Madonna della Rocca

Descrizione

Descrizione
Il Santuario della Madonna della Rocca, s’innalza sopra una collina, detta «Rocca ‘Ncravaccata», lungo la S.S 118, al bivio per S. Biagio Platani.
Fu anch’esso fatto costruire, come molte altre chiese alessandrine, da Donna Elisabetta Barresi, negli anni successivi al ritrovamento prodigioso della statuetta raffigurante la Vergine col Bambino, con l’onere di un canone annuo pari a lire 67,65 del 1937.
Il taumaturgo simulacro della Vergine della Rocca, è una piccola statua, alta appena cm. 60, compreso il piedistallo di cm. 60, in marmo pario, rappresentante la Vergine Maria, avvolta in un manto fregiato e panneggiato, tenente al petto il suo Figliolo, con lo sguardo rivolto verso la Madre.
L’origine del Simulacro fa parte della più grande tradizione alessandrina: la storia del suo ritrovamento avvenuto per mezzo di una povera cieca.
E anche se non esiste nessun documento scritto sul ritrovamento del Simulacro, indicante nome e cognome dei protagonisti, giorno, mese ed anno, lo attesta innanzitutto la tradizione orale e costante, di tutto il popolo alessandrino e dei paesi limitrofi, tradotta in un documento storico per mezzo delle sacre tele che adornano le parti interne del Santuario e del coro della chiesa Madre.
Lo dimostra anche l’esistenza del S. Simulacro e del suo Santuario, fin da quando avvenne il prodigioso ritrovamento. Lo dimostrano, infine, anche le annuali feste, processioni etc. celebrate «ab immemorabili».
Il suo ritrovamento avvenne intorno agli anni 1620-1625 a mezzo di una povera cieca; ecco come la tradizione ci tramanda il fatto.
«Una povera donna del popolo, ebbe la disgrazia di rimanere vedova, poco dopo il matrimonio, e per colmo della sua sventura, la figlia che le nacque fu completamente cieca.
La povera donna, fedele in Dio, sopportava con dignità e amarezza le privazioni di quella dura vita, cristiana fermezza.
Era già trascorso tanto tempo, la povera donna era già vecchia e la figlia, cieca, aveva raggiunto il suo completo sviluppo, quando, una mattina di primavera, la madre, stimolata dal bel tempo, e dalla necessità di raccogliere verdura, per ricavarne qualche spicciolo, e per mangiarla, portò con se la figliola, sia per non lasciarla sola a casa, che per farle godere il beneficio dell’aria campestre.
Giunti nella zona, detta «Rocca ‘Ncravaccata», la madre, per poter liberamente aggirarsi in quel luogo per poter raccogliere la verdura, fece sedere la figlia e le raccomandò di non muoversi finché essa non fosse tornata.
E mentre la madre si apprestava a raccogliere le erbe, alla figliola era apparso un angelo, dicendo che sarebbe venuta a Vergine col suo Divin Figliolo per destinarla a cose grandi. Così le apparve la Vergine e le disse: «Va in paese e dì ai sacerdoti e al popolo che vengano in questo luogo e scavino in questa caverna: troveranno un mio simulacro, erigeranno un mio Santuario, dove sarà conservato e venerato». La povera cieca, stupita, disse: «Ma come potranno credermi i sacerdoti ed il popolo, sono una povera cieca?». Non aveva terminato di parlare ed ecco che riacquistata immediatamente la vista va incontro alla madre e ambedue si avviano verso il paese. In poco tempo clero e popolo, radunatosi, si avvia in processione verso quella zona. Scavano così nella caverna indicata e, per la fretta urtano, con uno strumento di lavoro, un piccone forse, contro il simulacro, spezzando il braccio della S. Vergine all’altezza del polso ed il braccio sinistro del Bambino all’altezza del gomito.
Della corona del Bambino non si sa nulla, quella della Vergine, per dono del Signor Eraclide Giglio, che l’ebbe dai suoi avi, è custodita, dal 1937, al Santuario.
Non erano ancora iniziati i lavori per la costruzione del Santuario e il barone, avendo saputo del ritrovamento, rivendicava il Simulacro, perché il ritrovamento era avvenuto nella sua proprietà.
Lo portò ai Colli di Palermo, dove rimase fino al 1873, ed al suo posto mandò una copia.Le passate generazioni, nel tramandarci la storia del ritrovamento, hanno dato il nome di Angelina alla povera cieca-nata, e quello di Rosa Innominati alla madre.
Rocco Pirri, nella sua Sicilia Sacra ci parla della V. della Rocca: «…In Alessandria si venera un’immagine della S. Vergine, prodigiosamente trovata, taumaturga per miracoli e ricca di molte elemosine oltre alle annue onze 28. Custodiscono il Simulacro uomini religiosi dell’Ordine di Sant’Antonio Abate».
Nel 1636 era già tale e tanta la fame di questo Simulacro, che il Vescovo agrigentino, Mons. Trama Francesco, concesse ai religiosi di S. Antonio Abate, una bolla di erezione di un convento e chiesa, sotto il titolo S. Maria La Rocca e nel 1637 il Sommo Pontefice Urbano VIII emanò un breve di speciali indulgenze plenarie e parziali per gli iscritti alla confraternita di S. Maria La Rocca.
La fede per la S. Vergine della Rocca fu tanta, che ben presto fu eletta principale protettrice del paese e ciò lo dimostrarono la fede di tutto il popolo specialmente nelle più gravi calamità e pericoli, e i tanti prodigi ottenuti.
Il Simulacro originale, custodito dai PP. Passionisti, che ritornò ad Alessandria il 30 marzo 1873, data incisa nello scudo gentilizio del piedistallo, dimora abitualmente al Santuario, ma dalla terza domenica di quaresima fino al pomeriggio di Pasqua e dal venerdì dell’ultima settimana di agosto fino alla prima domenica di ottobre è in matrice, dove abitualmente rimane la copia mandata dal barone.
Il 30 marzo 1873 la statua della Madonna della Rocca ritornò ad Alessandria, tra la gioia di tutto il popolo.
Quel giorno avvenne un miracolo: un paralitico, di nome Guida Brio Domenico, riacquistò l’uso delle gambe, si alzò e cominciò a camminare.
La storia del ritrovamento è dettagliatamente descritta nelle tele laterali, al Santuario, opera del Panepinto e rappresentano: l’avvertimento di un Angelo alla povera cieca che le sarebbe apparsa la Vergine col suo Divin Figliolo; l’apparizione della Vergine e la prodigiosa guarigione della cieca; la meraviglia dei sacerdoti e del popolo alessandrino, alla vista della cieca e del suo incredibile racconto; il ritrovamento del Simulacro nel luogo indicato; l’atto in cui il principe di Resuttana porta via il simulacro; l’atto di arrivo della copia del simulacro mandata dal principe; i lavori per la costruzione del santuario; la prima sacra funzione nel nuovo santuario.

