San Pellegrino Laziosi (Basilica Santuario)

Descrizione

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La basilica, situata nell’antico rione di Campostrino, oggi nel centro di Forlì, si compone di tre navate, con dieci altari laterali, convergenti tutti verso l’abside. È costruita su una chiesa preesistente, dedicata a Sant’Agnese, di cui si può vedere il portale ogivale inserito nell’attuale facciata. Notevole è anche il trecentesco coro in legno: l’unico esempio di stile gotico in Romagna e forse il più antico di tutta la regione. Per l’importanza delle opere ivi esistenti, il santuario fu dichiarato monumento nazionale. Papa Paolo VI lo elevò nel 1977 alla dignità di basilica minore.

Dell’antica Chiesa di Santa Maria dei Servi fatta edificare nell’ultimo quarto del XII secolo dalla congregazione dei Servi di Maria, non rimane che il portale esterno, in pietra e laterizio, dai tipici caratteri del gotico padano, con la sequenza alternata di paraste e colonnine chiusa da un sistema di capitelli su cui è impostata l’ogiva poderosa.

La chiesa ha subito notevoli trasformazioni nel 1645 fino a raggiungere lo stato attuale con gli interventi del 1750.

L’interno seicentesco, fortemente contrastante con l’austera facciata in cotto, ha impianto basilicale a tre navate scandite da pilastri. All’interno della navata destra il Monumento funebre a Luffo Numai (1502), letterato e uomo politico, opera dei lapicidi lombardi Tommaso Fiamberti (struttura) e Giovanni Ricci (bassorilievi).

La terza cappella a destra è la settecentesca Cappella di San Pellegrino, lussureggiante di marmi policromi e ori, progettata da Giuseppe Merenda (1741-43): dietro l’altare, l’urna dove si conserva il corpo di San Pellegrino, mentre sul fondo, la tela di Simone Cantarini su disegno di Guido Reni Cristo crocifisso che risana la gamba a San Pellegrino. Pregevole è il quattrocentesco coro ligneo ad intarsi.

In fondo alla navata sinistra, una porta conduce alla trecentesca Sala del Capitolo, ambiente tardomedievale a due vani, restaurato nel Novecento che dal 1965 un Crocifisso, affresco dalle linee grottesche attribuito a Giuliano da Rimini, affreschi di Livio Agresti sui Fatti della vita di San Pellegrino e una Madonna della Provvidenza.

Informazioni storiche:

Il giovane Pellegrino Laziosi, ghibellino e di nobile famiglia, si converte a seguito della predicazione a Forlì del priore generale dell’Ordine dei Servi di Maria, il frate Filippo Benizi, ed entra nell’ordine.

Nel 1325, colpito da una molestissima cancrena ad una gamba, doveva subire l’amputazione dell’arto. La notte prima dell’operazione, Pellegrino davanti al grande Crocifisso implorò con fede la guarigione. Assopito, vide Gesù Crocifisso toccargli la gamba piagata, guarendolo all’istante.

Tutti accorrevano dall’umile e santo frate per chiedere guarigioni. Alla notizia della sua morte (1345) fu tanta la gente accorsa da ogni parte per cui non fu possibile chiudere le porte della città. Si ricorda la guarigione miracolosa di un cieco e di una donna, posseduta dal demonio.

Il culto reso a Pellegrino Laziosi fu approvato nel 1609 da Paolo V e Benedetto XIII, nel 1726, lo annoverò tra i Santi.

Rimane la sua biografia, scritta in latino trecentesco, poco dopo la sua morte, da un confratello che lo conobbe personalmente. Fu poi trascritta fedelmente in latino classico-umanistico nel 1483 da Nicolò Borghese.

Tutti gli anni il 1° Maggio si ricorda la festa di San Pellegrino con la Sagra dei Cedri, il frutto che per le proprietà farmacologiche è diventato il simbolo del Santo, venerato per le sue virtù terapeutiche.

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