Madonna delle Grazie

Descrizione

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NOTIZIE STORICHE
Sulla sponda del rio che scorre dinanzi al Santuario sorgeva un capitello dedicato alla Madonna ed ai santi Valentino e Rocco, particolarmente invocati in quel tempo contro l’epilessia e la peste. Il 7 settembre 1592, vigilia della festa della Natività di Maria, un evento straordinario e miracoloso rese celebre e venerato il posto.
La Madonna chiese ad una buona donna del popolo che venisse edificata, in quel luogo, una chiesa ad essa dedicata. Il vescovo di Concordia, Mons. Matteo Sanudi, marchese di Cordovado, dopo un primo momento di diffidenza ed in considerazione dei prodigi che si susseguirono nei pressi del luogo dell’apparizione, aderì alla richiesta della costruzione del Santuario, alla quale contribuirono tutte le parrocchie ed il medesimo Vescovo.  Il Santuario fu completato nel 1602 e consacrato il 1° maggio dell’anno dopo. La fama delle grazie e dei miracoli si estese oltre i confini del Veneto estendendosi a tutta l’Italia settentrionale e centrale giungendo sino all’Austria, richiamando folle di pellegrini e di fedeli.  Il tutto è comprovato da numerosi ex voto tra i quali si trova una tela che ricorda il pellegrinaggio giunto da Brescia durante la peste narrata dal Manzoni del 1929-30. Sull’altare maggiore, sin dall’inizio, fu sistemata un’immagine della Madonna di Andrea Bortolotti detto il “Brunello” del 1430-1494. Durante la rivoluzione francese il Santuario fu spogliato di tutti gli arredi sacri e del mobilio e, per questo, andò decadendo lentamente sino al 1877 quando l’ultima superstite della nobile famiglia Redolfi di Cordovado e l’ingegner Francesco Cecchini, restituirono il Santuario alla sua originaria bellezza. La devozione a questo Santuario, un po’ compromessa dalla presenza nelle vicinanze di altri Santuari, continua comunque ad essere importante punto di riferimento della devozione mariana.
Il Santuario esempio di straordinaria bellezza di barocco veneto con pianta ottagonale che, oltre ad essere il più antico mariano della diocesi, conquistò una fame notevole con affollati pellegrinaggi di fedeli che provenivano anche da luoghi molto lontani.
Al servizio del santuario furono costruite le case dei cinque cappellani officianti (attuale palazzo Cecchini), un ricovero per nobili o luogo pio (attuale Municipio), un altro ricovero per poveri (hospedal, attuale case Ater). Dal 1714 al 1806 il tempio fu officiato dai padri domenicani dell’adiacente convento. Rimase chiusa dalla partenza dei domenicani fino al 30 settembre 1807, quando Francesco I d’Austria dispose la riapertura della chiesa.
Il santuario è ornato da stucchi, bassorilievi, statue, tele, affreschi in un gioco di luci e colori che danno la misura dello splendore e della ricchezza del culto.

Il soffitto risulta intagliato da Gerolamo Venturini e figli a bottega di Motta (1640)

, dorato e dipinto da Cataldo Ferrara di Portogruaro (1656-58), sugli ovati si trovano 8 tele di Sibille e Profeti  di Antonio Carneo (David, Daniele, Isaia e Geremia; Tiburtina, Frigia, Cumea e Samia). Al di sotto le statue in stucco di evangelisti, dottori della Chiesa, separati da putti-cariatidi di Andre dell’Aquila (S. Matteo, S. Marco, S. Giovanni, S. Luca e S. Ambrogio, S. Girolamo, S. Agostino, S. Gregorio). Nel tamburo sono presenti 16 storie della vita della Vergine (1. Incontro di Gioacchino e Anna 2. Nascita della Vergine 3. Presentazione della Vergine al tempio 4. Sposalizio di Maria con Giuseppe 5. Gabriele arcangelo 6. Madonna annunziata 7. Visita di Maria ad Elisabetta 8. Natività ed adorazione dei Magi 9. Circoncisione di Gesù 10. Adorazione dei Magi 11. Presentazione di Gesù al tempio e purificazione di Maria 12. Strage degli innocenti 13. Fuga in Egitto 14. Disputa di Gesù al tempio con i dottori 15. Assunzione di Maria in cielo 16. Incoronazione della Vergine). Le opere sono state così attribuite: le numero 1, 9, 10, 11, 12, 14, 15 e 16 a Baldassar d’Anna; le numero 2 e 3 a pittore anonimo veneziano e le numero 4, 5, 6, 7, 8 e 13 a Giuseppe Moretto.

Nel centro del presbiterio troneggia dal 1688 l’altar maggiore in marmo bianco di Carrara in cui spicca l’icona del capitello della Madonna col bambino cautamente attribuita al Bellunello 

o all’ambito bellunelliano (1480?).
Gli scomparti della volta sono di Filippo Zaniberti: Vergine allattante un infermo, Apparizione della Vergine a Monaco pittore di icone, Fondazione miracolosa della basilica di S. Maria Maggiore, Intervento della vergine durante la battaglia. I lunettoni delle pareti con Nascita della Vergine ed Assunzione di Maria in cielo sono di Baldassar d’Anna; mentre sulle due sovrapporte ci sono L’adorazione dei pastori e L’adorazione dei Magi di Giacomo Apollonio.
Le cappelle laterali sono state dedicate, dai padri domenicani, una al Santo Rosario e l’altra a S. Domenico: i dipinti rappresentano Madonna del Rosari con i S.S. Domenico, Caterina da Siena e il popolo cristiano guidato dal papa Pio V., l’altro i Santi Domenico, Pietro martire, Tommaso d’Aquino, Pio V.

Contatti

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  • Indirizzo
    PIAZZA CECCHINI 29, 33075 CORDOVADO PN
  • Telefono
  • Regione
    Friuli-Venezia Giulia
  • Location
    CORDOVADO

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