Madonna della Libera in Santa Maria Maggiore

Descrizione

Descrizione
La Madonna della Libera è un affresco del XIV secolo che si venera nella collegiata di Santa Maria Maggiore ad Alatri.
Attualmente è collocato nella cappella che conclude la navata di sinistra della chiesa: è stato qui trasportato nel 1852 insieme al blocco di pietra semicircolare su cui era stata dipinta.
L’immagine è sempre stata oggetto di particolare venerazione da parte degli alatrensi che ne hanno fatto la compatrona della città: il culto si festeggia l’8 settembre con una grande fiera. Ogni 50 anni si svolge la celebrazione solenne portando in processione l’immagine per il paese.

Fonte: Wikipedia

COLLEGIATA DI SANTA MARIA MAGGIORE
La collegiata di Santa Maria Maggiore si trova ad Alatri (FR) nella piazza omonima del centro cittadino.
Fu costruita nel V secolo, sulle rovine di un tempio dedicato alla dea Venere, ed era originariamente dedicata alla Vergine e al Salvatore. È citata per la prima volta nel 1137. In epoca romanica venne ampliata più volte, ma nel XIII secolo fu sottoposta, per opera di maestranze borgognone, ad una radicale trasformazione che le ha conferito le linee romanico-gotiche oggi visibili.L’esterno si caratterizza per una facciata monocuspidata (a capanna), con il pregevole rosone realizzato agli inizi del XIV secolo: la partizione quadrilatera degli elementi e l’utilizzo del motivo trilobo rendono il suo disegno molto simile a raffigurazioni di rosoni riportate nel Livre de Portraiture di Villard de Honnecourt, 1235 ca (conservato a Parigi, Bibliothèque nationale); disegno, fra l’altro, che è fedelmente riproposto in scala al centro del rosone della vicina chiesa di San Francesco.
Tre portali fungono da ingresso alla chiesa. Essi sono decorati da lunette affrescate: quella del grande portale centrale, protetta dalla strombatura, reca una Madonna col Bambino del tardo Trecento; quelle laterali sono ormai cancellate, come gli affreschi posti fra le porte, un San Cristoforo e un’Annunciazione, originariamente protetti da un portico che fu abbattuto nella seconda metà dell’Ottocento.Il campanile fu aggiunto nel 1394, come documenta una lapide con lo stemma di Bonifacio IX (il riferimento al papa, cioè le chiavi di san Pietro, è separato dallo stemma). Era protetto da una copertura a cuspide fino al 1654, quando un terremoto la distrusse assieme alla statua del Battista posta nella nicchia al di sopra del rosone (attualmente al suo posto vi è una copia moderna).L’interno è sobrio ed essenziale ed è ripartito in tre navate da massicci pilastri su cui poggiano arcate a tutto sesto; i pilastri che sorreggono gli archi ogivali di imposta delle volte a crociera sono rafforzati da semicolonne con interessanti capitelli. L’endonartece che accoglie il visitatore e precede la scansione in navate è dovuto allo spostamento in avanti della facciata a seguito dei rifacimenti duecenteschi. Dalla navata di sinistra si accede ad una serie di cappelle, che sono un’aggiunta operata tra la fine del XVIII e l’inizio del XIX secolo.
Pregevoli opere d’arte sono custodite nella chiesa: degni di particolare menzione il gruppo ligneo della Madonna di Costantinopoli (XIII secolo), il Trittico del Redentore di Antonio da Alatri, la Vergine col Bambino e san Salvatore (prima metà del XV secolo) e il fonte battesimale del XIII secolo.Questa scultura lignea policroma, completata da un grande polittico istoriato, è custodita nella prima cappella della navata sinistra, ed è certamente l’opera più preziosa conservata nel luogo sacro. È stata realizzata da un anonimo artista laziale tra il XII e il XIII secolo e, pur condizionata dagli influssi dell’arte bizantina, si distingue per un grande plasticismo. La Vergine appare solenne e severa nella sua immobilità, e regge nella mano sinistra un uovo, simbolo della vita e della resurrezione; il rotolo della Legge nella mano sinistra del Bambino evoca l’autorità divina.
Il polittico è costituito dai due pannelli laterali, originariamente posti a proteggere la nicchia entro la quale era esposta la statua, che recano dodici scene raffiguranti episodi della vita del Cristo e della Vergine, scolpite a bassorilievo: Annunciazione, Visitazione, Natività, Annuncio ai pastori, Storia dei Magi (tre pannelli), Presentazione al Tempio, Battesimo di Cristo, Fuga in Egitto, Strage degli Innocenti, Dormitio Virginis.
È un’opera di Antonio da Alatri, l’unica firmata, dipinta nella prima metà del XV secolo con accenno all’arte tardogotica tipica dello stile di Gentile da Fabriano, e collocata nella prima cappella: il trittico è costituito da tre tavole di cui quella centrale raffigura il Salvator Mundi o Cristo benedicente, le due laterali la Vergine con il Bambino e San Sebastiano. Le tre tavole sono incernierate in modo che le due laterali possono chiudersi su quella centrale. Va aggiunto che, dall’importanza data nell’opera lignea alla figura di San Sebastiano, si può immaginare quanto esso possa essere stato venerato nella città prima dell’arrivo delle spoglie di San Sisto I e gli accadimenti prodigiosi verificatisi dopo tale venuta. Il fonte battesimale, posto a destra del presbiterio, è di particolare interesse. La vasca è sorretta da tre telamoni in differenti posizioni: costituivano originariamente la base di una colonna-candelabro utilizzata per sostenere il cero pasquale. Particolarmente venerata è l’effigie della Madonna della Libera, affresco del XIV secolo in origine collocato sulla prima semicolonna di sinistra della navata centrale, trasferito nel 1852 nella cappella in fondo alla navata di sinistra (ristrutturata per l’occasione) con il blocco semicircolare che ne è il supporto. Riprende il modello della Madonna di Costantinopoli, ma lo reinterpreta conferendo dolcezza alle figure. Di notevole interesse il tabernacolo rinascimentale, opera marmorea del Quattrocento, costituito da una nicchia absidata sormontata da un timpano, e decorata con la tecnica dello stiacciato. Nella terza cappella troviamo una tela di Filippo Balbi del 1869 raffigurante San Francesco di Paola e il beato Andrea Conti. Vicino alla scala del campanile sono i resti di un affresco tardo gotico raffigurante una Madonna in Trono con san Leonardo.
Organo a canne: esisteva in passato un vecchio organo settecentesco che si sono perse le tracce, ora è presente un grande organo a tre tastiere con trasmissione elettrica, il grande organo, espressivo e pedale in presbiterio inserito in una nicchia alla destra dell’altare, e il positivo dietro l’altare della Madonna della Libera, con i lavori straordinari per il giubileo del 2000 voluto da Giovanni Paolo II lavori eseguiti dalla ditta Arte Organaria di Girotto Alessandro, l’organo si esprime al massimo della sua funzionalità.

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  • Indirizzo
    PIAZZA S. MARIA MAGGIORE 03011 ALATRI FR
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    Lazio
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    ALATRI

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Madonna della Libera in Santa Maria Maggiore
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  • Email: comunicazione@papagiovannisottoilmonte.org

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