Madonna della Luce

Descrizione

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Il Santuario della Madonna della Luce sorge ai piedi della rocca dove la tradizione vuole sia stato trovato un dipinto con l’immagine miracolosa della Vergine col Bambino.
In Sicilia, la più antica testimonianza iconografica raffigurante Maria S.S. sotto il titolo della Luce, viene custodita a Trapani, nella chiesa omonima; si tratta di un ’antica tavoletta dipinta, molto venerata, che porta la data 1211. A partire dal 1600 il culto si diffonderà notevolmente in diversi centri dell’isola, come a Sciacca, Palermo e Catania; quindi, non e escluso che, anche a Roccapalumba, la devozione alla Madonna della Luce si sia divulgata pressappoco in quel periodo. La più antica attestazione documentale sull’esistenza della Chiesa di Maria SS della Luce, la troviamo riportata in uno dei “Riveli” della popolazione di Roccapalumba del 1682 che si conserva nell’archivio della Chiesa Madre, compilato, all’epoca, dal sacerdote Giuseppe Intelisano; ma, in effetti, qualsiasi datazione, anche approssimativa, riguardo la sua costruzione, sembra difficilmente riscontrabile. Probabilmente, uno studio sulle tipologie costruttive e sui materiali utilizzati che potrebbero interessare i ruderi dell’abside e le relative nicchie, porterebbe a dipanare qualche dubbio ed acquisire notizie più precise sulla storia del monumento.
Nel documento del 1682, testè menzionato, si annota che un certo Vincenzo Pravatà e ” confinante colla casa di Isidoro Vituzzo, l ’altra metà spetta alla chiesa di Santa Maria Caluci” . Da questa notizia possiamo pertanto trarre l’originaria intitolazione, che già agli inizi del XVIII sec. sarà modificata in quella di “Santa Maria della Luce “. Il Prof. Carlo Alberto Garufi, studioso di Filosofia del Diritto nell’Ateneo palermitano, nel suo volume dal titolo “Roccapalumba dal feudo alla abolizione della feudalità “, pubblicato nel 1922, fa risalire la costruzione della chiesa della Madonna della Luce, all’incirca durante gli anni del ministero pastorale del parroco Francesco Guzzino (1668-1673).
Una leggenda, che si tramanda fino ai nostri giorni, attribuisce la costruzione della chiesa al ritrovamento, che fece un pastore, mentre pascolava il gregge, di un “quatru “, proprio tra la Rocca e il monolito, raffigurante la Vergine col Bambino. Entusiasmatosi per quella scoperta, decise di portarselo a casa; l’indomani il quadro era sparito. Recatosi col gregge al pascolo, nello stesso luogo, si accorse di nuovo della presenza del “quatru”, ma non rendendosi conto di quale prodigio divino stesse per compiersi, lo riprese con se, e credendo si trattasse di un furto, penso bene di nasconderlo sotto il materasso. Ma ridestatosi da un sonno profondo, si accorse che era scomparso nuovamente: quell’effigie ritornava miracolosamente dove era stata ritrovata. Per tre volte il pastore assistette esterrefatto a quell’evento soprannaturale e ne diffuse la notizia tra la gente del posto.
Questi fatti straordinari convinsero, allora, il popolo che la “volontà” della Madonna fosse quella di restare in quel luogo e in segno di devozione venne costruita, proprio li, una chiesa a Lei dedicata. Altre versioni della medesima leggenda riferiscono di un mercante che impossessatosi, forse, indebitamente del quadro, volle portarlo con se su una nave diretta verso le Americhe; anche in questo caso si verificarono gli stessi eventi: l ’immagine ritornava sempre nel luogo del ritrovamento. Un ’altra ancora narra che il “quatru” rinvenuto dal pastore venne trasportato a Palermo per ricavarne una statua, ma lo scultore, non riusciva a completare l’opera perché esso spariva per essere poi ritrovato tra la Rocca e il monolito.
