterna di San Francesco e dell’area del fondaco dove Pietro di Bernardone aveva il magazzino e il negozio delle stoffe pregiate.

Sulla piazza antistante la chiesa, un monumento in bronzo realizzato da Roberto Joppolo nel 1984, raffigura i genitori di San Francesco.

Si riportano alcuni episodi della giovinezza di Francesco estratti dalle Fonti Francescane:

L’incontro con il povero – Francesco godeva reputazione di essere molto cortese. Una volta, però, rimandò in malo modo un povero.

“Un giorno che stava nel suo negozio, tutto intento a vendere delle stoffe, si fece avanti un povero a chiedergli la elemosina per amore di Dio. Preso dalla cupidigia del guadagno e dalla preoccupazione di concludere l’affare, egli ricusò l’elemosina al mendicante, che se ne uscì. Subito però come folgorato dalla grazia divina, rinfacciò a se stesso quel gesto villano, pensando: “Se quel povero ti avesse domandato un aiuto a nome di un grande conte o barone, lo avresti di sicuro accontentato. A maggior ragione avresti dovuto farlo per riguardo al re dei re e al Signore di tutti”. Dopo questa esperienza, prese risoluzione in cuor suo di non negare mai più nulla di quanto gli venisse domandato in nome di un Signore così grande” (3Comp 3)

Il sogno profetico – Francesco ardeva dal desiderio di essere cavaliere

“Una notte, dopo essersi impegnato anima e corpo nelle seguire il suo progetto, e bruciava dal desiderio di mettersi in marcia, fu visitato dal Signore, che volle entusiasmarlo e sedurlo, sapendolo così bramoso di gloria, appunto con una visione fastosa. Stava dormendo quando gli apparve uno che, chiamatolo per nome, lo condusse in uno splendido solenne palazzo in cui spiccavano, appese alle pareti, armature da cavaliere, splendenti scudi e simili oggetti di guerra. Francesco, incantato, pieno di felicità e di stupore, domandò a chi appartenessero quelle armi fulgenti e quel palazzo meraviglioso. Gli fu risposto che tutto quell’apparato insieme al palazzo era proprietà sua e dei suoi cavalieri. Svegliatosi, s’alzò quel mattino pieno di entusiasmo. Interpretando il sogno secondo criteri mondani (egli non aveva ancora gustato pienamente lo spirito di Dio), immaginava che sarebbe diventato un principe. Così, prendendo la cosa come presagio di eccezionale fortuna, delibera di partire verso la Puglia, per esser creato cavaliere da quel conte. Era più raggiante del solito e, a molti che se ne mostravano sorpresi e chiedevano donde gli venisse tanta allegria rispondeva: “Ho la certezza che diventerò un grande principe” (3Comp5).

Il padre furibondo – Francesco era incamminato per la via della conversione. Dopo che il Crocefissi di San Damiano gli aveva parlato, egli aveva incominciato a praticare una vita di penitenza, che il padre non accettò.

“Si diffuse per le piazze e le vie della città la notizia di quanto succedeva, finché venne agli orecchi del padre. Sentito come lo maltrattavano, egli uscì immediatamente a prenderlo, con l’intenzione non di liberarlo , ma di finirla. Fuori di sé, gli si avventò contro come un lupo sulla pecora, e fissandolo con occhio torvo e con la faccia contratta dal furore, lo afferrò e trascinò fino a casa. Qui lo rinchiuse in un bugigattolo oscuro per più giorni, facendo di tutto, a parole e a botte, per ricondurlo alla vanità mondana. Francesco non si lasciò smuovere né dalle parole, né dalle catene, né dalle percosse. Sopportava tutto con pazienza, diventando anzi più agile e forte nel seguire il suo ideale. Se nonché il padre fu costretto a partire da casa per un affare urgente, sicché il prigioniero restava solo con sua madre. Questa, non approvando il modo di fare del marito, rivolgeva al figlio discorsi affettuosi, senza però riuscire a stornarlo dai suoi propositi. Vinta dall’amore materno, un giorno essa ruppe le catene e gli permise di andar via libero”. (3Comp 18)

Fonte documentativa: Santuario Chiesa Nuova

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