Madonna di Campoè

Descrizione

Descrizione
L’edificio sacro di Campoè sorge poco fuori l’abitato di Caglio, in una conca a ridosso del monte Palanzone, a 838 metri sul livello del mare.
Sul luogo esisteva già nel basso Medioevo un’edicola mariana, segno di devozione per i viandanti che percorrevano il sentiero collegante il centro della Vallassina con il ramo occidentale del lago di Como. Pare che quest’edicola fosse già edificata in sostituzione di un cippo miliare su cui i primi cristiane di queste terre avevano dipinto un’immagine di Maria Santissima.
All’inizio del XVI secolo, certo Antonio Pellecani fece erigere una cappella sul posto dell’edicola, forse in ringraziamento di benefici ricevuti. A completamento dell’opera, nel 1508, un valente pittore lombardo, dipinse al suo interno, quella Madonna del latte allietata da due angioletti musicanti, che ancor oggi si venera.
Nel corso di quel secolo, grazie alle offerte dei numerosi pellegrini, l’edificio fu ampliato e dotato di una cappella laterale, di un’abside e di un piccolo portico antistante.
Durante l’episcopato di San Carlo Borromeo, la chiesetta posta sul colle di Pomè, in località Campoè, fu visitata più volte in occasione delle visite pastorali che il Cardinale Borromeo e i suoi delegati arcivescovili effettuarono a Caglio. Nelle sue ordinazioni emanate nel 1570, San Carlo dimostrò una particolare attenzione verso la nostra chiesetta campestre, ritenendola degna, anche in seguito alle numerose segnalazioni di prodigi accaduti, di meritare un’indulgenza di cento giorni per un triennio e la richiesta di ulteriori modifiche ed abbellimenti.
L’interno del Santuario fu arricchito di pregevoli stucchi, le cappelle laterali si ampliarono nella forma quadrangolare che ancora si osserva, il portico fu inglobato nella navata e fu costruita la Sacrestia. Le copiose offerte portate dai pellegrini provenienti anche da Milano, venivano gestite dalla Scuola del Santissimo Sacramento di Caglio, a cui incombeva anche l’onere della manutenzione dell’edificio.

L’APPARIZIONE

All’inizio di Luglio dell’anno 1626, durante l’episcopato del Cardinale Federico Borromeo, la chiesetta di Campoè fu teatro di un evento straordinario il cui eco si diffuse presto anche in tutta la Lombardia. Una ragazza di sedici anni, inferma dalla nascita, mentre un giorno come al solito, era stata adagiata su di una pietra a custodire alcune pecore sul colle di Pomè, poco lontano dall’attuale Santuario, fu guarita dalla Madonna. Apparsale nel suo splendore, la informò del suo desiderio che gli abitanti di Caglio si adoperassero per “Curare la bellezza e lo splendore del luogo a lei dedicato”, che nel suo nucleo cinquecentesco già esisteva.
La ragazzina subito percorre di corsa i tre chilometri che la separano dal paese e annuncia a tutti quello che aveva visto e sentito. Le persone che la incontrano restano meravigliate più dal suo correre che da quanto lei cercava di dire loro soffocata dall’emozione. Infatti appare a tutti impossibile che una ragazza che non aveva mai mosso un passo, potesse immediatamente correre con tale dimestichezza.
La notizia della straordinaria apparizione si sparse subito in tutta la Vallassina, tanto che nei giorni seguenti si assistette ad un consistente pellegrinaggio dai paesi circostanti. Le cronache del tempo segnalano un numero crescente di grazie, fra cui spicca l’immunità dalla peste, di manzoniana memoria, del borgo di Caglio.
Iniziò un rinnovato fervore che contagiò tutta la valle. Le Sante Messe che, prima dell’evento miracoloso, si celebravano di tanto in tanto, acquisirono, in seguito, una cadenza settimanale, grazie all’istituzione di un legato, nel 1666, da parte del Parroco di Caglio, Don Ernesto Bianconi.
Dopo il 1626 e nei primi decenni del Settecento, la chiesa di Campoè subì ulteriori interventi architettonici ed artistici che ne migliorarono l’estetica e ne ampliarono la struttura. Nel 1718 furono costruiti gli Altari laterali dedicati a Sant’Antonio di Padova e a San Giuseppe.
Dopo l’apparizione, la chiesetta, ormai chiamata comunemente Santuario, fu dotata di torre campanaria e arricchita di ulteriori decorazioni a stucco nelle cappelle laterali e nella prima campata sopra l’ingresso. L’attuale portico fu costruito successivamente, sul tratto di sentiero conosciuto, fin dal XIV secolo, col nome di “Strada de Campo”.
Nel corso degli anni diversi paesi si votano alla Madonna di Campoè per essere risparmiati dalle ricorrenti epidemie di peste o di colera. Ancora oggi resta la fedeltà a quei voti nei pellegrinaggi a piedi che le parrocchie circostanti assolvono nelle domeniche di Maggio.

dal sito internet http://www.madonnadicampoe.it/

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