Madonna della Rocchetta

Descrizione

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Il Santuario mariano della Madonna della Rocchetta (che significa piccolo fuso) sorge in amena posizione, al limitare del bosco, all’inizio della Val Bronzale.
IL RACCONTO DELLA GUARIGIONE DI UN POVERO RAGAZZO SORDOMUTO
Era l’anno 1640. Al disopra di Ospedaletto andava pascolando alcune pecore un povero ragazzo, sordomuto dalla nascita, che però era molto intelligente, e si faceva capire benissimo dalla popolazione con certi suoi motti delle mani e della bocca.
Il ragazzo sopportava pacificamente la sua disgrazia, neppur sognando che un giorno sarebbe guarito dalla sua infermità. Or ecco ciò che si racconta. Un giorno di estate il ragazzo si trovava al solito luogo del pascolo con le sue pecorelle, quando all’improvviso gli parve di vedere una viva luce venir verso di lui… Le pecore si sbandarono impaurite; ma lui non temette e guardò. E vide in mezzo ad una candida nube una giovane signora, avvolta in bianchi indumenti, la quale teneva nella sinistra una rocca da filare e che con la destra gli fece cenno di avvicinarsi.
Il sordomuto si levò il cappello e si accostò tutto rispettoso. La signora sorrise benevolmente al pastorello, gli mise la mano sul capo e disse: “Caro ragazzo mio! Tu eri sordomuto; ma ora tu devi sentire e parlare. Non sentisti quello che ho detto? Parla!”. E il ragazzo: “Sissignora – rispose con giubilo; – ho sentito e posso parlare. Ma chi siete voi e che cosa volete?”.
“Io sono la Madonna, e sono venuta dal cielo per guarirti. Lascia pure le tue pecore qui; esse andranno a casa da sole; tu corri al paese e dì alla gente che ti è apparsa la Madonna e che ti ha guarito. Qui poi edificherete una cappella in mio onore; e mi farete dipingere con la rocca che vedi in mia mano, simbolo del lavoro casalingo”.
Detto ciò, la Madonna disparve, dopo di aver benedetto il pastorello. Il ragazzo, abbandonate le pecore, corse giù per il pendio, gridando: “La Madonna mi ha guarito! La Madonna mi ha guarito!”. Figuararsi lo stupore di quei contadini!’ Tutti corsero a vedere e ad interrogare il pastorello già sordomuto, che sentiva e parlava! Si gridò, naturalmente, al miracolo; e da tutta la valle fu un pellegrinare ad Ospedaletto per vedere il miracolato, e molti andarono anche sul luogo dell’avvenimento).
La chiesa fu costruita nel 1663 e dedicata a Maria Ausiliatrice, dopo l’apparizione della Vergine ad un pastorello sordomuto, inglobando una preesistente edicola o, forse, una cappella risalente all’inizio del Seicento, come testimonia l’antico affresco dell’interno. Finora si è sempre creduto che tale apparizione e la conseguente costruzione dell’edicola sia avvenuta nel 1640. Lo studioso Massimo Ropele afferma invece che il capitello della Madonna esisteva già nel 1625, data in cui viene nominato in un documento conservato nell’Archivio della Curia di Feltre.
La facciata a due ripidi spioventi è scandita nella parte superiore da un grande affresco dipinto attorno a una finestra termale, sopra al quale sta un piccolo oculo con una vetrata colorata. La parte inferiore è articolata da un portale lapideo architravato, affiancato da due finestrelle rettangolari e coperto da un tetto di scandole.
L’antico dipinto della facciata, raffigurante il Miracolo della Rocchetta e risalente a un’epoca imprecisata, fu più volte rimaneggiato e rifatto. Il dipinto, precedente all’attuale, fu restaurato nel 1930 dal pittore francescano P. Nazario Barcatta che ripropose l’antica iscrizione in latino.
Nel 1962, nel corso dei restauri alla chiesa, questa immagine, molto deteriorata, fu ridipinta a tempera da Francesco Chiletto ma, per la tecnica usata, questo dipinto durò molto poco, tanto che nel 1988 esso fu totalmente rifatto ad affresco dal prof. Marco Bertoldi (Lavarone, 1911 † Trento, 1999) il quale inserì al centro della scena con il miracoloso evento anche una bella veduta di Ospedaletto, paese da sempre particolarmente devoto alla Madonna della Rocchetta.
