Beata Vergine della Rocca

Descrizione

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Il santuario della Madonna della Rocca sorge su una collina a 349 m d’altitudine, su un punto particolarmente panoramico. Sul luogo dove oggi sorge il santuario anticamente si trovava un fortilizio (da cui l’appellativo).
Una bolla pontificia del 1245 dimostra che ancor prima della demolizione della rocca esisteva una chiesetta intitolata alla Vergine.
La tradizione asserisce che la chiesa fu edificata quando su una pietra poco distante apparve la Madonna; su quella stessa pietra è stata a lungo radicata una rigogliosa quercia, che la leggenda vuole originaria della Terrasanta; è crollata il 18 maggio 2008, mezz’ora prima della discesa della Statua della Madonna dal Santuario alla chiesa di Cornuda.
La chiesa fu in seguito donata alla parrocchia di Cornuda dal nobile Annibale Scala (1247).
Nel 1450 fu restaurata dalla nobildonna Caterina da Coderta e divenne un eremo maschile. Quindici anni dopo ai monaci succedettero le monache.
Una bolla papale del 1492 vietava alle suore di abbandonare l’abbazia, ma l’ordine fu spesso trasgredito e, nonostante le varie altre misure prese, il luogo restò noto per l’indisciplina delle occupanti.
Dopo la guerra della Lega di Cambrai, la comunità fu dispersa e il monastero soppresso. Il santuario fu affidato allora a un sacerdote che, dal 1650, portava il titolo di priore e poi di rettore.
Ai piedi del Santuario si trova il Monumento-Ossario ai caduti della guerra del 1848, eretto per ricordare i soldati della battaglia di Cornuda.
LA BATTAGLIA DI CORNUDA
“Tra l’8 e il 9 maggio 1848 la zona ai piedi del santuario fu teatro di uno scontro (noto come battaglia di Cornuda) che oppose appena 2.000 patrioti guidati da Andrea Ferrari e 22.000 soldati austro-ungarici del generale Nugent.
Il combattimento di Cornuda è considerabile il primo conflitto in cui si combatté in nome dell’Italia, essendo il contingente italiano costituito esclusivamente da patrioti arruolatisi come volontari e soldati regolari che sempre per scelta patriottica si posero al di fuori dell’esercito pontificio, decidendo di non obbedire all’ordine papale di disimpegnarsi dal conflitto e rientrare nelle province pontificie.
Nel 1848, sulla scia delle aspirazioni liberali che scuotevano l’Europa e la penisola italiana, papa Pio IX il 14 marzo con il documento “Nelle istituzioni” concesse la costituzione, poco dopo, durante le Cinque giornate di Milano, il governo pontificio, sull’esempio del Granduca di Toscana e del Re di Napoli inviò al fronte un corpo di soldati regolari comandati dal generale Giovanni Durando (1804-1869) fratello del generale Giacomo Durando insieme ad un gruppo di volontari comandati dal generale Andrea Ferrari e comprendente il Battaglione Universitario Romano.
Lo Stato Pontificio si trovò di fatto impegnato in una guerra contro l’Austria per l’indipendenza italiana. Ma il 13 aprile 1848 una speciale commissione cardinalizia impose lo sganciamento del Papa dal movimento patriottico italiano. Pio IX con l’allocuzione “Non semel” fatta al Concistoro dei cardinali del 29 aprile 1848, mise in evidenza le motivazioni della posizione del Papa, che come capo della Chiesa universale ed allo stesso tempo capo di uno Stato italiano, non poteva mettersi in guerra contro un legittimo regno. Il pontefice annunciò quindi il ritiro delle truppe regolari comandate dal generale Durando.
Le truppe regolari pontificie, al comando del generale Durando, e quelle volontarie, guidate dal generale Andrea Ferrari, rifiutarono di seguire l’implicito ordine del Pontefice di ritirarsi e si unirono alle truppe combattenti, contro l’Austria nella prima guerra di indipendenza.
L’evento si svolse a nordovest di Cornuda (nell’attuale provincia di Treviso), in una zona collinare sulla riva destra del Piave. L’esercito austriaco era partito da Vienna alla volta di Venezia dove era stata istituita la Repubblica di San Marco.
I primi scontri si ebbero già a Pederobba e a Onigo, ma i tentativi da parte dei bersaglieri del Po e dei volontari cadorini di fermare l’avanzata Austriaca furono vani. Nel tardo pomeriggio dell’8 maggio gli schieramenti si attestarono sulle rive del torrente Nasson, dove gli italiani, al comando del generale Ferrari, furono raggiunti dal grosso dell’esercito pontificio. Verso le 19 gli Austriaci riuscirono a passare dall’altra parte del fiume e ad impadronirsi di due colline, ma furono presto ricacciati.
La battaglia riprese la mattina seguente. Subito gli Italiani si trovarono in difficoltà e dovettero indietreggiare di 500 metri. Nel frattempo, il generale Durando avvertì Ferrari che le sue truppe erano in marcia e sarebbero giunte in aiuto il prima possibile.
Durante l’attesa, Ferrari decise di inviare una carica di 50 dragoni; 40 di loro furono sacrificati, ma gli Austriaci, spiazzati, attesero le 15 per riprendere gli scontri.
Verso le 18 Durando non era ancora arrivato e Ferrari decise di ripiegare verso Treviso. Gli Austriaci diedero il tempo ai nemici di ritirarsi, quindi occuparono Cornuda.”
La vicinanza al fronte del Piave durante la grande guerra pure provocò ingenti danni all’edificio.
La gestione del santuario è affidata alle missionarie dell’Immacolata, officiate da un rettore.
Nell’ultimo secolo si sono susseguite opere di abbellimento e di utilità: nel 1924 fu collocato in chiesa il grande altare centrale di marmo proveniente dal Duomo di Oderzo; nel 1946 fu ampliata, inglobando l’atrio con le colonne e la facciata, creando così una sistemazione per l’organo; nel 1972 venne dotata di un prezioso organo, nel 1980 il pittore cornudese Gaetano Fabris adornò la chiesa con tre affreschi raffiguranti l’Annunciazione, la fuga in Egitto e l’Assunzione.

Le parrocchie circostanti si recano ogni anno in pellegrinaggio nel Santuario per adempiere antichi voti.

“Un sentito ringraziamento ad Alessio Stefanon per il suo continuo contributo alla realizzazione della pagina.” – La Redazione –

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