Madonna dei Campi

Descrizione

Descrizione
Risalente con ogni probabilità al XII sec., situata un po’ fuori dell’abitato sulla strada per Vicolungo e Recetto, è invece la bella chiesa detta “della Madonna dei Campi”, testimonianza artistica di grande rilievo, oggetto di un capillare restauro, iniziato nella primavera del ’97 e terminato nel settembre 1999. Viene citata durante la visita pastorale del 1591 ma il suo aspetto originario ci e sconosciuto, essendo caduta in rovina insieme al villaggio che quasi certamente la circondava.
Essa venne di fatto ricostruita intorno al 1493 da un certo Bartolomeo de Lunseratio e doveva apparire all’incirca com’è oggi, absidata ed a unico vano ad aula, con volta arricchita da eleganti arcatelle.
Il verbale di visita vescovile appena ricordato contiene le consuete brevissime descrizioni ma riporta pure un’evidente preoccupazione del presule perché essa – “atteso che è povera” – sta in quegli anni scontando anche l’estraneità ed il disinteresse del suo “titulario” che è “un medico qual abita in Roma”, nonché di un “administratore … prette Bernardo dal Borgomaneiro” costretto ad accontentarsi di beni affittati ogni anno per sole 22 libbre milanesi. Aldilà delle vicende storione – purtroppo note solo per quanto riportato nel primo capitolo, parlando degli anni lontani – e però certo che questo monumento rappresenta la maggiore testimonianza artistica che Landiona possiede.
Tanto più che il nostro territorio non rileva testimonianze di quell’arte “spontanea” che spesso arricchisce una zona con esempi sia profani (come le meridiane o le fontane per distribuire acqua) sia devozionali (come le cappellette ed i crocifissi campestri). Infatti un’apposita indagine degli anni scorsi ammette purtroppo che presenze di questo tipo “sono scarse e poco significative”, almeno in quest’area.
Oggi la chiesetta usufruisce di un’ambientazione tipicamente agreste. Infatti un vialetto alberato conduce nel modo più naturale al piccolo portico e sottolinea la vocazione “rurale” dell’edificio legato alle celebrazioni mariane ed al giorno di Pasquetta, quando per l’occasione si svolge ancora oggi una festa semplice ma significativa con la consueta distribuzione della tradizionale frittata con i “vartisi”, ossia i germogli di luppolo. La visita alla chiesa tuttavia si raccomanda soprattutto in virtù di quanto è rimasto nella navata, sui due muri laterali e nella controfacciata, ove tuttora sono visibili alcuni interessanti affreschi in corso di restauro. In queste pitture, di buona qualità e abbastanza ben conservate, viene descritto il ciclo della Passione.
In parete destra sono raffigurati l’Ultima Cena, la Preghiera nell’Orto degli Ulivi, la Cattura di Gesù, il Giudizio presso Pilato, la Crocifissione, la Deposizione e la Resurrezione.
Sulla parete sinistra vi sono varie rappresentazioni di Santi, mentre sulla parete di controfacciata troviamo un San Rocco e la Madonna del Latte.
Fra i Santi rappresentati all’interno della navata, spicca la figura di Santa Eva la cui iconografia mostra una giovane donna con il torso nudo a simboleggiare la Madre di tutti i viventi. La presenza di Eva come Santa è abbastanza rara e dimostra come nel Medioevo si fosse diffuso il parallelismo fra la prima donna creata e Maria, madre di Cristo. Va anche detto che tutte le figure femminili degli affreschi nella Madonna dei Campi paiono profondamente umanizzate e mostrano un chiaro riferimento ad atteggiamenti naturali della vita di tutti i giorni. Un esempio può essere quello della Madonna del Latte, una sorta di ex-voto per propiziare il compito principale di tutte le madri, nutrire il figlio. Recenti studi attribuiscono quest’affresco (ove è riportato anche il nome del committente, un certo Antonio de Barberis) alla cerchia di Tommaso Gagnola, la cui avviatissima bottega nella seconda metà del ‘400 aveva monopolizzato il lavoro nella città di Novara e dintorni, insieme a pochi altri pittori. Tra l’altro, proprio la figura della Madonna del Latte mostra evidente una sorta di firma stilistica nella particolare rappresentazione, a tratteggio incrociato, di damaschi stampati con il segno del melograno. Si tratterebbe quindi di una sorta d’ impronta specifica del Gagnola e dei pittori della sua bottega che fa propendere per una quasi automatica attribuzione. Invece le pitture sulla parete destra sono ormai comunemente assegnate ad un pittore novarese, identificato con il nome di “Bartulonus” ed attivo nella metà del ‘400. Se la personalità di altri pittori novaresi del tempo, quali Johannes de Campo, Daniele de Bosis e Tommaso Gagnola è già stata ampiamente messa in luce, ancora poco si sa di questo Bartulonus da Novara, sicuramente autore di un discreto gruppo di opere, tale da essere considerato un buon pittore nella stagione tardogotica che andava allora concludendosi.

Tratto da: “Landiona nel tempo” (Cenni storico-ambientali) Amministrazione Comunale di Landiona 2002
Testi di Anna Maria Boca

Foto: ATL della Provincia di Novara

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    28064 LANDIONA NO
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    Piemonte
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    LANDIONA

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