Beata Vergine dell’Olmo

Descrizione

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L’origine della chiesa della Madonna dell’Olmo riporta alla dura e triste realtà del tempo delle sue origini, quando epidemie, pestilenze, saccheggi imperversavano e la popolazione trovava rifugio e sollievo nella fede religiosa.
Per questi motivi venne eretta, all’inizio, verso la fine del 1300 e gli inizi del 1400, una piccola cappella, in mezzo ai campi, dove i fedeli si riunivano insieme alla gente dei paesi vicini. Con ogni probabilità alla fine del quattordicesimo secolo questa prima cappella cadde in rovina o fu abbattuta per far posto all’attuale, la cui struttura è chiaramente quattrocentesca.
Successivamente, in occasione di altre terribili pestilenze, come quella del 1526-27 – durante il periodo della guerra italiana contro gli Spagnoli – e quella del 1576-77, provocata dalla grande carestia detta “la peste di San Carlo”, e l’ultima del 1630 scoppiata durante il ministero pastorale del Cardinale Federico Borromeo, descritta dal Manzoni nel suo romanzo (‘I Promessi sposi’), …venne ingrandita fino ad assumere l’attuale pianta, ad un’unica navata, divisa in due sezioni e due archi, abbellita da affreschi di ciclo mariano.
Sulle pareti della chiesa, nella parte inferiore, i fedeli facevano dipingere, per grazia ricevuta, figure di Madonna, l’una accanto all’altra.
Questo curioso costume doveva essere talmente antico che si sono trovate fino a tre sovrapposizioni di stucco con relativi dipinti. Son venute alla luce ben 32 Madonne con un piccolo Gesù. I cicli di affreschi votivi a più strati sono eseguiti con diversi stili che vanno dal 1400 al 1700. Una delle pitture più preziose è la scena dell’ “Assunzione” affrescata sull’ancone della cripta maggiore e datata 1513.
Una cancellata in ferro separa gli altari dal resto del tempio. Il soffitto a due spioventi presenta travi in legno a vista affrescate con bei motivi floreali e medaglioni. All’esterno davanti al sagrato si leva un olmo secolare. Ai piedi dell’albero una pila di pietra scolpita raccoglie l’acqua che le piogge sgocciolando dall’alto olmo frondoso, hanno rinnovato perennemente. Il pozzo a lato della chiesa è ormai asciutto, ma ciò non toglie fascino all’ambientazione.
Le origini e la nascita del culto di questo santuario però si confondono anche tra storia e leggenda popolare. Si racconta che… “un cacciatore, o più probabilmente un contadino, stanco e assetato, venne soccorso dalla Beata Vergine che, apparsa fra i rami dell’olmo di fronte al Santuario, fece stillare acqua da quelle foglie. I fedeli realizzarono un grosso e rozzo secchio di pietra e lo misero ai piedi dell’albero per raccogliere l’acqua ‘miracolosa’, usata per abluzioni ed impacchi. Tuttavia l’incredulità di un altro cacciatore e le sue angherie misero fine al miracolo: l’albero smise di donare acqua, ma il contenitore di pietra venne lasciato all’ombra dell’olmo come segno di riconoscenza e speranza”.
Lo scomparso parroco don Giancarlo Giassi avanzava anche l’ipotesi legata al nome del Santuario sostenendo che “forse in origine era dedicato a ‘Maria Nascente’, come il duomo di Milano”, diocesi a cui la parrocchia di Verdellino in passato apparteneva.
Nei “libri di cassa” parrocchiali, presenti dal 1609 in poi, riportando entrate e uscite, si può rilevare circa il Santuario e la festa della Madonna a settembre che:
– Nel 1825 all’Oratorio della Beata Vergine dell’Olmo sono stati piantati 11 moroni
– Che dal 1854 prende sempre più piede la solennità della Beata Vergine dell’Oratorio dell’Olmo (quella principale fino allora era ancora la solennità delle Sante Reliquie – ovvero Tutti i Santi – ed in occasione di questa festa venivano sparati i mortaretti, come risulta dalle spese registrate nel 1829, 1830 e 1831) [la terza solennità del paese era quella di Sant’Ambrogio a dicembre]
– Cresce la popolarità (e quindi anche le entrate economiche) della “festa della Beata Vergine dell’Olmo” nel 1866, tant’è che il parroco di allora, sul registro, annota che è stata “pomposa”.

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     VIA MADRID  24040 VERDELLINO BG
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    Lombardia
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