La Statua della Madonna della Rocca

I cittadini di Alessandria della Rocca dopo aver visto il miracolo di guarigione della donna cieca credettero alle sue parole e scavarono nel punto indicato dalla Madonna trovando una bella statua alta cm. 60, in marmo pario che sembra risalga all’epoca bizantina e raffigura la vergine Maria avvolta da un manto fregiato e panneggiato con in braccio Gesù bambino, che ha lo sguardo rivolto verso la madre.
Probabilmente la piccola statua fu nascosta sulla “rocca ncravaccata” per preservarla dalla furia distruttiva dei saraceni e poi lì ritrovata. L’episodio del ritrovamento non è attestato da fonti storiche ma è testimoniato dalla tradizione orale:
«Una povera vedova, per il popolo Rosa Innominati, in età avanzata portò un giorno la figlia cieca Angelina a raccogliere della verdura nella zona detta “rocca ncravaccata”. Arrivati sul posto, Rosa fece sedere la figlia raccomandandole di non muoversi finché non fosse tornata. Ad Angelina apparve un angelo che le disse che sarebbe venuta la Vergine col suo bambino. Non appena apparve, la Vergine le disse di andare in paese e riferire ai sacerdoti e al popolo di andare e scavare in quel luogo dove avrebbero trovato un simulacro, e avrebbero eretto un santuario dove custodirlo e venerarlo. Angelina turbata pensava che i sacerdoti e il popolo non l’avrebbero mai creduta perché era cieca ma ecco che subito riacquistò immediatamente la vista. Andò incontro alla madre e ambedue tornarono in paese e raccontarono l’accaduto. Subito fu organizzata una processione fino alla caverna indicata dalla Vergine. Scavarono ma per la fretta urtarono, con uno strumento di lavoro, contro il simulacro, spezzando il braccio della vergine all’altezza del polso e il braccio sinistro del bambino all’altezza del gomito».
Nel 1820, con l’accordo del popolo, degli Eremiti iniziarono la costruzione di un bellissimo santuario. Peccato però che il barone di Resuttana, avendo saputo del ritrovamento, rivendicò il simulacro perché il ritrovamento era avvenuto nella sua proprietà. Lo portò a Palermo dove rimase fino al 1873, e al suo posto mandò una copia.
L’originale venne poi restituita al Santuario in data 30 marzo 1873. Dalla terza domenica di quaresima fino al pomeriggio di pasqua e dal venerdì dell’ultima settimana di agosto fino alla prima domenica di ottobre, la statua originale si trova nella chiesa madre, dove abitualmente si può vedere la copia mandata dal barone. Poco tempo dopo il suo ritrovamento la Vergine fu eletta principale protettrice del paese. La statua tornò con una festa solenne al suo santuario il 30 marzo 1873.
Nel 1939, al termine del Congresso Eucaristico Mariano, l’immagine sacra fu incoronata e, nel 1956, fu consacrato il nuovo tempio.
Esiste un antico rosario dedicato a Madonna dâ rocca in lingua siciliana, ancora oggi recitato nei nove giorni di preghiera (novena) che precedono la festa della madonna l’ultima settimana di agosto. Essa è divisa in due parti: una religiosa il venerdì, sabato e domenica, e una folkloristica il lunedì e martedì (con manifestazioni sportive e bande musicali). La tradizione risale al 1630, quando nell’ultima domenica di agosto si ringraziava la vergine per il raccolto.

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