Madonna di Caderizzi

Descrizione

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Il nucleo abitato di Caderizzi in origine Ca’ de’ Rizzi, già menzionato nel 1430, prende origine dalla famiglia Arizzi, originaria dell’alta Valle Brembana, che stabilirono la loro domus in una delle cascine abbaziali dislocate sul Monte dei Frati. Il Santuario della Beata Vergine Addolorata sorge su uno dei declivi boschivi della Val San Martino e domina col suo campanile tutta la campagna che di estende fino all’Adda.; in basso si scorge Brivio, più vicino Caprino, Cisano e Villasola. All’orizzonte si profilano le Alpi, a nord Valcava, il Monte Lucone, il Resegone e la catena dell’Albenza.
Le prime notizie sul Santuario si trovano già nelle cronache parrocchiali di fine Seicento, memoria delle numerose processioni e celebrazioni che avvenivano a Caderizzi, con larga partecipazione di fedeli, per domandare grazie al Signore per la pioggia, la malattia, la serenità. La devozione alla Madonna di Caderizzi diventa culto solenne nel 1876 a seguito di un voto per impetrare soccorso e liberazione dal terribile morbo che colpì la popolazione. Da allora di anno in anno nella mattinata del venerdì di Passione si ripete la processione votiva Notizie storiche La storia del Santuario di Caderizzi è ricca di avvenimenti che attestano la devozione alla Vergine Addolorata.
Il primo accenno della fondazione dell’Oratorio di Caderizzi risale alla fine del Seicento; si legge infatti nella relazione della seconda visita pastorale del Vescovo Mons. Daniele Giustiniani (13-15 giugno 1882) che l’erezione della chiesa risale al 1683, allora dedicata a S. Maria “chiamata dello Spasimo” o Madonna del Pianto in contrada Gandorle. La prima costruzione è sicuramente la trasformazione di una edicola (tribulina), cioè una cappellina con l’affresco dell’Addolorata databile comunque non oltre il 1650. Nel 1735 si parla per la prima volta di una festa all’Oratorio di Caderizzi; l’anno seguente l’Abate ottenne dalla Santa Sede l’indulgenza plenaria, già concessa sugli oratori di S. Giuseppe e S. Anna, anche per Caderizzi da celebrare il Venerdì Santo. Con l’occasione avvenne il primo ampliamento con l’erezione di tre altari e la collocazione del nuovo organo dietro l’altare maggiore.
Il primo accurato restauro del Santuario risale alla fine Ottocento, con il nuovo concerto di campane collocate sul campanile, a memoria della grazia ottenuta dalla Vergine nel 1876. Dopo la prima guerra mondiale fu progettato uno straordinario ampliamento, terminato nel 1919, che mutò sostanzialmente l’orientamento della chiesa stessa, le rimozione dell’affresco con trasporto su tela, incorniciato e collocato sopra il nuovo altare. Al termine della seconda guerra mondiale si ripresentò il problema di un radicale restauro del Santuario che, dopo tanti progetti e rimandi, venne deciso solo nel 1953. Le vicende della costruzione, avvenuta per gradi nella povertà e sostenuta dai grandi sacrifici dei parrocchiani, iniziano nel maggio 1954, a dicembre si realizza già la copertura, nel 1955 si completa la pavimentazione.
Le opere interne di abbellimento e decorazione, l’erezione del nuovo altare con il tabernacolo offerto dalla donne di Azione Cattolica, la collocazione delle balaustre, vengono ultimate negli anni 1957-59. La consacrazione solenne avvenne il 23 marzo 1961.
Esiste un profondo legame tra Pontida e San Giovanni XXIII. Il piccolo Angelo Roncalli infatti ebbe un forte legame con il Santuario di Caderizzi, in virtù del fatto che la nonna paterna, Maria Faustina Rizzi, nacque e visse proprio nella casa attigua al Santuario della Madonna Addolorata. Quando il piccolo Angelino (così era chiamato familiarmente) venne iscritto presso il collegio vescovile di Celana si presentò il problema. Tra Sotto il Monte e Celana c’erano circa dieci chilometri di salita e discesa del monte Canto per poi risalire verso il collegio, percorso troppo impegnativo per un bambino da farsi quotidianamente. Ed ecco che trovarono la soluzione. Ogni lunedì mattina Angelino partiva da Sotto il Monte diretto al collegio di Celana facendo però tappa presso la nonna paterna per rifocillarsi. Terminate le lezioni tornava a Caderizzi dalla nonna soggiornandovi fino al sabato, quando, terminate le lezioni, risaliva il monte Canto per trascorrere la domenica con la famiglia a Sotto il Monte. Don Martino Cristoforoni, monaco di Pontida e cappellano del Santuario di Caderizzi negli anni 1965 – 1968 fece realizzare alla scultrice Renata Cuneo di Savona, a ricordo di quel legame, una grande lapide in marmo bianco di Carrara, ad altezza naturale di uomo, con la figura di Papa Giovanni XXIII benedicente una donna inginocchiata davanti a lui con un bambino in braccio.
Nel 1976 la celebrazione del centenario della nascita del Santuario è un evento straordinario, con l’occasione viene benedetto l’altare provvisorio collocato centralmente al presbiterio nel 1975 in aggiunta all’originario, per consentire che le celebrazioni fossero rivolte verso i fedeli.

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