Santa Maria del Monte (Basilica Santuario)

Descrizione

Descrizione
L’imponente complesso dell’abbazia di Santa Maria del Monte sorge sul colle Spaziano, a Cesena.
Sorto sui resti di una precedente chiesa costruita nel IX secolo, ampliata e abbellita in un periodo presumibilmente compreso tra il 1001 e il 1026 quando fu fondato il monastero, ha raggiunto l’aspetto attuale al termine dei successivi restauri tra il XV secolo e il XVI secolo. L’interno è a una navata con quattro cappelle per lato, che conservano opere d’arte di grande prestigio. In alto, sui tre lati, corre il fregio di Gerolamo Longhi che contiene quattordici scene della vita della Vergine.
Patrimonio insigne dell’abbazia è la collezione di ex voto, una raccolta di 690 pezzi di grande valore, costituita da tavolette dipinte a partire dal 1400 che raffigurano i miracoli con i quali la Vergine del Monte esprimeva la sua protezione a Cesena e ai cesenati.
Nel 1986, papa Giovanni Paolo II, durante la visita in Romagna, ha soggiornato e visitato l’abbazia; per ricordare il grandioso evento è stato anche dipinto un ex voto.

Storia

Sul Colle Spaziano, che un tempo era ricoperto da un fitto bosco, secondo San Pier Damiani (Vita Mauri, 1044-1072), il vescovo Mauro (m. nel 946) andava a ritirarsi in preghiera. Dopo la sua morte, secondo la tradizione, si susseguirono numerosi miracoli sul luogo di sepoltura, la venerazione popolare crebbe e la piccola celletta da lui costruita venne ampliata.
Dopo l’anno 1000 fu edificata una basilica a tre navate e tra il 1001 e il 1026, venne infine fondato il monastero benedettino. Arricchitosi notevolmente nel corso del XIII secolo, il complesso accolse, nel 1318, la Statua della Madonna (essa proveniva dalla Chiesetta di Montereale); si ebbe subito una manifestazione popolare con la realizzazione di piccole tavolette votive per grazia ricevuta: gli ex voto.
La basilica fu prima profanata e poi fortificata da Francesco degli Ordelaffi ( venne circondata da forti palizzate in occasione dell’assalto alla città di Cesena da parte delle truppe franco italiane nel maggio del 1357- (( Storia a fumetti di Cesena, Rimini, Ravenna e Forlì. Di Antonio Dal Muto – quarto volume pag. 166)) ), nel Cinquecento visse il suo “secolo d’oro” sotto i Malatesta ( in realtà il “secolo d’oro” malatestiano è contenuto nel Quattrocento (XV secolo). Il dominio malatestiano a Cesena iniziò il giorno 8 gennaio del 1378, quando con uno stratagemma riuscirono, i riminesi, a cacciare dalla città le truppe di Jhon Hawkwood, e terminò con la morte dell’ultimo Signore di Cesena: Domenico Malatesta Novello, avvenuta il 20 novembre del 1468. (( Storia a fumetti di Cesena, Rimini, Ravenna e Forlì di Antonio Dal Muto – Quinto volume da pag. 4 a pag. 124. Il secolo del Cinquecento iniziò con il dominio di Valentino Borgia che durò quattro anni: dal 1500 al 1503), così divenne un vero e proprio punto di riferimento della cultura cesenate. Lungo il corso dei secoli accolse numerose personalità e ricevette la visita di numerosi pontefici. Tra il 1536 e il 1548 la chiesa venne ad assumere le forme attuali, secondo un progetto di Domenico Garavini da Brisighella, su disegno originale del Bramante. Centro della vita artistica della città, la Basilica del Monte vide anche all’opera i migliori artisti attivi nel cesenate: Scipione Sacco, Girolamo Longhi e Francesco Masini, nonché il giovanissimo Giuseppe della Valle di Scalve, che tra il 1560 e il 1562 realizzò lo splendido coro in noce. Importante anche gli interventi di Francesco Morandi detto il Terribilia, cui si devono la cupola (decorata dal Masini tra il 1568 e il 1571) e l’originale scalone in pietra, e di Alessandro Corsi che, nel 1588 fu l’autore del monumentale pozzo del Chiostro Grande.
Una serie di eventi nefasti aprì la strada alla crisi del complesso benedettino, che si protrasse per tutto il Settecento, aggravata dal terribile terremoto del 1768 che distrusse la cupola della basilica, fu ricostruita da Pietro Carlo Borboni e venne decorata da Giuseppe Milani dal 1773 al 1774. Abbandonata all’arrivo dei francesi nel 1797 poi l’abbazia fu posta in vendita (nel 1812) e solo il provvidenziale intervento di Pietro Maria Semprini la salvò dalla rovina donandola a papa Pio VII. In gioventù fu novizio all’abbazia, quando divenne papa il 1º maggio del 1814 incoronò la Madonna e Bambino e, nell’atto del testamento, destinò l’intero complesso ai monaci; solo nel 1888, superate varie traversie, essi poterono tornare definitivamente al “Monte”.
Durante la seconda guerra mondiale il complesso accolse numerosi sfollati e subì un devastante bombardamento.
Nella seconda metà del XX secolo, l’abbazia, vide la riapertura del Laboratorio per il restauro del libro antico ed è meta di turisti e pellegrini, il complesso benedettino non ha perso il suo ruolo di propulsore della cultura: segnalandosi per l’organizzazione di concerti di musica classica nei mesi di luglio e agosto.
Infine, all’inizio del XXI secolo, grazie alla passione della Società amici del Monte, sono stati creati un refettorio per le comitive, dotato di 80 posti a sedere e la moderna sala delle conferenze Pio VII con 100 posti.

Fonte: Wikipedia

foto di Andrea Pagliacci

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