Nell’affresco, di gusto finemente popolare e moderatamente moderno, valorizzato da una luminosa tavolozza, secondo lo stile del Bertoldi, si vede nella parte sinistra la Madonna seduta nell’atto di filare con un rocchetto in mano mentre arriva in volo dal cielo un Angelo come nella tradizionale Annunciazione. All’evento assiste, a destra del dipinto, il pastorello sordomuto con le mani giunte, seduto a terra tra quattro pecore, due delle quali sembrano attratte dal volo dell’Angelo.
Sopra il piccolo oculo con lo stemma del paese una scritta recita: è tradizione / che qui verso la metà del 1600 / sia apparsa a un pastorello sordo e muto / maria s.s. con il fuso in mano / da lei guarito il fanciullo annunziò al popolo / il voto della vergine / che qui sorgesse questo tempio / edificato l’anno 1663 / restaurato nel 1962.
L’interno, a navata unica, è coperto da una volta a botte lunettata a sesto ribassato poggiante sopra un doppio cornicione. Il presbiterio poligonale, rialzato di tre gradini e coperto da una volta lunettata a spicchi, è illuminato da due finestre rettangolari. Al centro s’innalza l’Altare maggiore,
costruito attorno alla sacra immagine della Rocchetta, rifatto nel 1924 usando alcune parti lignee intagliate e policromate dell’antico altare ligneo seicentesco. Gli elementi moderni dell’altare presentano le medesime caratteristiche di analoghe opere dell’intagliatore Giovanni Marches, operante in Valsugana nella prima metà del Novecento, come ad esempio l’Altare di Santa Margherita a Castelnuovo. Le sculture lignee seicentesche, cioè i tre putti della cimasa, le due ali dell’altare e gli elementi fitomorfi, sono state restaurate recentemente da Roberto Borgogno.
Alle pareti dell’aula sono appese le 14 piccole Stazioni della Via Crucis composte da litografie a colori dell’inizio del Novecento. Sulla parete destra, un portalino lapideo formalizzato a conci, tipico del periodo barocco, immette nella piccola sacristia.
All’interno si segnala un bel lavabo barocco in pietra con la vaschetta decorata da due testine d’angelo facenti da base per i boccagli oggi scomparsi. A destra del portale principale si trova un’acquasantiera in marmo datata 1663. Sulla parete adiacente si apre la cappella votiva della Madonna, eretta nel 1945, arredata con un altarino e una statua lignea della Vergine.
L’AFFRESCO DI LORENZO FIORENTINI SENIOR
L’affresco che oggi si vede nell’abside della chiesa, dipinto originariamente sull’edicola, rappresenta la Madonna col Bambino in trono (Maria Ausiliatrice) tra i Santi Francesco d’Assisi e Carlo Borromeo. Maria, seduta su un trono marmoreo, tiene ritto sulle ginocchia il Divino Bambino. Alla sua destra, con le mani stigmatizzate incrociate sul petto, c’è San Francesco d’Assisi, rappresentato secondo la tradizionale iconografia, al quale fa da pendant, dall’altra parte della Madonna, San Carlo Borromeo in abiti cardinalizi e facilmente riconoscibile dall’inconfondibile profilo facciale con il grosso naso. Questi due santi appaiono molto simili ai medesimi personaggi della Pala di Caldonazzo, dipinta da Lorenzo Fiorentini senior (Borgo Valsugana, 1580 ca. † 1644) nel 1631, tanto da sembrare usciti dalla stessa mano.
Anche la Madonna col Bambino riprende in modo inequivocabile nelle forme e nella posa analoghe figure del Fiorentini. In passato, l’affresco originario era stato ascritto con qualche dubbio alla bottega di Lorenzo Fiorentini senior (Fabris 2007c, p. 196). Ora, alla luce del recente restauro di Enrica Vinante, il dipinto pulito e liberato dal sudiciume e dalle ridipinture che ne rendevano difficoltosa la lettura, appare come un’opera di pregio, ascrivibile con relativa sicurezza, più che alla bottega, alla mano di Lorenzo Fiorentini senior.
Per la figura del Bambino, riferibile a opere del secondo decennio del secolo come ad esempio la Pala Welsperg (1619) di Cavalese, l’affresco potrebbe essere stato eseguito verso il 1620-1625 e anticipare di qualche anno la citata Pala di Caldonazzo.
Vittorio Fabris

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  • Indirizzo
    38050 OSPEDALETTO TN
  • Regione
    Trentino - Alto Adige
  • Location
    OSPEDALETTO

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