Madonna del Carmine

Descrizione

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Uno degli aspetti più rilevanti del santuario è il panorama che si può ammirare e che assomiglia molto al panorama del Monte Carmelo in Palestina, tanto che nella toponomastica il luogo è detto proprio monte Carmelo.

La Cappella della Madonna di Costantinopoli di Terradura fu costruita nei pressi di un fiume in località “Ponte”, tanto che la Madonna è chiamata anche Madonna del Ponte. L’interno è costituito da una sola navata, l’altare è in marmo, con croce e tabernacolo.

La titolazione della Madonna del Carmine rappresenta una delle devozioni maggiormente diffuse nell’area cilentana. Basti pensare ai numerosi luoghi che ne conservano memoria ed alle secolari confraternite che talvolta ne calzano il nome. Significativo è il caso di Catona di Ascea, dove la Vergine dimora nel suo Santuario proprio sul Monte Carmelo come vuole la tradizione cattolica.

Catona è ospitale avamposto di serenità alla conquista del Santuario del Carmine, una delle “Madonne-Sorelle, che popolano l’immaginario collettivo popolare del culto mariano nel Cilento. La statua  esposta alla devozione dei fedeli lungo tutto l’arco dell’anno nella Chiesa Parrocchiale del XVII secolo, viene portata in processione al santuario il 7 luglio e vi resta per tutto il periodo della novena fino alla grande festa  del 16, ricorrenza della festa della Madonna del Carmine, appunto.

Ed è ricca di suggestione la processione serale, quando un intero popolo in preghiera va “a prendere la Madonna”, con un  rituale che si replica  da secoli. La campana della parrocchiale suona rintocchi continui a richiamo dei fedeli, che in massa accorrono alle porte del paese. Di lì si snoda, a passi lenti, ritmati dai canti devozionali, la lunga processione preceduta dallo stendardo bianco che ondeggia nel cielo del tramonto su per i sentieri di campagna, che, nell’argento degli ulivi sbrigliati dalla brezza, scivola a sbalzi verso il mare. La minuscola cappella vegliata dall’“albero della vita” e dalla “pietra della fecondazione”, rinnova culti che sanno di pagano e cristiano insieme in un fecondo  transfert di civiltà. L’albero della vita, niente altro che un palo spoglio con alla sommità tre stecche di legno inchiodate a rifrangere luce di lampade, ha un grande valore  simbolico. Ripete in  piccolo l’universo nella sua capacità di rigenerazione e rappresenta, perciò, la dimora della divinità e, conseguentemente, l’origine stessa della vita. A dar man forte al culto totemico della vita nella forza primigenia della  natura c’è “la pietra della fecondazione”, che ripete qui un rituale diffuso su quasi tutti io santuari cilentani.

I processionanti fanno ressa alle porte della chiesa per un saluto alla Madonna sorridente e benedicente tra l’incendio di luce nel trono della nicchia. Con le prime ombre della sera la processione si ricompone in una suggestiva fiaccolata. Tre giri intorno alla cappella, passando sempre tra l’albero della vita e la pietra della fecondazione  e poi la discesa. Ed  è da brividi di emozioni l’interminabile serpente di fuoco che si snoda lentamente giù giù per la carrareccia dio montagna e per le strade di campagna con la luce delle fiammelle ad illuminare i coltivi ed il bigio degli ulivi secolari.

In  distanza brillano le luci di altri santuari: di fronte il massiccio dello Stella a dominio di mare, più in là la Civitella a protezione di castagneti, alle spalle il Gelbison con la croce illuminata a perforare il cielo. I fedeli cantano a squarciagola:” Oi Maronna uanto sì bella, ra luntano pari na stella. Ra vicino chiù bella ancora e nun me stanco mai a guardà” L’eco reitera la cantilena chre si rifrange sui lecceti e i castagneti per spegnersi rauca nei letti ciottolosi delle fiumare.
Nel blu del cielo le stelle stupefatte  fanno corona e cornice all’evento.
Giuseppe Liuccio g.liuccio@alice.it

Il nome del Monte Carmelo di Catona non lascia dubbi. Una magna devozione, messa a nudo ogni estate, quando i fedeli compiono il tradizionale pellegrinaggio, attraverso l’antico sentiero che porta al Santuario. Il rito si ripete il 16 luglio. In quel giorno i devoti compiono anche il percorso inverso e, animati dalla propria fede, rientrano in paese.

 

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