Relazione sull’incontro dei rettori dei santuari dell’Emilia-Romagna del 25 maggio 2026.
Lunedì 25 maggio 2026 si è svolto l’incontro dei rettori dei santuari dell’Emilia-Romagna, presso il monastero di Sant’Antonio di Polesine a Ferrara, affidato alle cure delle monache benedettine. Il monastero non è propriamente e ufficialmente un santuario, ma è comunque un luogo di preghiera e di pellegrinaggio e presentava aspetti logistici (parcheggio, salone per conferenze, refettorio) comodi per il nostro incontro. Erano presenti una ventina di rettori o delegati dei santuari, provenienti un po’ da tutta l’Emilia-Romagna.
Siamo giunti ciascuno dal suo santuario di origine a Ferrara a metà mattinata e siamo stati accolti da don Fabio Ruffini, rettore del santuario del miracolo eucaristico di Santa Maria in Vado, che si trova non lontano dal monastero di Sant’Antonio di Polesine. C’è stato un saluto iniziale da parte del vicario generale, mons. Massimo Masservigi, che ha portato anche i saluti dell’arcivescovo (assente per l’impegno a Roma in CEI), e da parte della madre badessa Maria Ilaria Ivaldi.
Dopo un breve momento di preghiera insieme, ci siamo divisi in gruppi: i santuari di città; i santuari di periferia e dei medi centri urbani; i santuari di campagna e di montagna. Nei vari gruppi c’è stata la possibilità di conoscersi meglio e condividere le proprie esperienze e le proprie sfide. Terminata la condivisione nei gruppi, ci siamo ritrovati insieme per mettere in comune quanto era stato detto nei singoli “laboratori sinodali”. Per quanto riguarda i santuari di città, è emerso che essi sono frequentati da pellegrini ma anche da molti turisti, quindi c’è una cura per la dimensione spirituale ma anche per la dimensione artistica del luogo; c’è l’impegno a costruire comunione tra le persone, a fare famiglia, a coinvolgere le persone; va curata la collaborazione con le parrocchie e i santuari limitrofi; questi santuari, in contesti urbani in cui tutto è a pagamento, sono oasi di gratuità e di fraternità evangelica; c’è la sfida di fare più spazio alla presenza del laicato e dei volontari. Per quanto riguarda i santuari di periferia e dei medi centri urbani, è emerso che essi sono frequentati da pellegrini e gruppi di persone, ma per lo più in modo occasionale, non fidelizzato; sono luogo di incontro con i lontani; la liturgia è curata; in alcuni è possibile celebrare battesimi, matrimoni, funerali, e questo è occasione di attività pastorale formativa; ci sono regolarmente catechesi; si cerca di collaborare con la parrocchia del luogo; c’è la sfida di curare la presenza su internet e di una gestione economica e di un mantenimento materiale non sempre facile. Per quanto riguarda i santuari di campagna e di montagna, è emerso che in essi è importante l’aiuto offerto dai laici e c’è una preziosa presenza di confraternite locali, che aiutano a tenere il santuario aperto e decoroso; inoltre aiuta avere intorno al santuario dei percorsi (anche eno-gastronomici); la sfida è quella di evitare l’isolamento.
Ha poi fatto seguito il momento delle comunicazioni da parte del delegato regionale, don Fabio, che ci ha riferito del buon esito dell’incontro dei volontari dei santuari di Veneto ed Emilia-Romagna tenutosi a Chioggia il 18 aprile scorso; ci ha inoltre ricordato l’evento della notte dei santuari, trasferito al 31 ottobre, e il prossimo convegno nazionale, a Cagliari, dal 16 al 19 novembre; infine è stata segnalata la data del nostro prossimo incontro regionale, lunedì 28 settembre al santuario del Santissimo Crocifisso di Longiano (FC).
Si è poi svolto il pranzo e, dopo il pranzo, abbiamo visitato il monastero, con i suoi numerosi e grandi spazi. Il complesso è antichissimo: già intorno all’anno Mille vi si erano insediati gli eremiti agostiniani; poi nel 1257 venne acquistato dagli Este per ospitare la comunità di monache benedettine di Beatrice II d’Este, monache che l’anno successivo entrarono nei locali e che li custodiscono da allora. La tomba della beata Beatrice si trova nei pressi della chiesa monastica ed è oggetto di venerazione, anche per il prodigio della pietra della beata (la pietra tombale della beata che trasuda acqua). Abbiamo visitato in particolare la chiesa, con i suoi bellissimi affreschi, tra i quali si segnala un raro esempio di Cristo che sale in croce su una scala.
Terminata la visita al monastero, ci siamo recati al santuario di Santa Maria in Vado, dove nel 1171 è avvenuto un importante miracolo eucaristico: il giorno di Pasqua, mentre il sacerdote, don Pietro da Verona, durante la Messa stava spezzando l’ostia, uscirono dall’ostia tante goccioline di sangue, che andarono a bagnare la volta del presbiterio. Ci fu subito devozione, e venne costruita una grande e bellissima chiesa; la volta venne staccata e collocata in un tempietto, dove tuttora è visitabile, e si possono ancora vedere le molte macchioline di sangue nell’intonaco.
Terminata la visita al santuario del miracolo eucaristico, una parte dei rettori è tornata a casa, mentre gli altri hanno proseguito in una visita spirituale-artistica della città di Ferrara, con una tappa significativa al monastero del Corpus Domini, abitato dalle sorelle clarisse, ove visse a lungo Santa Caterina da Bologna e ove è sepolta Lucrezia Borgia.
In conclusione, è stata una bella giornata, fraterna, in cui abbiamo avuto il piacere di incontrarci e di condividere le nostre esperienze, di pregare insieme, e anche di poter ammirare alcune bellezze artistiche di Ferrara.
Fra Michele Pari o.p.


