Beata Vergine della Crocetta

Descrizione

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Storia e devozione del Santuario mariano “della Crocetta” a Castello di Godego. Il miracolo più grande è quello della fede, che la Vergine ancora rende possibile a chi la accoglie e da lei si lascia condurre. «La devozione ininterrotta di tanti fedeli, che si rivolgono a Maria per affidare a Dio numerose situazioni difficili della loro vita, ci insegna quanto forte possa essere la fiducia nell’opera del Signore. Il bisogno di protezione e di aiuto conduce ad atteggiamenti di semplice e autentico amore nei confronti di Maria, cui il Signore, dall’alto della Croce, ha affidato il discepolo amato e tutta la Chiesa, ciascuno di noi. Alla Crocetta Maria offre la Croce di Cristo alla contemplazione orante del popolo di Dio. La salvezza dell’umanità è donata dal Signore che con la sua morte ci apre il cammino verso la gioia della risurrezione. La Vergine Maria ci sarà di aiuto. Fiduciosi nella sua intercessione chiediamo la grazia di poter crescere nella fede.» (mons. Michele Tomasi, vescovo di Treviso)

Le Apparizioni della Vergine Maria

Castel di Godego ricorda la storica Rocca, feudo degli Ezzelini, tristemente famosi, che fu distrutta nel 1229. Godego è una parola di origine longobarda che significa “boscaglia”, dati i numerosi boschi che, soprattutto nel passato, occupavano la zona.
La strada che da Castelfranco porta a Bassano del Grappa passava necessariamente per lungo tratto in mezzo a fitte boscaglie, ed è appunto all’ombra di queste boscaglie che avviene il prodigio che darà origine al Santuario della Madonna della Crocetta. Sul calar della sera del 2 luglio 1420, un mercante ungherese, certo Pietro Tagliamento, si sta dirigendo con la sua mandria di bovini verso Bassano del Grappa. Pur non essendo molto pratico della via, intraprende il viaggio fidando nella protezione del Signore e della Madonna della quale è molto devoto.
Giunto però nel folto della boscaglia, nei pressi di Castel di Godego, si accorge di aver smarrito la strada; nel ricercarla si allontana dalla sua mandria, e ben presto smarrisce strada e mandria. Non si perde certo d’animo, e d’istinto continua la ricerca: tende l’orecchio in ascolto di eventuali muggiti o suoni di campani, alza la voce e chiama per nome i capi più sicuri del branco, si sposta qua e là nella macchia, ma nulla, non una voce, non un calpestio, non un segno del suo armento, nella tetra boscaglia.
Sfiduciato per le inutili ricerche, ma fiducioso nell’aiuto della Beata Vergine di cui tanto è devoto, Pietro si inginocchia e prega con intensità. Tutto intorno vi sono solo le ombre della sera e del bosco, silenzio profondo. La preghiera di Pietro si fa ardente e fiduciosa. All’improvviso ecco una gran luce! Mentre smarrito cerca di rendersi conto di quanto accade, Pietro nella luce vede una giovane donna di sovrumana bellezza, con una veste azzurra ed un manto di porpora; sul braccio sinistro regge un bambino, e con la destra impugna una Croce. Due figure angeliche reggono sul suo capo una corona.
All’uomo esterrefatto, la bella Signora rivolge la parola: “Fa’ animo, o Pietro: Io ti sono nunzia di pace; lungo la dritta e larga via che là vedi troverai salva la greggia; va’ pur sicuro a Bassano, dove sei incamminato; ma prima voglio che ti presenti al rettore di questo borgo di Godègo e, tanto a lui che al popolo, annunzi che qua dove pianto questa croce bramo che sia alzato un tempietto ad onore della Madre di Dio, dalla quale, secondo i loro voti, otterranno copiose grazie e vedranno operate grandi e mirabili cose dalla mano Divina”.
Riavutosi dallo stupore, allo spuntar del sole, Pietro ritrova la sua mandria e, postala in luogo sicuro, prima di incamminarsi verso Bassano, raggiunge i responsabili della comunità di Godego per adempiere il mandato ricevuto. All’inizio però, come naturale, nessuno crede alle sue parole, ma poi colpiti dalla ingenua schiettezza e dalla semplicità della sua narrazione, considerato che in fondo Pietro non ha nessun motivo di interesse per mentire nel racconto di tanto prodigio, si avviano curiosi nel bosco al luogo indicato e vi trovano la Croce piantata dalla visione.
Questo fatto li convince e subito decidono di erigere una cappella per collocarvi e conservare quel prezioso dono lasciato loro dalla Vergine. La voce dell’apparizione e della Croce lasciata in dono alla popolazione di Godego, come segno di benedizione della Madonna, si diffonde velocemente. La gente accorre, si organizzano processioni solenni, ed il flusso dei fedeli è grande.
Nel porre la prima pietra della cappella, decisa ed offerta dalla popolazione, il momento è solenne e commovente. Il Pievano inizia le preghiere del rituale, sta per gettare la prima pietra, quando in pieno giorno appare sfolgorante a tutta la gente, la bella Signora vestita con i medesimi abiti descritti da Pietro. Questo secondo prodigio commuove profondamente tutti i fedeli presenti e rimane impresso perenne nei loro cuori come prova che quella è opera di Dio.
Altri prodigi si susseguono negli anni che accrescono la devozione per la Madre di Dio, tanto che, messo da parte il progetto di una semplice cappella, si decide di erigere una vera chiesa che esprima meglio la pietà dei fedeli di Godego, e torni a maggior gloria della Madre di Dio.
Il concorso dei fedeli è tanto che in soli due anni la chiesa è completata, e con la chiesa viene pure costruito un convento per i Servi di Maria che ne cureranno il decoro ed animeranno la devozione alla Madonna.
Le tante grazie che la Madonna concede ai suoi fedeli sono testimoniate dai quadri degli ex-voto, numerosissimi in ogni tempo: ringraziano la Madonna per una guarigione ottenuta, per una disgrazia scampata, per la siccità scongiurata, per le epidemie, le guerre allontanate dalla città, per ogni necessità quotidiana. Maria è vicina ai suoi figli con amore previdente di madre. Per questo il Santuario di Santa Maria della Crocetta merita il titolo di Santa Maria dei Miracoli e di Santa Maria delle Grazie.

Don Mario Morra SDB

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