Certamente suggestive risultano queste credenze, dettate più dal sentimento religioso che da obiettività storica, anche se esse si rivelano più forti emotivamente; lo testimonia il fatto che non c ’e abitante, a Roccapalumba, che non conosca bene la leggenda tramandata con scrupolosità di particolari, di generazione in generazione. Il Prof. Adolfo Rava, Docente di Filosofia del Diritto nelle Università di Palermo e di Padova, in un interessante studio sugli usi civici a Roccapalumba, scriveva che la chiesa in questione era stata edificata prima che sorgesse il paese, portando come prova la “Prammatica” intitolata “De spoliis Praelatorum” del 13 aprile 1583, dove e annesso un prospetto delle comarche del Val di Mazzara, ove figura, nel feudo Palumba, nella Comarca di Termini, un casale, “e poichè la prammatica surricordata aveva lo scopo di dare istruzioni ai secreti demaniali per il recupero dei beni ecclesiastici in occasione della morte di prelati nel territorio della Comarca a ciascun secreto assegnata, si deve presumere che a Roccapalumba esistesse fino d’allora una chiesa, cio che vedremo confermato da una tradizione locale”. Riportava, infatti, il Ravà, che i pochi abitanti del feudo, per evitare il continuo assalto dei briganti che si nascondevano tra la Rocca e il monolito, chiamato “passu di li brianti”, lungo la strada “dell’ Arcara”, decisero di costruirvi una piccola chiesa per ostruirne il passaggio.
Rimane ancora vivo nella memoria degli abitanti il nome di uno dei capi, un tale Santo Massaro, di cui un proverbio recita: “Cu passa di la Ruocca e nun iè arrubbatu, Santu Massaru o iè muortu o iè malatu”. Questa leggenda non esclude le altre, ma anzi le arricchisce in quanto il “quadro” trovato poteva far parte del bottino di una refurtiva. Comunque sia, è riconosciuto che esso fu accettato come dono divino, inaspettato, misterioso . L ’evento fu visto dai poveri e semplici abitanti del feudo, come un segno di particolare predilezione della Madre della Luce. Per questo, fin dal suo apparire, la accolsero come loro protettrice, sostegno nelle vicissitudini della vita quotidiana, nel lavoro duro e faticoso dei campi, e la scolpirono nel loro cuore. La Madonna della Luce, ormai, era (ed è) la Mamma comune, che assiste, protegge dai periodi di siccità, salva dal pericolo delle pene i propri figli. In Sicilia molte sono le Chiese costruite in seguito a ritrovamento di immagini sacre: ad esempio la Chiesa di Maria S. g di Costantinopoli, a Lercara Friddi, fu edificata nel 1840 in seguito all’ampliamento di una precedente cappella, sorta proprio dopo il ritrovamento del quadro. L’immagine che si conserva tutt’ora, e dipinta su una lastra di pietra, dove sono incisi il nome dell’artista Mercurio Ricotta e l’anno 1734.
Con molta probabilità si tratta di un allievo formatosi alla Nobile Scuola di scalpellinismo sorta a Roccapalumba nel 1682. La storia del quadro di Lercara Friddi presenta elementi comuni alla nostra leggenda, a cominciare dal luogo del ritrovamento posto sulla stessa trazzera chiamata “via d’Arcara” a pochi chilometri di distanza l’uno dall’altro. Come per la chiesa di Maria S.S. di Costantinopoli, anche Roccapalumba dopo il ritrovamento del quadro, si costruì una cappella, che verrà poi ampliata con la costruzione di una sacrestia e di un cimitero. Il professore Garufi, citando alcuni atti notarili rogati a Roccapalumba nel corso del sec. XVIII, tra la toponomastica rinvenuta, cita anche una “Cappella” nella contrada del “Casino” detta di “Maria S.S. della Luce “. La prima sepoltura, secondo il Garufi, nel cimitero della chiesa, porta la data del 13 novembre 1720, come si desume dai registi dei morti conservato nell’ Archivio parrocchiale Nei libri contabili della Chiesa Madre, in data 15 novembre 1830, e registrata la spesa per “evacuare l’antico cimitero che portava umido al muro occidentale della Chiesa”. Per questi motivi, alcuni mesi prima, precisamente il 16 febbraio 1830, si procedeva per l’interessamento dell’arciprete Cataldo Anzalone, alla costruzione del nuovo cimitero, retrostante la Chiesa . La nuova struttura risultava cosi ’ costituita da tre muri che formavano, con le pareti della Bocca, due stanzette comunicanti.

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    Via Umberto I° 1, 90020 ROCCAPALUMBA PA
  • Regione
    Sicilia
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    ROCCAPALUMBA

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