Carmine Maggiore

Descrizione

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IL CARMELO A PALERMO
All’emigrare dalla Terra Santa, gli eremiti del Carmelo, tra il 1230 e il 1235, arrivarono nella città dello Stretto e partendo da Messina, si insediarono ovunque alimentati dall’umore della divina grazia e dalla materna protezione di Maria e immettendo profonde radici.
Dell’arrivo dei Carmelitani a Palermo varie sono le fonti che indicano la venuta dei frati, “tanto varie che le une escludono le altre: a meno che non si voglia ricorrere ad artificiose costruzioni di fantasia per metterle d’accordo” (C. Nicotra). Forse è da ritenersi prima del 24 agosto 1250, anno in cui il notaio Ribaldo e sua moglie Palma (parenti di Sant’Alberto degli Abati), concedevano ai Carmelitani, l’abitazione e tutti i beni temporali della chiesa dell’Annunziata di Trapani.
Due documenti del XIII secolo, conservati all’Archivio di Stato, datati uno 1296 e l’altro 1298, ci fanno pensare che i Carmelitani si trovavano a Palermo in data anteriore al 1296.

Chiesa e Convento del Carmine Maggiore

Il visitatore che entra nella Chiesa del Carmine Maggiore, ammira una costruzione fatta dal 1627 al 1693. L’occhio attento però, “può cogliere anche altre date”. Infatti, la tradizione attribuisce all’Ordine Carmelitano tre chiese nella medesima ubicazione.
La prima costruzione, riguarda una piccola cappella del XIII-XIV secolo dedicata alla Pietà. La cappella è ancora esistente ma non aperta ai visitatori.
Nel 1243/44, a ridosso della primitiva cappella fu costruita la seconda chiesa e i frati, come hanno fatto per ogni loro chiesa da quando son venuti in Europa, l’hanno dedicata all’Annunziata per il forte legame che avevano con Nazareth, luogo della casa della Madonna e dell’annuncio dell’Incarnazione di Cristo Gesù.
Tale chiesa nel 1626 fu demolita per costruirvi l’attuale, disegnata dall’Architetto palermitano, Mariano Smiriglio. Nell’attuale chiesa furono ricollocate delle opere appartenente alla precedente chiesa, come la Madonna del Carmine di Tommaso De Vigilia, le due opere Gaginesche: Madonna dell’Udienza e S. Caterina d’Alessandria e forse anche la Natività di autore ignoto.
Le linee dell’antico convento sono un po’ sparite, possiamo ammirare qualcosa nel Chiostro cinquecentesco con colonne in marmo e capitelli ionici. A testimonianza del convento cinquecentesco, nel chiostro è collocato un portale in marmo con una scritta sopra l’architrave che riporta l’anno 1582.
A ridosso della costruzione cinquecentesca, nel 1938 i frati, acquistando il terreno, iniziarono a costruire il loro terzo convento.

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